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San Corrado tra realtà e leggenda

È festeggiato il 9 febbraio (“dies natalis”), il 17 marzo (patrocinio) e il 10 luglio (traslazione).

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L’autorevole “Bibliotheca Sanctorum”, edita nel 1964 dall’Istituto “Giovanni XXIII” della Pontificia Università Lateranense, riporta a pag. 199 del IV volume una breve biografia del nostro Patrono. Ne replichiamo i passi salienti. Corrado, monaco di Chiaravalle, santo. Figlio di Enrico il Negro, duca di Baviera, fu inviato giovinetto a Colonia per istruirsi nelle scienze sacre e profane, compiendo tali progressi da lasciar presagire un fulgido avvenire. Ma, attratto dalla fama di S. Bernardo, entrò in monastero a Chiaravalle, ottenendo poco dopo il permesso di recarsi in Terrasanta per condurre vita eremitica. Vi rimase alcuni anni, con un anziano anacoreta che servì umilmente. L’incombente pericolo islamico, dopo l’insuccesso della seconda crociata, e la notizia della declinante salute di S. Bernardo lo indussero al ritorno. Sbarcato a Bari, dopo una malattia contratta durante il viaggio, ed avendo appreso – pare – che S. Bernardo era deceduto, si ritirò nel territorio di Modugno, in una grotta dedicata alla Madonna. Ivi scomparve, il 17 marzo 1154 o ’55, in fama di santità e miracoli. Il suo corpo venne traslato a Molfetta e deposto nell’antica cattedrale, che gli fu intitolata. È festeggiato il 9 febbraio (“dies natalis”), il 17 marzo (patrocinio) e il 10 luglio (traslazione).
La revisione critica delle fonti storiche e gli approfonditi studi del monaco trappista statunitense Conrad Greenia (1929-1991) non consentono di condividere del tutto quanto sopra riportato. La nascita di Corrado va collocata tra il 1104 e il 1108, molto probabilmente nel 1105; sarebbe avvenuta a Ravensburg, in alta Svevia (oggi Württemberg), dove sorgeva il castello di famiglia. Suo padre, Enrico il Nero, divenne duca di Baviera solo nel 1120, alla scomparsa del fratello Guelfone V. Pertanto è molto improbabile che Corrado, anche in considerazione delle sue scelte di vita, sia mai vissuto in quella regione; conviene indicarlo come “San Corrado dei duchi di Baviera”. Nel 1123 (o l’anno precedente) seguì l’abate Arnoldo, entrando all’insaputa dei familiari, e suscitando scandalo, nel monastero cistercense di Morimond, nella diocesi di Langres, al confine con la Lorena. S. Bernardo, abate di Clairvaux (Chiaravalle), non fu mai suo diretto superiore e non poteva pertanto concedergli alcuna autorizzazione per recarsi in Terrasanta. Con altri giovani compagni, Corrado seguì Arnoldo, che intendeva fondare un monastero in Palestina. Il viaggio iniziò tra la fine di novembre e i primi di dicembre del 1124. Arnoldo non si dimise dal suo ruolo, né acquisì il consenso dell’abate generale; invano S. Bernardo, con ripetute missive, tentò di dissuaderlo. L’iniziativa fallì per l’improvviso decesso di Arnoldo, il 3 gennaio 1125 nelle Fiandre. I compagni di viaggio rientrarono a Morimond, Corrado invece proseguì per la Palestina. L’“Historia Welforum” (Storia dei Guelfi), redatta intorno al 1170, menziona il suo pellegrinaggio in Terrasanta, la permanenza presso un anziano anacoreta, la sopraggiunta infermità, lo sbarco a Bari, il trapasso sereno e l’onorevole sepoltura.
La scomparsa, il 17 marzo in base a una tradizione non documentata ma nel contempo non confutabile, avvenne, secondo l’“Historia”, all’incirca nello stesso periodo in cui morirono, nel 1126, il padre a Ravensburg e, sedici giorni dopo, la madre Wulfilde di Sassonia ad Altdorf. Il Monaco Altorfense, vissuto all’epoca, colloca il decesso al 1127. L’intervallo tra la fallita iniziativa di Arnoldo e la scomparsa di Corrado sembra invero esiguo per consentire un simile pellegrinaggio. Probabilmente Corrado, come all’epoca spesso avveniva, intraprese il viaggio ma non giunse mai alla meta. L’eventuale permanenza in Terrasanta, di cui peraltro il Greenia non ha rinvenuto alcuna traccia pur avendo trascorso tre anni nel monastero di Latroun (Palestina), non si sarebbe comunque protratta per più di un anno. Al ritorno, secondo la tradizione, Corrado dimorò, decedette e fu sepolto nel monastero di S. Maria “ad cryptam” (della grotta) in Modugno.

