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“Vigilanza Civica” ci accusa di un titolo sbagliato: ecco perché non lo è

In poche parole: l'obiezione conferma proprio quello che voleva smentire

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Nelle ultime ore è apparso un testo di “Vigilanza Civica” che accusa la mia testata di aver scritto un titolo contraddetto dal proprio articolo. Peccato che l’argomento usato per dimostrarlo sia, letto con attenzione, la controprova esatta di quel titolo.
La tesi è semplice, se si prova a ragionare con più concentrazione.
Se le due formule – “professionalità e competenza adeguati alla funzione”, approvata dalla maggioranza, e “comprovata esperienza tecnica, giuridica o amministrativa”, bocciata nell’emendamento dell’opposizione – sono diverse, allora non si può dire che la maggioranza abbia “bocciato la competenza per poi rivendicarla”. Ma il nostro articolo non ha mai sostenuto che le due formule fossero identiche. Anzi, ha spiegato nell’ultimo capoverso perché non lo sono, e cosa questo comporti politicamente. Notare uno scarto lessicale non è ritrattare un titolo, è argomentarlo fino in fondo.
E c’è un dettaglio che il testo di “Vigilanza Civica” non menziona, ossia che la formula bocciata giovedì scorso non è un’invenzione dell’opposizione di oggi. È, in forma pressoché identica, l’emendamento che lo stesso centrosinistra aveva presentato nel 2022, quando sedeva sui banchi dell’opposizione. Non stiamo dunque discutendo di due “filosofie” legittimamente alternative sul concetto di competenza, quella dei titoli generici contro quella dell’esperienza comprovata, bensì della stessa maggioranza che chiede un vincolo stringente quando è all’opposizione e lo boccia, sostituendolo con una dicitura più elastica, quando è al governo.
Su questo, semmai, si potrebbe discutere citando la stessa Carta di Avviso Pubblico richiamata dall’attivista Mimmo Favuzzi. Una clausola generica come “adeguati alla funzione”, priva di un ancoraggio a titoli tecnici, giuridici o amministrativi verificabili, lascia proprio quel margine di discrezionalità politica nella valutazione dell’idoneità che la cultura anticorruzione cerca di restringere, non di allargare. Chi deciderà se un candidato è “adeguato alla funzione”? Facilissimo, la stessa maggioranza che lo nomina.

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