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San Martino di Tours, tra leggenda e frittelle

Chi è questo Santo che si festeggia l’11 novembre di ogni anno?

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“…Ma per le vie del borgo dal ribollir dè tini va l’aspro odor dei vini l’anime a rallegrar”. Chi non ricorda questi versi della poesia di Giosuè Carducci (1808-1858) che tutti abbiamo imparato a memoria sin dalla scuola elementare? E come non ricordarsi della leggenda di San Martino che divise in due il suo mantello per riscaldare un povero mendicante e fu ricompensato dal Signore che inviò qualche giorno di clima mite e temperato (estate di San Martino) mentre la stagione volgeva ai rigori dell’inverno. Chi è questo Santo che si festeggia l’11 novembre di ogni anno?
Nato da genitori pagani in Pannonia, (odierna Ungheria) nel 316, Martino a 15 anni venne chiamato al servizio militare in Francia e, durante la vita militare, ebbe una visione che diverrà l’episodio più noto della sua vita. Si trovava alle porte della città di Amiens, con i suoi soldati quando incontrò un mendicante seminudo. D’impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il povero svestito. Quella stessa notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà del mantello che aveva condiviso con il mendicante. Udì Gesù dire ai suoi angeli: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito.”. La leggenda racconta che quando Martino si risvegliò, il suo mantello era integro. Il sogno ebbe un tale impatto su Martino, che presto si fece battezzare, divenne cristiano e decise di lasciare le armi per condusse una vita monastica. Ordinato sacerdote e successivamente eletto vescovo di Tours, manifestò in sé il modello del buon pastore, fondando monasteri e parrocchie nei villaggi, istruendo e riconciliando il clero ed evangelizzando i contadini, Morì nel 397, all’età di 81 anni.
Nata come festa di carattere religioso, la ricorrenza del Santo, nel corso dei secoli, si è trasformata in un evento di tipo enogastronomico e folkloristico. Infatti, è il giorno in cui, tradizionalmente, in Italia si «celebra la maturazione del vino nuovo» (donde la locuzione proverbiale: “San Martino, ogni mosto diventa vino”).
Una storia popolare racconta che l’undici novembre di molti anni fa un ricco proprietario di uliveti volle festeggiare con i contadini che lo avevano aiutato nell’abbondante raccolta di olive facendo loro assaggiare le frittelle fritte con l’olio prodotto dalle olive raccolte. Ecco perché, nel giorno di San Martino, sulla tavola dei molfettesi non può mancare un vassoio colmo delle fragranti e dorate frittelle con ripieno assortito. Si va dal contenuto più semplice con mozzarella e pomodoro, a quello più elaborato con cipolla, mortadella, ricotta forte, ricotta e prosciutto cotto, tonno e capperi.
Si dice anche, nel folklore popolare, che San Martino è patrono dei “cornuti” per cui quel giorno i mariti scherzosamente si danno gli auguri. Le motivazioni di questo infelice patrocinio non sono però ben chiare. Per alcuni il fatto è dovuto alle numerose fiere di bestiame (per lo più munite di corna) che si tenevano proprio nel periodo attorno all’11 novembre. Secondo un’altra ipotesi anticamente in questo periodo si svolgevano 12 giorni di sfrenate feste pagane, durante le quali avvenivano spesso adulteri. I mariti traditi venivano fatti oggetto di scherno per cui essi dovevano interpretare il ruolo del cervo, animale dalle ricche e ramificate corna. Altri vedono l’origine della festa dei cornuti in una questione grafica, visto che l’11 novembre è 11/11 e quindi potrebbe ricordare le corna.
Ma l’ipotesi che resta la più affascinante è quella che risale all’antica Roma dove la notte prima dell’11 novembre veniva burlato il “cornuto contento”, cioè l’uomo che sapeva di essere cornuto ma che non gli importava più di tanto. In pratica veniva scelto un cornuto e il portone della sua casa veniva addobbato, a sua insaputa, di fiori, corna e addirittura di corone di salumi. Con questo gesto veniva fatto sapere a tutti i romani che in quella casa ci abitava un cornuto, e il povero uomo veniva beffeggiato l’intera giornata con poesie retoriche e addirittura canzoni. Ma se il cornuto veniva a sapere chi fosse stato l’ideatore di ciò, beh… erano cavoli suoi.

Cosmo Tridente

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