All’indomani della definitiva chiusura della stagione politica di Tommaso Minervini, riproponiamo nella versione integrale l’intervista a Robert Amato pubblicata nell’edizione cartacea de L’altra Molfetta, precisamente nel numero di ottobre 2025.
Presidente, facciamo un punto sulla situazione politica qui a Molfetta. Dopo le vicende giudiziarie che hanno interessato in modo particolare il Sindaco Tommaso Minervini, la maggioranza ha preferito proseguire anziché dimettersi, nonostante le critiche di una parte della stampa locale e anche di un gran numero di cittadini. Può Lei oggi, a distanza di cinque mesi, dare una spiegazione o una motivazione per cui la maggioranza ha preferito questa scelta?
Allora, partiamo dal principio. Diciamo che tutto quello che è accaduto è stato un fulmine a ciel sereno perché, chiaramente, nessuno si aspettava un’indagine, gli arresti del Sindaco e tutto quello che poi ne è scaturito e ne è connesso. La nostra vicinanza al Sindaco è stata, innanzitutto, espressione di fiducia nella sua persona. È chiaro, però, che questo ha creato uno scossone abbastanza evidente. Questi sono stati mesi particolari per noi, vissuti comunque nell’incertezza, perché anche noi ci siamo chiesti se fosse giusto andare avanti o meno. Però credevamo che in quel momento lasciare la città in mano a un Commissario e, soprattutto, non votare il bilancio, che è una parte fondamentale della vita dell’Ente, non sarebbe stato utile per la città.
Allora le faccio questa domanda. Perché, secondo Lei, non è stato il Sindaco a fare un passo indietro? Perché Tommaso Minervini non è andato in questa direzione?
Perché sono scelte. Una persona sottoposta a giudizio, sentendosi innocente, vuole combattere per la sua posizione e rimanere Sindaco per dimostrare che non ha fatto nulla di male, perché magari nella sua visione dimettersi avrebbe significato ammettere di aver compiuto quei reati.
Però, di fronte adesso a questo provvedimento del Tribunale del Riesame, di fatto è stato delegittimato, perché può fare il Sindaco da casa, e a livello d’immagine non credo sia una gran bella cosa per la sua reputazione.
Certo, ma sono decisioni personali. A livello personale, tanti anni fa, ho vissuto una situazione famigliare molto simile, che poi alla fine è sfociata in un’assoluzione. In quel contesto anche lì si ritenne di non dimettersi da consigliere comunale, perché si riteneva di aver agito nella legittimità, come poi il processo fino al terzo grado ha dimostrato.
Consideri che si tratta di due vicende un po’ diverse, sicuramente più complessa e più d’impatto quella del Sindaco…
Sì, però quando accade un fatto giudiziario che ti colpisce, la decisione di dimettersi o meno è tutta personale. Capivamo il travaglio interiore del Sindaco e nessuno di noi ha voluto forzarlo in una direzione piuttosto che in un’altra. Se fosse stata una sua decisione, l’avremmo accettata e ci saremmo poi rimessi alla volontà popolare. In quel momento, a livello personale nessuno di noi se l’è sentita di votare quella sfiducia che, a mio parere, è stata fatta giustamente dall’opposizione, perché era un’azione che doveva praticare.
Personalmente auspicavo la vostra azione di sfiducia, se non altro perché ne sareste usciti con un’immagine diversa, più consapevole del problema e, soprattutto, più disinvolti per organizzare un nuovo schieramento con un altro candidato Sindaco.
Non è detto che questo non accada, è una questione di tempistica.
Forse un po’ tardi…
Lo ripeto, in quel momento, troppo vicino a quanto successo, l’opzione delle dimissioni sarebbe stata inquadrata come un’ammissione di responsabilità. Invece, la scelta, giusta o sbagliata che sia, è stata quella di rimanere compatti nell’andare avanti e di verificare più avanti la possibilità di continuare o fermare tutto.
Ed è arrivato il momento di questa verifica?
Diciamo che questo è il momento in cui come forza di maggioranza riteniamo di dover aprire una riflessione e stiamo prendendo una decisione.
