Agli eterni insoddisfatti di Molfetta.
C’è un’abitudine, sempre più diffusa, che rischia di soffocare ogni slancio positivo nella nostra città : la critica sterile. A Molfetta, sembra che nessuna iniziativa sia mai abbastanza buona, nessuna persona mai abbastanza competente, nessun cambiamento mai degno di fiducia. Ogni progetto, evento o scelta amministrativa diventa bersaglio di commenti velenosi, spesso sparati a caso, senza conoscenza dei fatti né la volontà di capire.
Criticare è facile. Farlo da dietro uno schermo, ancora di più. Ma la critica continua e sistematica, quella che non lascia spazio al dialogo, alla proposta o all’autocritica, diventa tossica. Trasforma il dibattito pubblico in un ring sterile, dove non si costruisce nulla, ma si distrugge tutto: la fiducia, il senso di comunità , l’iniziativa individuale.
Non è che tutto vada bene, anzi. C’è tanto da migliorare a Molfetta – dai servizi pubblici alla gestione del territorio, dalla cultura al decoro urbano. Ma chi si limita a puntare il dito, a sputare giudizi e a lamentarsi di tutto senza mai sporcarsi le mani o proporre alternative, non aiuta. È parte del problema.
Forse è il momento di chiedersi: cosa sto facendo, concretamente, per migliorare la mia città ? E se proprio devo criticare, so farlo in modo utile, rispettoso e costruttivo? O sono solo uno spettatore che fischia dalla tribuna?
Molfetta ha bisogno di idee, partecipazione e coraggio. Non di chi si crede esperto di tutto, ma non muove un dito per nulla.
Ah dimenticavo: stiamo già criticando il Comitato Feste Patronali per le luminarie scelte ancora in fase di allestimento per la Festa Patronale.
C’è un’abitudine, sempre più diffusa, che rischia di soffocare ogni slancio positivo nella nostra città : la critica sterile. A Molfetta, sembra che nessuna iniziativa sia mai abbastanza buona, nessuna persona mai abbastanza competente, nessun cambiamento mai degno di fiducia. Ogni progetto, evento o scelta amministrativa diventa bersaglio di commenti velenosi, spesso sparati a caso, senza conoscenza dei fatti né la volontà di capire.
Criticare è facile. Farlo da dietro uno schermo, ancora di più. Ma la critica continua e sistematica, quella che non lascia spazio al dialogo, alla proposta o all’autocritica, diventa tossica. Trasforma il dibattito pubblico in un ring sterile, dove non si costruisce nulla, ma si distrugge tutto: la fiducia, il senso di comunità , l’iniziativa individuale.
Non è che tutto vada bene, anzi. C’è tanto da migliorare a Molfetta – dai servizi pubblici alla gestione del territorio, dalla cultura al decoro urbano. Ma chi si limita a puntare il dito, a sputare giudizi e a lamentarsi di tutto senza mai sporcarsi le mani o proporre alternative, non aiuta. È parte del problema.
Forse è il momento di chiedersi: cosa sto facendo, concretamente, per migliorare la mia città ? E se proprio devo criticare, so farlo in modo utile, rispettoso e costruttivo? O sono solo uno spettatore che fischia dalla tribuna?
Molfetta ha bisogno di idee, partecipazione e coraggio. Non di chi si crede esperto di tutto, ma non muove un dito per nulla.
Ah dimenticavo: stiamo già criticando il Comitato Feste Patronali per le luminarie scelte ancora in fase di allestimento per la Festa Patronale.

























