Tanti pastori buoni

Ogni quarta domenica di Pasqua è in modo speciale dedicata alla preghiera per le vocazioni, soprattutto per quelle sacerdotali. Nel suo messaggio annuale, papa Francesco, con uno sguardo più allargato, ci invita a scoprire il dono della chiamata che il Signore rivolge a ciascuno di noi perché possiamo prendere parte al suo progetto d’amore e incarnare la bellezza del Vangelo nei diversi stati di vita. Il primo tratto su cui oggi siamo chiamati a riflettere è la comune vocazione cristiana che abbiamo ricevuto. Ogni chiamata poi ha un suo risvolto secondo ciò che il Signore vuole che noi facciamo. Altrimenti il rischio è pensare che una vocazione sia migliore rispetto ad un’altra, quella sacerdotale è più di quella matrimoniale o di un altro stato di vita. Sulla bilancia di Dio ogni chiamata è pari ad un’altra e ciascuna, nel suo specifico vocazionale, è indirizzata ad un unico scopo, cioè, come ha sottolineato il Papa,prendere parte al suo progetto d’amore e incarnare la bellezza del Vangelo

Se smarriamo il senso vocazionale dell’essere cristiani, non percepiremmo la bellezza e la forza dell’annuncio evangelico. Non è il prete a dover, in modo solitario, annunciare il Vangelo di Gesù Cristo, ma è l’intera comunità dei credenti cristiani, ciascun membro della Chiesa, ogni singolo battezzato. È il Battesimo che ci rende tutti vocati, ovvero chiamati. Poi ogni chiamata si esprime in modo differente ma sempre orientato ad un solo obiettivo. Ogni specifica vocazione si realizza in un particolare stato di vita e coinvolge l’intera esistenza. Lasciamo che sia papa Francesco a spiegarcelo meglio:

Penso alle mamme e ai papà che non guardano anzitutto a se stessi e non seguono la corrente di uno stile superficiale, ma impostano la loro esistenza sulla cura delle relazioni, con amore e gratuità, aprendosi al dono della vita e ponendosi al servizio dei figli e della loro crescita. Penso a quanti svolgono con dedizione e spirito di collaborazione il proprio lavoro; a coloro che si impegnano, in diversi campi e modi, per costruire un mondo più giusto, un’economia più solidale, una politica più equa, una società più umana: a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che si spendono per il bene comune. Penso alle persone consacrate, che offrono la propria esistenza al Signore nel silenzio della preghiera come nell’azione apostolica, talvolta in luoghi di frontiera e senza risparmiare energie, portando avanti con creatività il loro carisma e mettendolo a disposizione di coloro che incontrano. E penso a coloro che hanno accolto la chiamata al sacerdozio ordinato e si dedicano all’annuncio del Vangelo e spezzano la propria vita, insieme al Pane eucaristico, per i fratelli, seminando speranza e mostrando a tutti la bellezza del Regno di Dio.

Tutti in cammino, sintetizza il Papa, verso un unico traguardo nell’impegno costante e quotidiano dell’annuncio evangelico. 

Se dovessi pensare alla mia specifica vocazione sacerdotale, potrei con certezza sostenere e confermare che il motivo per cui ho fatto questa particolare scelta, sin da quando avevo tredici anni, è dettato da quell’ardore interiore che da sempre infiamma il mio cuore perché ciò che più voglio è annunciare il Vangelo laddove il Signore pensa che io possa essere utile. E tanti buoni pastori ho incontrato sulla mia strada e che ancora oggi, con la loro dedizione e testimonianza, mi accompagnano e mi incoraggiano senza mai permettere che si spenga l’ardore dello spirito: don Tonino Bello, don Francesco, padre Giulio, padre Francesco, i miei genitori, la mia nonna paterna, tante persone che mi hanno sostenuto e mi accompagnano oggi con l’affetto e la preghiera. 

Il Vangelo del buon pastore che l’odierna liturgia ci offre, ci aiuta a pensare a quei buoni pastori che abbiamo incontrato sulla nostra strada cristiana. Ma ci sollecita affinché anche ciascuno di noi s’impegni per essere pastore buono per gli altri.

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