A un mese di distanza dall’incendio che l’11 luglio scorso ha devastato il Parco Naturale di Lama Martina, costringendo alla chiusura dei varchi di accesso per il rischio crolli e per le criticità ambientali ancora presenti, il Centro Studi e Didattica Ambientale “Terrae” ha formalizzato all’Amministrazione comunale di Molfetta un piano di interventi urgenti e strategici per la fase di ripresa dell’area.
Secondo l’associazione, da anni impegnata nella tutela e valorizzazione della Lama, la gestione post-incendio non può limitarsi al taglio degli alberi danneggiati, ma deve diventare l’occasione per pianificare il futuro dell’area protetta.
Il documento trasmesso al Comune si articola in tre punti principali. Il primo riguarda un monitoraggio scientifico mirato, con una valutazione pianta per pianta del livello di danno, così da intervenire solo sugli esemplari irrimediabilmente compromessi. Terrae ha messo a disposizione il proprio supporto tecnico e cartografico, oltre alla conoscenza diretta delle specie presenti sul campo.
Il secondo punto riguarda la prevenzione attiva e passiva. Pulizia costante dai rifiuti abbandonati, gestione dell’erba secca, apertura di varchi secondari per agevolare i mezzi di soccorso, installazione di sensori e rafforzamento dei pattugliamenti, anche tramite droni.
Il terzo punto chiede l’istituzione formale del Parco Naturale attraverso un Piano di Gestione strutturato. Approvazione del Regolamento del Parco, attuazione del Piano del Verde, completamento delle opere di messa in sicurezza, tutela della funzionalità idraulica e piena operatività del Centro di Educazione Ambientale e della Sostenibilità (CEAS) di Lama Martina.
Nel comunicato, Terrae ripercorre il lavoro svolto dal 2019 a oggi insieme ad associazioni, cittadini e istituzioni: la tracciatura della rete sentieristica CAI, l’installazione di pannelli didattici, la realizzazione di percorsi di orienteering e il censimento di 15 specie di orchidee selvatiche, insieme alla tutela della biodiversità locale e delle architetture rurali in pietra a secco.
“Lama Martina ha una straordinaria capacità di rinaturalizzazione spontanea, ma ha bisogno di cura, visione e pianificazione strutturata”, si legge nella nota firmata dal professor Raffaele Annese, vicepresidente del Centro Studi Terrae e del Centro di Educazione Ambientale “Ophrys”.

























