Vico I Assunta, via San Giovanni, via San Nicola, nomi di strade che alla maggior parte dei molfettesi non dicono nulla. Eppure tra queste strade e molte limitrofe, si consuma una delle peggiori “anomalie” e violazioni del Codice della strada, che solo a pensarci viene la pelle d’oca: il parcheggio selvaggio al centro strada. Sì, si tratta proprio di vetture parcheggiate e mollate al centro strada.
Una situazione che tutti vedono, che dura da tempo immemore e che sembra ormai essere stata assorbita nella quotidianità cittadina come se fosse normale. Ma una cattiva abitudine, anche quando dura da anni, non acquista per questo il diritto a diventare legittima.
A Molfetta esistono intere zone caratterizzate da strade strette nelle quali le automobili vengono parcheggiate in maniera tale da ridurre drasticamente, e in alcuni casi quasi annullare, lo spazio disponibile per il transito anche dei pedoni. In alcune vie le vetture occupano entrambi i lati della carreggiata; in altre si arriva persino a parcheggiare nella parte centrale della strada, creando passaggi tanto angusti da rendere difficoltoso anche il solo passare a piedi, figuriamoci con una carrozzina.
La questione, del resto, non è affidata soltanto al buon senso. Il Codice della strada stabilisce, all’articolo 140, che gli utenti debbano comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio alla circolazione e salvaguardare in ogni caso la sicurezza stradale. L’articolo 157 prevede inoltre che, salvo diversa segnalazione, il veicolo in sosta sia collocato il più vicino possibile al margine destro della carreggiata e che, in assenza di marciapiede, resti spazio sufficiente al transito dei pedoni. Parcheggiare al centro di una strada stretta non è, quindi, una soluzione informale ed estemporanea alla carenza di posti: significa appropriarsi arbitrariamente di una parte della carreggiata che, invece, deve rimanere disponibile alla collettività.
E le conseguenze non ricadono soltanto su chi guida e non può procedere nel transito. Un passaggio ridotto costringe anziani, bambini, persone con disabilità, genitori con passeggini e chiunque abbia difficoltà motorie, a muoversi tra lamiere, specchietti e muri. Quando manca il marciapiede, lasciare al pedone uno spazio sicuro non è una cortesia: è la condizione minima perché una strada possa dirsi davvero pubblica e accessibile.
Ciò che colpisce maggiormente è la sensazione che in alcune zone questa situazione sia ormai diventata parte del paesaggio urbano. Si parcheggia dove si trova spazio, si restringono progressivamente le carreggiate, guidati solo dal tornaconto personale della comodità e alla fine ciò che già rappresenta un’anomalia, diventa consuetudine. Nasce così una sorta di diritto al parcheggio fondato sull’esenzione e sulle deroghe. Non parliamo di un fenomeno marginale: come si può vedere dalla cartina allegata, le strade colorate in giallo dove si verifica questo fenomeno sono davvero tante e coinvolgono interi quartieri ostaggio della stupidità e della tracotanza.
Il problema vero non è solo il disagio dell’automobilista che deve rallentare, fare manovra o cercare un percorso alternativo. Il problema è infinitamente più serio: se una persona avesse un infarto o un incidente domestico in una delle abitazioni che affacciano sulle strade incriminate, l’ambulanza riuscirebbe davvero ad arrivare in tempo? In questi casi anche qualche secondo di ritardo potrebbe essere fatale.
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