Mai come questa volta Molfetta attendeva la fine della campagna elettorale, quasi con un sollievo che oggi rasenta addirittura la liberazione.
Finalmente il silenzio che, oltre a rappresentare una prescrizione normativa, è un invito alla riflessione ed è uno spazio che deve appartenere alla coscienza civica di ciascuno di noi. Però c’è una questione che, fra tutte, merita in questo momento una riflessione severa, e riguarda un aspetto che attiene al deterioramento del discorso pubblico nell’era della comunicazione digitale. I social network hanno offerto, nel corso di questa campagna, uno spettacolo desolante. Il flusso ininterrotto di contenuti ostili, di invettive prive di fondamento, di manifestazioni d’odio scambiate per libera opinione, hanno confermato una tendenza che desta una seria preoccupazione. La cosiddetta democratizzazione tecnologica, lungi dall’elevare la qualità del dibattito pubblico, al contrario ha prodotto l’effetto opposto, amplificando così le voci più stridenti e conferendo visibilità a chi in passato la “mediazione culturale” avrebbe ricondotto facilmente e volentieri ai margini.
La libertà di pensiero e il diritto di opinione sono ovviamente conquiste irrinunciabili della civiltà liberale, tuttavia non vanno confusi con la pretesa di potersi permettere qualunque cosa, a partire dall’insulto per attraversare la diffamazione e fino ad arrivare alla violenza verbale.
Ciò che ha reso questo scenario ancor più sconfortante è stata la partecipazione attiva a tale degrado di figure che, per ruolo culturale o per reputazione acquisita nel contesto cittadino, avrebbero dovuto incarnare un antidoto a simili derive. Invece, anche taluni cosiddetti “dotti” della città hanno scelto di schierarsi attraverso la critica superficiale e il giudizio emesso senza previo approfondimento dei contenuti.
Ora basta, adesso serve il silenzio e il discernimento. E se qualcuno dovesse pensare di utilizzare queste ore, quelle fuori dai seggi e davanti alle scuole per intimidire, per chiedere foto a testimonianza del voto, per turbare la serenità di chi si reca liberamente alle urne, sappia che ci sono gli strumenti della legge per essere fermato, e che quegli strumenti vanno usati, senza esitazione e senza sconti.
Chi vuole davvero cambiare Molfetta deve iniziare dall’osservanza rigorosa della legge e, soprattutto, della libertà altrui.
Buon voto a tutti!



