Perché forse le candidature alle regionali potrebbero, in un certo qual modo, spostare gli equilibri?
Sì, c’è un fattore politico da considerare, perché noi abbiamo appreso che il Consigliere Fiorentini, a cui auguro un buon lavoro, è passato in Forza Italia, e quindi ci domandiamo se siamo ancora una maggioranza unita e compatta che voterà lo stesso candidato o se andiamo su strade diverse. E in quest’ultimo caso bisogna fare una riflessione: chi andrà su strade diverse a quelle della maggioranza può continuare o no a stare in maggioranza? Sono discussioni che sono state già poste all’interno della maggioranza e che perciò meritano un attento approfondimento.
Prima delle regionali?
Prima delle regionali. Noi di “Molfetta Popolare”, perché parlo anche al nome del Movimento in questo momento, siamo in una posizione fortemente critica nei confronti di una prosecuzione con queste premesse. Intanto a luglio scorso abbiamo respinto la mozione di sfiducia con l’obiettivo a settembre di sederci attorno a un tavolo e capire come poter dare un nuovo slancio a questa Amministrazione attraverso anche un rinnovamento di cariche e con 4-5 punti programmatici che potessero rilanciare la nostra azione amministrativa.
Un rinnovamento che è mancato…
Al momento sembra essere mancato. Lo si è visto con le nomine alle Partecipate. Auspicavamo un segnale di discontinuità che non è avvenuto. Con queste premesse è difficile, nel prossimo futuro, intravedere una continuità all’interno di questa Amministrazione; questo è proprio il momento in cui stiamo facendo una riflessione seria, se andare avanti o meno. Con questa dichiarazione io esco un po’ allo scoperto. Per esempio, anche sulla questione della piscina comunale noi siamo stati l’unico Movimento critico, abbiamo perfino scritto al Segretario generale e all’Ufficio anticorruzione del Comune per verificare se l’ultima delibera di Giunta fosse consona o meno. Avevamo chiesto un maggior coinvolgimento su tutti i provvedimenti prima di essere votati in Giunta. E proprio sul provvedimento relativo alla piscina ciò non è avvenuto, e questo rappresenta per noi uno spartiacque decisivo di cui non possiamo non tenere conto.
Questa sua posizione può dirsi anche condizionata dal ruolo che ha come Presidente del Consiglio comunale, oppure si tratta di una questione prettamente politica?
No, io la responsabilità della mia carica l’ho sempre sentita forte, anche nel momento in cui è stata respinta la mozione di sfiducia, quando l’opposizione chiedeva di invertire i punti e quindi votare prima la mozione e poi il bilancio. Ho sempre cercato di fare le cose per il bene della città. In quel momento ritenevo che fosse più utile salvaguardare il bilancio e votarlo, e poi dare la possibilità ai consiglieri di votare la mozione secondo coscienza. È chiaro che adesso, per quella che è stata la motivazione a candidarmi nel 2022, e per quella che è la mia visione futura della città, non vedo una prosecuzione fino a fine mandato. Continuare non può essere utile per la città, perché stiamo navigando a vista e non abbiamo un’idea di quello che vogliamo fare nei prossimi 2 anni.
Mi sta rilasciando dichiarazioni importanti…
Le sto dicendo ciò che penso analizzando il momento e dico: qual è il fine di governare in queste condizioni altri due anni? Personalmente ho scelto di vivere dal mio lavoro, non ho nessun motivo per rimanere Presidente del Consiglio ad ogni costo. Nell’intervista dello scorso anno Lei mi chiese se avessi l’ambizione di candidarmi a Sindaco…
Certo, ricordo e glielo chiedo nuovamente: ha questa ambizione?
Le riconfermo che non è questo il mio momento, vorrei fare un’esperienza prima in Giunta come assessore, ho delle idee chiare anche su alcune deleghe con cui mi piacerebbe amministrare, perché penso che bisogna fare i passi giusti al momento giusto; non ho nessuna intenzione di bruciare i tempi.
Supponiamo che arrivi un Commissario, a quando le prossime elezioni amministrative?
A giugno.
Quanti schieramenti con relative candidature a Sindaco si prospettano?