Modugno, la grotta di S. Maria “ad cryptam”

Nel 1974 questo complesso fu acquisito dai Rogazionisti. Le ricerche “in loco”, presto iniziate e condotte da F. Campanale e padre Nicola Bollino, portarono già in aprile-maggio di quell’anno al rinvenimento di reperti che indicavano la presenza di una piccola comunità basiliana, a cui era subentrato un monastero benedettino. Di notevole interesse erano le vestigia attestanti una remota devozione a S. Corrado. La parte più antica del monastero è costituita da una grotta con due altari; su entrambe le pareti che sovrastano questi ultimi era esposto un dipinto su tela raffigurante il Santo. Sul pavimento si rinvennero graffiti con simboli eucaristici e cristologici (pane e pesci), le lettere S e C, nonché due sepolcri. L’uno racchiudeva resti mortali, l’altro era vuoto e con evidenti segni di effrazione. Nella parete rocciosa a destra, verso il fondo, si apriva un piccolo arco, alto 90 cm, risalente al ’200. Situato in corrispondenza di un cunicolo, denotava la devozione tributata al Santo già da allora. Il cunicolo, stretto, basso e lungo circa 8 metri, presentava quasi al centro un banco di roccia alquanto levigato, verosimilmente il suo giaciglio. Il culto di S. Corrado è attestato a Molfetta già dalla metà del 1300; alcune evidenze lasciano peraltro supporre un’origine ancora più remota, legata alla fama di santità diffusasi dopo la scomparsa o, forse, sin da quando era ancora in vita.
Molfetta ha avuto, oltre a S. Corrado, almeno altri sette patroni tra cui S. Liborio, il primo in ordine di tempo. Per dodici secoli tuttavia non ha custodito le reliquie di alcun santo. Va ricordato peraltro che nel 1162 era stata posta la prima pietra della chiesa «ad onore della Gloriosa Vergine Maria e dei Santi Martiri». Sede prescelta fu la carnaria a levante di cala S. Giacomo, all’epoca principale approdo di Molfetta, in cui giacevano le spoglie degli anonimi pellegrini, altrimenti destinati all’oblio, deceduti durante i viaggi in Terrasanta e pertanto venerati quali “Martiri di Cristo”. Corrado, di nobile lignaggio, monaco, pellegrino in Palestina, eremita e scomparso in terra straniera, aveva acquisito fama di santità, nota al popolo, tenuta viva nel cenobio di Modugno e pervenuta anche a Molfetta. Quando la comunità monastica si estinse, i molfettesi, che non avevano ancora un proprio patrono, ne traslarono le spoglie nell’allora cattedrale (il Duomo vecchio). Con questa “translatio”, avvenuta il 9 febbraio di un anno imprecisato ai primi del ’300, iniziò il culto tributato da Molfetta a S. Corrado. Tale venerazione, plurisecolare e ininterrotta, costituì il fondamento per il processo di canonizzazione. Intrapreso il 2 febbraio 1832, si concluse col decreto di Gregorio XVI del 9 maggio 1834 che confermava e approvava il culto prestato “ab immemorabili” al «Servo di Dio Corrado Monaco dell’Ordine dei Cistercensi».

Corrado Minervini, San Corrado tra realtà e leggenda, L’altra Molfetta, Anno XXXVI, n. 2, febbraio 2020, pagg. 31-32.
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