La politica molfettese è rimasta ibernata a quel fatidico 16 ottobre 2025, giorno del celebre “fattaccio” delle dimissioni dei consiglieri comunali che provocò la caduta dell’amministrazione Minervini. Poi tutti a pensare alle regionali: aprendo, allungando e chiudendo tavoli con riunioni senza verbali ma tante dichiarazioni criptiche. Nelle ultime ore c’è una novità.
Corre voce che questa beffarda attesa si protrarrà fino a fine febbraio. Perché c’è il Festival di Sanremo. E qualcuno — in un lampo di genio — ha proposto di abbinare le decine di aspiranti candidati sindaci ai cantanti in gara al Festival.
Nascerà così la prima, storica “Lotteria del Candidato Sindaco”. Per coinvolgere la cittadinanza, entro lunedì 23 febbraio, saranno comunicati gli abbinamenti ufficiali: un candidato ad ogni cantante. Le lobby del voto di scambio, sempre attente alle innovazioni tecnologiche, si organizzeranno con le televendite: “Se vuoi più parcheggi, vota il numero 07! Se sogni una pista ciclabile, televota il 12!”. Il televoto diventerà il nuovo strumento di partecipazione democratica: altro che gazebo.
Si assisterà a uno spiegamento di forze incredibile. Le segreterie politiche diventeranno fan club. I programmi elettorali si trasformeranno in testi di canzoni: “Più marciapiedi per te”, “Amore e piano regolatore”, “Vota e non mi lasciare”.
La politica, con questa sua nuova “visione”, diventerà spettacolo. Tanto vale assegnarle un palco, un’orchestra e una giuria tecnica. Con tanto di voto demoscopico, naturalmente quello dei parenti fino al terzo grado. Persino gli ultraottantenni impareranno a usare l’app del Festival. Un signore che non votava dal ’94 ora manda trenta sms al minuto “per il bene della città”.
La sera della finale, mentre l’Ariston proclamerà il cantante vincitore, Molfetta avrà finalmente il suo candidato sindaco scelto attraverso una massiccia partecipazione di popolo. L’astensionismo, sconfitto e umiliato, sarà fuori moda. Non avrà neanche una canzone da cantare.
Ma… c’è sempre un ma, la politica si fermerà ancora, c’è il referendum del 22 e 23 marzo. No! Ma no!



























