Qualche sera fa, precisamente lunedì 25 maggio, mentre in Corso Umberto si festeggiava l’ottimo risultato ottenuto al primo turno elettorale da Manuel Minervini, altrove qualcuno “festeggiava” in tutt’altro modo. Erano da poco passate le 20.15 quando sui telefonini hanno iniziato a circolare le immagini di una densa colonna di fumo nero che si alzava dalla periferia della città. In pochi minuti, attraverso il passaparola, numerosi cittadini hanno raggiunto il punto da cui proveniva il fumo, trovandosi davanti a uno scenario infernale: quattro auto completamente distrutte dalle fiamme e una quinta gravemente danneggiata.
Una scena purtroppo già vista e vissuta da molti molfettesi, che ha riaperto una ferita mai rimarginata. Il timore, infatti, è che possa tornare d’attualità la lunga e triste vicenda dei roghi d’auto che negli ultimi vent’anni hanno distrutto circa 400 vetture in città.
L’episodio del 25 maggio assume un significato ancora più inquietante perché non si è verificato nel cuore della notte, ma in prima serata, con auto e persone ancora in circolazione lungo via Generale Amato, a pochi metri da una ferramenta e da diverse abitazioni. Per fortuna le fiamme non hanno raggiunto il piazzale dell’esercizio commerciale: in caso contrario le conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi e imprevedibili.
Non sono mancati danni anche alla facciata e ai balconi del condominio confinante con il parcheggio in cui erano posteggiate le vetture incendiate. Come spesso accade in questi casi, le prime ipotesi che circolano parlano di autocombustione. Tuttavia, questa volta tale spiegazione sembrerebbe lasciare spazio a più di un dubbio. Le testimonianze raccolte sul posto, sia nella serata dell’incendio sia nelle ore successive, farebbero infatti propendere per la possibile natura dolosa del rogo e per un eventuale atto intimidatorio.
Tra le auto distrutte dalle fiamme vi sarebbe anche quella di un noto professionista che, già alla fine del 2025, avrebbe subito un tentativo di incendio nello stesso parcheggio. In quell’occasione il pronto intervento di alcuni residenti, armati di estintore, riuscì a evitare il peggio.
Proprio per questo appare difficile liquidare anche quest’ultimo episodio come una semplice fatalità. Toccherà naturalmente agli inquirenti accertare la verità e chiarire l’esatta dinamica dei fatti, ma è altrettanto importante che non si cada ancora una volta nella facile scorciatoia dell’autocombustione senza verifiche approfondite. Anche perché dietro queste vicende resta sempre aperto il delicato nodo delle assicurazioni, che spesso non coprono i danni derivanti da atti dolosi, lasciando i cittadini soli davanti a perdite economiche pesantissime.
È necessario, dunque, che venga fatta piena luce sull’accaduto. Allo stesso tempo si rivolge un appello a eventuali testimoni affinché collaborino con gli investigatori fornendo elementi utili alla ricostruzione dei fatti. È difficile pensare che, in una fascia oraria così frequentata come quella delle 20.15, nessuno abbia notato movimenti sospetti attorno alle vetture poi avvolte dalle fiamme.
Il tema della sicurezza e della microcriminalità torna così con forza al centro del dibattito politico, proprio nel pieno della campagna elettorale. A dire il vero, si tratta di un argomento spesso soltanto sfiorato dai candidati sindaco, ma che oggi più che mai dovrebbe entrare stabilmente tra le priorità della futura amministrazione cittadina. Perché dietro ogni auto incendiata non ci sono soltanto lamiere distrutte, ma famiglie impaurite, cittadini esasperati e una comunità che chiede risposte, verità e soprattutto sicurezza.






