È complicato fare previsioni ora. Le posso dire quello che vorrei io, ciò che mi piacerebbe.
Ossia?
Mi piacerebbe, innanzitutto, che ci fosse una coalizione di persone giovani. Serve un po’ di linfa fresca, di idee nuove, di modernità anche nel modo di amministrare la città. E la cosa che mi auguro è che ci possa essere anche una discontinuità rispetto al presente.
Ma deve considerare che alcuni componenti di questa Amministrazione in una qualsiasi coalizione andranno comunque a finire.
Certo, ed è legittimo che sia così. Io le sto dicendo quello che mi piacerebbe, che si formi una coalizione moderata, diciamo così; magari anche civica, perché il civismo è espressione di una comunità che fa gli interessi della sua città. Auspico una coalizione di volenterosi, di giovani che si prendano sulle spalle Molfetta e la portino con idee nuove verso altri orizzonti. Però, sia chiaro, io di quello che è stato fatto da quest’Amministrazione non rinnego nulla.
Però, pur non rinnegando, quali sono le criticità che lei ha notato stando dentro quest’Amministrazione e che andavano un po’ rimodulate?
Questa Amministrazione ha fatto tantissimo. Dal 2017 Molfetta è cambiata tanto e sicuramente in meglio. Quello che ho sempre rimproverato al Sindaco è stato il modo un po’ antico di comunicare con la città per tutte le opere messe in campo e, soprattutto, di non aver mai pensato con criterio a un piano di gestione serio per far sì che tutte queste grandi opere rimanessero integre e funzionanti. Inoltre, ritenevamo giusto che a metà mandato ci si fermasse per fare una riflessione, anche su un possibile rimpasto in Giunta.
E se non sbaglio, c’è stata una sua presa di posizione lo scorso anno?
Sì, è vero. Noi su alcune questioni che le ho già accennato siamo stati fortemente critici anche con il Sindaco Tommaso Minervini, tanto è vero che ci fu uno strappo un anno fa. Poi su quelle posizioni avevamo trovato un accordo con la promessa che a metà mandato ci saremmo seduti per un confronto, ma nulla.
Poi è successo quello che è successo…
Sì, e in effetti a oggi io non vedo le premesse per questo cambio di passo che serve per arrivare alla fine della legislatura. Non lo vedo, e non credo che ci sarà. Ecco perché a questo punto l’orientamento è quello di fermarsi adesso e pensare a un nuovo progetto.
La candidatura di Saverio Tammacco alle prossime regionali potrebbe essere incisiva in questo momento nel rompere tutti gli equilibri nella attuale maggioranza?
Premetto che Saverio Tammacco in questi cinque anni in Regione ha fatto davvero tantissimo per la sua città e lo ringrazio per questo. Ma se le cose dovranno dipendere dal gruppo di Tammacco, credo che non possa succedere nulla prima delle regionali. Questo è il mio pensiero.
Non conviene forse per Tammacco fare una campagna elettorale dopo aver preso un po’ le distanze da questa situazione, anche se troppo tardi?
È anche vero, però, che ha un gruppo abbastanza importante, consolidato, all’interno dell’Amministrazione, che probabilmente è convinto di continuare. Penso che come noi abbiamo dei dubbi, ci sono anche dei consiglieri o una parte della maggioranza che è convinta di continuare, perché poi i nostri dubbi sono personali e di partito rispetto ad altri che, invece, pensano di poter andare avanti.
Chiudiamo con l’aspetto politico. Andiamo sulla vicenda che, purtroppo, indirettamente l’ha vista coinvolta con l’episodio che ha caratterizzato l’ultima festa patronale: le chiedo il suo punto di vista.
