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Vasca di colmata: Logrieco chiede il ritiro della “revoca politica, non giuridica”

Il consigliere Logrieco porta la Determina 1223 davanti agli uffici e alla Procura regionale della Corte dei conti

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Il consigliere comunale Adamo Logrieco ha protocollato negli uffici di Palazzo Giovene un’istanza di riesame e di ritiro in autotutela della Determinazione dirigenziale n. 1223 del 28 settembre 2026, con la quale il Comune ha revocato le determinazioni a contrarre n. 441/2025 e n. 885/2025 e gli atti conseguenti alla procedura per il dragaggio del porto di Molfetta e la gestione dei sedimenti estratti. L’istanza, datata 29 settembre, è indirizzata al dirigente del I Settore Mauro De Gennaro, al segretario generale Salvatore Maurizio Moscara e alla Rup Tamara Lo Giacco. Per conoscenza è stata inviata al sindaco Manuel Minervini, al presidente del Consiglio comunale Leonardo Siragusa, al Collegio dei revisori dei conti e alla Procura regionale della Corte dei conti per la Puglia.
Logrieco chiede anche, nelle more del riesame, di valutare la sospensione degli effetti della determina. Il documento precisa che la trasmissione alla magistratura contabile avviene «senza alcuna anticipazione circa l’esistenza di responsabilità», perché la Procura possa valutare, nell’ambito delle proprie attribuzioni, i profili finanziari legati ai costi già sostenuti, all’eventuale perdita del finanziamento e a possibili pretese risarcitorie.
Il primo rilievo riguarda la scadenza del finanziamento regionale, fissata al 31 dicembre 2026, che la determina pone tra le ragioni della revoca. Secondo Logrieco non si tratta di una circostanza sopravvenuta perché il termine derivava dall’articolo 4 del disciplinare di finanziamento, e la stessa determina riconosce che la Regione, con nota del 23 luglio 2026, si è limitata a confermare che quella data restava invariata. La gara europea, ricorda il consigliere, era stata pubblicata il 21 luglio 2025. Gli atti prevedevano 45 giorni per la progettazione esecutiva e 515 per l’esecuzione dei lavori, 560 in tutto, mentre dalla pubblicazione del bando al 31 dicembre 2026 ne correvano 528. Da qui la domanda posta agli uffici: se scadenza e cronoprogramma erano già noti, perché l’incompatibilità viene indicata come presupposto della revoca solo a settembre 2026? Logrieco richiama l’articolo 21-quinquies della legge 241/1990 che distingue, tra motivi sopravvenuti, mutamento imprevedibile della situazione di fatto e nuova valutazione dell’interesse pubblico originario.
Il secondo profilo riguarda i rapporti con la Regione Puglia. Dalla determina risulta che il Comune, il 22 luglio 2026, aveva chiesto di conoscere le «concrete possibilità» di una proroga, e che la Regione ha risposto confermando il termine e precisando che non risultava alcuna comunicazione dell’Autorità di gestione su una nuova scadenza. A pagina 18 il provvedimento ritiene però che quella risposta significasse «implicitamente» che una richiesta di proroga sarebbe stata respinta. Per Logrieco sono due affermazioni diverse: la conferma del termine vigente non equivale al rigetto di un’istanza formale e motivata. Nel comunicato il consigliere aggiunge che la Regione avrebbe prorogato il finanziamento per altri due Comuni in situazione quasi analoga, e che dal Comune di Molfetta nessuno avrebbe mai chiesto formalmente la proroga. L’istanza domanda perciò se una richiesta formale sia stata presentata e, in caso contrario, perché si sia ritenuto sufficiente prevederne il rigetto. Prima di rinunciare a oltre 6,5 milioni, si legge, sarebbe stato opportuno acquisire un pronunciamento inequivoco dell’ente finanziatore.
