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Tommaso Minervini: “Sono stato tradito con slealtà e nel silenzio”

Ma cosa si dissero, prima della firma, tutti i firmatari di maggioranza e di opposizione? Quali furono gli argomenti politici che portarono a maturare la decisione di far cadere l’Amministrazione? Cosa accadde prima e dopo il 16 ottobre 2025?

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In una lunga intervista rilasciata all’emittente Telesveva, l’ex sindaco Tommaso Minervini dice la sua dopo la sentenza della Cassazione. Poi, sollecitato dal giornalista in studio, svela i retroscena della caduta della sua maggioranza e del comportamento sleale dei tre consiglieri che lo hanno tradito. A seguire le sue parole.

«A luglio 2025 tutti avevano confermato la mia fiducia; l’opposizione aveva presentato una mozione di sfiducia, che è stata respinta. Poi sono iniziate le dinamiche della campagna elettorale regionale. Tutti avevano interesse a raccogliere voti nella città di Molfetta e, inopinatamente, una sera di ottobre tre consiglieri della mia ex maggioranza sono andati dal notaio a firmare lo scioglimento del consiglio comunale insieme all’opposizione. Si tenga conto che il giorno prima avevo telefonato a uno di loro, perché ero preoccupato per la sua situazione personale, e ci eravamo salutati dicendoci: “Ci vediamo domani, un abbraccio”. E invece, con grande slealtà e nel silenzio, si sono tenuti incontri a Bari, durante i quali sono stati stretti accordi sullo smistamento dei voti alle regionali in cambio della caduta dell’amministrazione di Molfetta. E non so cos’altro sia accaduto… So solo che ho dovuto subire non solo un percorso giudiziario, ma anche questa terribile slealtà, del tutto immotivata. E pensare che lo avevo detto a tutti, non una ma più volte: “Signori, se ritenete che non si possa continuare con il vicesindaco in queste condizioni, ditemelo. Perché se anche una sola persona ritiene che questa situazione non possa andare avanti, sarò io a dimettermi. Ma non agite nel silenzio e nell’oscurità. Facciamolo a fronte alta, a viso aperto: lo faccio io».

È chiaro che quello che sta accadendo a Molfetta rappresenta ancora un colpo di coda di quel patto scellerato che, secondo l’ex sindaco, si sarebbe consumato alle sue spalle già molti mesi fa. Probabilmente, per comprendere l’incertezza politica che Molfetta sta vivendo oggi, bisognerebbe tornare a quel 16 ottobre 2025 quando, davanti a un notaio, 13 consiglieri comunali firmarono lo scioglimento del consiglio comunale.
Ma cosa si dissero, prima della firma, tutti i firmatari di maggioranza e di opposizione? Quali furono gli argomenti politici che portarono a maturare la decisione di far cadere l’Amministrazione? Cosa accadde prima e dopo il 16 ottobre 2025? Cosa, di così rilevante, accelerò i tempi di quella scelta se, così come sostiene l’ex sindaco, fino al giorno prima sembrava non ci fossero problemi?
Di sicuro, la mattina di quel 16 ottobre, i Carabinieri arrestarono Michele Carrara, marito della consigliera di maggioranza Carmela Germano. Secondo le notizie di stampa, gli inquirenti lo identificarono come promotore e organizzatore di un’associazione a delinquere accusata di rapine aggravate, sequestro di persona, ricettazione, riciclaggio di targhe e veicoli e illecita disponibilità di armi e apparecchiature elettroniche. Tuttavia, quella notizia non ebbe particolare clamore e non fu rilanciata da alcun organo politico, né di maggioranza né di opposizione, così come accadde per l’indagine interna avviata dalla Regione Puglia sulla cooperativa “Metropolis” di Molfetta. Senza contare l’indagine della Procura di Trani su un ramo d’azienda dell’ASM Molfetta.
Tutte queste vicende si intrecciano prima e dopo il fatidico 16 ottobre 2025. Quali di esse hanno pesato sulla scelta dei tre consiglieri comunali di maggioranza che hanno tradito Tommaso Minervini? Qual era la posta in gioco degli accordi raggiunti a Bari durante gli incontri di cui parla l’ex sindaco? Chi era il promotore di questi incontri e cosa veniva offerto in cambio ai tre “traditori” per far cadere l’Amministrazione?
In questa trattativa, tuttavia, hanno avuto un ruolo anche i consiglieri di opposizione che hanno firmato per lo scioglimento del consiglio comunale. Nella crisi politica del 2021, quando nel Consiglio comunale del 29 ottobre si discuteva della mozione di sfiducia al sindaco Minervini, le forze politiche di opposizione dichiaravano che le mozioni di sfiducia si affrontano in consiglio comunale e non nelle segrete stanze di un notaio. Il consigliere Amato, inoltre, dichiarava che non avrebbe mai firmato una mozione di sfiducia con la sinistra.
Ci si chiede oggi cosa sia accaduto di tanto straordinario il 16 ottobre 2025 da far cambiare idea a Rifondazione Comunista e agli altri esponenti del centrosinistra da una parte, e agli Amato-Paparella dall’altra. Possibile che vi fosse soltanto questa convergenza di intenti politici per far cadere l’Amministrazione comunale? I “puri e duri” dovrebbero dimostrare sempre coerenza, non solo quando conviene.

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