Partiamo dal presupposto che, secondo me, su questa vicenda hanno parlato molte persone che non conoscono la situazione o come sia difficile gestire una persona che, purtroppo, ha dei problemi accertati. Perché molti affermano che vi è un obbligo di custodia sancito dalla legge. Molto facile a dirlo. Tenere a bada un ragazzo che all’interno anche del contesto familiare pone dei problemi, non è facile. Pensare che una famiglia sia rimasta inerme davanti a una situazione così delicata, è da sconsiderati. Io ho dovuto rispettare innanzitutto la mia famiglia. Al ragazzo colpito dal grave gesto e alla sua famiglia, già dal primo giorno la mia famiglia si è messa a disposizione, ha chiesto scusa, si è rivelata, non si è nascosta. Io però pubblicamente dovevo rispettare un padre che stava maturando la coscienza di uscire allo scoperto pubblicamente. Poi è stato fatto questo comunicato tramite il suo avvocato e subito dopo, da Presidente del Consiglio, perché comprendo il mio ruolo istituzionale, ho deciso di intervenire spiegando la mia posizione.
C’è stata, secondo Lei, una strumentalizzazione politica sull’episodio?
Era molto facile giocare su questa cosa. Ma era altrettanto facile comprendere. Se non si è voluto capire, è perché rendeva di più l’attacco politico. L’episodio è stato grave, il ragazzo sicuramente ha avuto un trauma. Però io poi sul mio post pubblico ho scritto, e lo ribadisco, che è passato più sotto silenzio ciò che è accaduto sulla barca che portava la nostra Madonna, dove non c’erano semplici persone che si sono malmenate, ma appartenenti a famiglie criminali, che il gesto della gomitata. Se pur grave, quel gesto non può dirsi delinquenziale, è stato purtroppo un atto di una persona con problemi, e quindi va contestualizzato.
Forse, secondo me, andava gestito con più equilibrio e privatamente l’incontro del ragazzo con le istituzioni. Alla fine mi è sembrato una sorta di spettacolarizzazione e, forse, di strumentalizzazione…
Io ero informato che il vice Sindaco avrebbe incontrato il ragazzo, solo il vice Sindaco. Poi mi sono ritrovato, in effetti, quest’altra situazione, addirittura con la stampa. Vede cosa intendo anche quando parlo di mancato coinvolgimento? Io sapevo che il vice Sindaco avrebbe dovuto incontrare il ragazzo, ma non con la stampa e non alla presenza di altri assessori. Io poi, voglio aggiungere, il ragazzo l’ho incontrato casualmente e ho tenuto a parlarci e a scusarmi di persona per l’accaduto.
Come nasce, invece, la sua passione per il Calcio, per lo sport? Suo padre è Presidente onorario, lei allenatore…
Io da 12 anni alleno, ho allenato anche in Eccellenza, in Promozione, ho un patentino UEFA B. Avevo terminato di giocare tanti anni fa, parliamo di quasi 15 anni fa, e volevo rimanere in quel mondo e ho cominciato a prendere i primi patentini, ad allenare i ragazzini, fino poi a ottenere risultati che mi hanno portato ad arrivare in un campionato importante come l’Eccellenza pugliese. Solo che poi a quei livelli o si decide di fare l’allenatore a tempo pieno, oppure di lavorare e continuare a divertirsi nelle categorie minori.
E ha scelto questo, ovviamente.
Sì, per conservare questa passione insieme al mio lavoro e alla politica.
Quando inizia il campionato per la Terza Categoria?
A fine ottobre, e abbiamo fatto una bella squadra, una bella realtà, una bella famiglia.
In Terza Categoria c’è anche la Molfetta Sportiva?
No, in Terza Categoria c’è un’altra squadra molfettese, la Fulgor. La Molfetta Sportiva giocherà in Prima Categoria, poi c’è la Virtus in Seconda. Ci sono parecchie squadre, ognuna con la sua realtà e la sua identità. La nostra è una passione che coltiviamo per amore di questo sport.
Ha coinvolto suo padre…
Sì, l’ho coinvolto, comunque anche lui nel mondo del calcio in passato c’è stato. In realtà ha cominciato a interessarsi al progetto che avevo iniziato già un anno fa, e se ne è appassionato anche lui.
Qual è più forte, la sua passione politica o quella calcistica?
Fosse per me, quella calcistica…
E per suo padre?
Per lui è il contrario come per me il calcio. Se ci tolgono queste passioni ci spegniamo.



