Terzo e quarto rilievo: le soluzioni progettuali alternative, ritenute meno costose e più sostenibili, sarebbero ancora preliminari. La determina stessa, osserva Logrieco, riconosce che la caratterizzazione ambientale dei fondali del 2022 ha esaurito la propria validità e va aggiornata, e qualifica la relazione di settembre 2026 come attività preparatoria alla futura redazione del Docfap, il documento di fattibilità delle alternative progettuali. Anche il confronto economico è contestato. Per il progetto in gara la determina considera il quadro economico complessivo di 12,3 milioni di euro, comprensivo di somme a disposizione, spese tecniche, caratterizzazioni, bonifica bellica, monitoraggi, collaudi e incentivi. Per le alternative indica invece un computo di massima di 4,82 milioni e un «importo complessivo dei lavori» di 4,94 milioni. Grandezze non omogenee, secondo l’istanza, che non consentono di dire quale sia il reale risparmio. Nel comunicato Logrieco ricorda che il progetto originario dell’opera al lungomare costava circa 6 milioni e che la cifra è poi raddoppiata nel tempo. Se le alternative dovessero costare il doppio delle stime attuali, avverte, il Comune potrebbe trovarsi a sostenere con fondi propri una spesa di 10 milioni o più. Sulla Secca dei Pali, una delle ipotesi citate, sostiene che si tratti dell’unica zona cittadina ad alto rischio idrogeologico e che un progetto già presentato fu bocciato anni fa dall’Autorità di Bacino.
Il quinto rilievo è di natura tecnico-normativa. La determina attribuisce peso alla modifica introdotta dal decreto ministeriale del 16 dicembre 2025 al D.M. 173/2016, in particolare alla regola che destina i sedimenti di classe C all’ambiente contaminato in ambito portuale. Secondo Logrieco, l’allegato tecnico originario del 2016 già prevedeva per quella classe l’immersione in ambiente conteso in ambito portuale, con capping e monitoraggio, e l’intero iter autorizzativo si era svolto sulla base di quel testo, con i pareri di tutti gli organi competenti, incluso il Consiglio superiore dei lavori pubblici. Per questo chiede una relazione tecnico-giuridica comparativa tra i due testi che indichi quali disposizioni sopravvenute renderebbero non più praticabile il progetto messo a gara.
L’ultimo profilo riguarda i rischi legati a una gara ferma da mesi. La proposta di aggiudicazione, ricorda l’istanza, è del 3 aprile 2026, dopo la verifica di congruità dell’offerta, e al 28 settembre l’aggiudicazione non era ancora stata adottata. Logrieco distingue il tema dell’indennizzo da quello della buona fede e dell’affidamento dell’operatore, richiamando gli articoli 5 e 17 del Codice dei contratti (D.Lgs. 36/2023), e chiede di ricostruire perché la procedura non sia stata conclusa dopo il 3 aprile, se siano state applicate le proroghe previste dall’Allegato I.3, quanto abbia speso il Comune tra progettazione, commissione e istruttoria e a quali pretese precontrattuali sia esposto l’ente. Nel comunicato definisce quelle somme «soldi letteralmente buttati» e ne chiede una quantificazione esatta.
Le richieste finali sono sette: accertare se scadenza e cronoprogramma fossero già conoscibili all’approvazione del progetto e all’indizione della gara; acquisire dalla Regione un pronunciamento chiaro su proroga, rimodulazione o diversa utilizzabilità del contributo; predisporre un confronto tecnico-economico su dati aggiornati e quadri economici omogenei; chiarire con una relazione le reali modifiche normative del 2025; ricostruire i tempi dell’intera procedura; quantificare tutti i costi già sostenuti e quelli per ripartire; trasmettere al consigliere gli esiti del riesame e la documentazione istruttoria.
Nel comunicato il tono si fa più politico. Logrieco parla di una revoca che, dietro un’apparenza tecnica, resterebbe «una mera scelta politica», definisce «pretesto» le motivazioni addotte e si chiede se la determina sia stata «preconfezionata da qualche giurista amico dell’Amministrazione». Sostiene, inoltre, che le relazioni del Rup di settembre ribaltino quelle di pochi mesi prima sull’opportunità di completare l’opera al lungomare, e conclude che l’Amministrazione «rinuncia al certo per l’incerto più totale», con una scelta che meriterà di essere scrutinata dalla giustizia contabile e dal giudizio dei cittadini.

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