In quel tempo, giugno 1992, un Vescovo prendeva carta e penna e all’indomani della solenne celebrazione del Corpus Domini scriveva uno degli ultimi suoi testi, sicuramente il più triste e il più sofferto: “Ti adoro ogni momento”.
Era il tempo in cui Molfetta aveva un Sindaco, Gianni Carnicella, assassinato nove giorni dopo la pubblicazione di quello scritto, e un Vescovo, don Tonino Bello, provato dalla malattia ma sempre lucidissimo nello spirito e nella profezia per non nascondere la sua amarezza e la sua delusione per la città. Oggi, benché siano trascorsi trentatré anni, la delusione e la preoccupazione del Venerabile sono ancora percepibili e, forse, hanno lasciato spazio perfino alla rassegnazione. Il Sindaco che è morto per difendere la legalità e il Vescovo che si è consumato per difendere la sua “sposa”, la Chiesa di Molfetta, non ci sono più. La città oggi, invece, ha un Sindaco a casa in vestaglia da camera perché la Procura vuole riscontrare conferme sulla presunta illegalità nella sua azione amministrativa, e un Vescovo che – a dirla onestamente – forse è in pensione da quando ha fatto ingresso nella Diocesi perché questa nostra Chiesa in termini di carisma e credibilità è ormai ai minimi storici:
ti “addoloro” ogni momento…
«È triste dover prendere atto degli effetti devastanti che la secolarizzazione sta producendo in mezzo a noi». Così introduceva don Tonino Bello il suo scritto. E poi proseguiva: «ma è ancora più triste dover prendere atto che, come comunità cristiana, ci stiamo assuefacendo al clima. Con una punta di fatalismo e senza la carica reattiva della speranza».
Quanta attualità nelle sue parole! Ma non è tutto, il testo del Vescovo riprende: «Strade semideserte: dov’è la gente che si assiepa al passaggio del Re? Balconate chiuse: dove sono i drappi oscillanti alle ringhiere? Carestia di fiori: dov’è la pioggia ininterrotta di petali che un tempo ti investiva l’anima di aromi di campo e disegnava nell’aria volteggi di colori? Penuria di luci: meno male che il Signore, la luce, se l’è appesa da solo, nel cielo splendido di questo primo vespro d’estate. È questa la domenica spenta della nostra città?».
Purtroppo accade che la domenica di oggi, solennità del Corpus Domini, proprio spenta non sarà, anzi, tutt’altro. Ad animarla, come del resto anche i quattro giorni precedenti, ci ha pensato questa Amministrazione che, “orfana” del Sindaco, e come se niente fosse accaduto, ha tanta voglia di esaltare lo “spettacolo” a tal punto da sfrattare il Vescovo dalla sua “casa”, la Cattedrale, e concedere spazi e territorio a cittadini e forestieri per favorirli all’idolatria di Fedez, Olly, Annalisa e Serena Brancale:
ti “addoloro” ogni momento…
E il Vescovo Cornacchia come ha giustificato questo sfratto? In una nota stampa la Diocesi ha dichiarato: «Quest’anno, per esigenze di ordine pubblico, la celebrazione e la processione si svolgeranno in una zona diversa rispetto agli anni passati. Questo cambiamento, tuttavia, rappresenta anche un’opportunità: la presenza del Santissimo Sacramento nelle vie della periferia cittadina offrirà a molti, in particolare ad anziani e ammalati, la possibilità di unirsi più facilmente alla preghiera e alla contemplazione».
Ordine pubblico? Opportunità? Possibilità? No, niente di tutto questo. La Chiesa ha semplicemente prestato il fianco all’Amministrazione. Come del resto lo ha fatto in molte occasioni negli ultimi anni, a tal punto da permettere – seppure indirettamente – al Sindaco Minervini, durante la campagna elettorale del 2022, di apporre il suo marchio di fabbrica (Tommaso Minervini è Molfetta) sulle foto della processione del Corpus Domini:
ti “addoloro” ogni momento…
Il Vescovo, invece, dovrebbe sapere e conoscere l’importanza di celebrare la festa del Corpus Domini in Cattedrale, e non solo per tradizione. Si dichiara estimatore di don Tonino Bello; in suo nome ha fatto venire in Cattedrale una schiera di alti prelati per celebrarlo: Papa Francesco su tutti, i già recentissimi papabili Parolin e Zuppi, Semeraro, e finanche il famigerato Becciu; ha fatto un tour promozionale del suo libro Testimone e maestro di virtù presentandolo come “un tributo alla sua conoscenza”. E poi? Altro che opportunità il Corpus Domini nella chiesa di Sant’Achille! Afferma di conoscere il Venerabile ma ignora che proprio don Tonino nel testo in questione, Ti adoro ogni momento, non risparmia il suo giudizio nei confronti del clero. Anzi, riferendosi ai sacerdoti, fa notare loro la mancanza del coraggio «di chiudere ermeticamente le chiese e le sacrestie quando si deve offrire il segno forte di un popolo radunato insieme». Ecco, appunto, un popolo radunato insieme, in Cattedrale e non nella parrocchia Sant’Achille:
ti “addoloro” ogni momento…
Questa oggi è Molfetta, una città in piena confusione. Questa oggi è la sua Amministrazione, indagata e menefreghista. Questa oggi è la sua Chiesa, servilista e incapace di criticare e denunciare.
Il Vescovo “santo” conclude con queste parole il suo testo: «Svegliati dal tuo torpore spirituale, o città che dormi. Non vorrei che anche per te, come per Gerusalemme, il Signore dovesse versare lacrime amare “perché non hai conosciuto il tempo in cui sei stata visitata”».
Molfetta è stata visitata dalla sua profezia ma ancora oggi, come allora, non è in grado di conoscere quel tempo. Ahimè, conosce solo il tempo della musica di Battiti Live:
ti “addoloro” ogni momento, o vivo Pan del Ciel, gran Sacramento!




























