L’episodio di volgarità e tensione verificatosi all’esterno del comitato elettorale di una lista a sostegno del candidato sindaco Mastropasqua, dimostra palesemente lo scivolamento della contesa politica in una dimensione di aggressività simbolica e verbale, dove la partecipazione e l’impegno civico hanno ormai ceduto il passo all’impulso. Questa non è più “partecipazione”, perché non nasce dal desiderio di costruire qualcosa insieme, ma dal bisogno di marcare un’appartenenza, di sentirsi schierati o di individuare un nemico.
Quanto accaduto l’altro giorno, purtroppo, non va letto come un caso isolato. Anzi, probabilmente si tratta di un frammento di una più ampia crisi della mediazione democratica che coinvolge in negativo tutta la comunità cittadina che, suo malgrado, vede la politica trasformarsi da strumento di servizio collettivo in arena di interessi individuali. Attenzione, perché il danno non è soltanto di natura morale. È anche politico, dal momento che alimenta la sfiducia e la rassegnazione nei cittadini.
Le reazioni a cui abbiamo assistito, a prescindere dalle provocazioni o meno, lasciano spazio nel cittadino a un solo pensiero, ossia che l’obiettivo non sia il bene comune ma la conquista di un posto nella catena del potere, dove chi vince incassa e chi perde accusa. In poche parole: l’impegno civico è ormai merce rara, oggi sostituito dal dividendo politico personale.
A margine di questa riflessione, si intende precisare che l’opinione fin qui espressa deve interessare tutte le forze politiche impegnate nella prossima tornata elettorale, e che per nessun motivo vuole tenere conto esclusivamente di ciò che è accaduto, nella fattispecie, alla lista civica “Fare Comune”.



























