Spiritualità

Questione di sguardi

VIII Domenica del Tempo Ordinario

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Prima di correggere i comportamenti altrui, dobbiamo imparare a guardare i nostri difetti. Senza nasconderli e senza nasconderci dietro un dito: Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Prima di puntare il dito verso l’altro, bisognerebbe che esaminassimo la nostra coscienza che non è certamente più pulita rispetto a quella del prossimo, verso cui devo, invece, avere un atteggiamento di misericordia, di attenzione, più indulgente, meno rigido nel giudizio. Siamo sempre pronti a giudicare gli altri, anche per una “sciocchezza” ingigantendola all’ennesima potenza, e siamo più permissivi verso noi stessi autoassolvendoci. Si tratta di una forma di ipocrisia, come denuncia Gesù: Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Gesù vuole che guariamo da una forma tremenda di peccato, l’ipocrisia, e ci chiede di guardare l’altro come fratello e non come capro espiatorio verso cui vomitare tutta la nostra rabbia e il nostro impietoso giudizio. Il problema è, appunto, come guardiamo gli altri: li vedo come capri espiatori oppure come fratelli? Li vedo come peccatori, senza tener conto che io posso esserlo più di loro, oppure come fratelli? Li vedo con diffidenza oppure come fratelli?
La questione, allora, è il mio occhio che spesso non è limpido. Il primo passo da fare è lavare gli occhi per renderli trasparenti. E questo può avvenire solo con l’onestà verso me stesso ammettendo chi sono e come sono. In un’altra pagina del Vangelo, il Maestro Gesù dice: La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso (Mt 6, 22-23).
L’atteggiamento che dobbiamo imparare ad assumere dovrebbe essere come quello del pubblicano descritto nello stesso Vangelo lucano che, consapevole dei suoi limiti morali, non osa nemmeno alzare lo sguardo davanti al Signore e davanti agli altri e si batte il petto per chiedere perdono dei suoi peccati a differenza del fariseo che invece, anche davanti a Dio, accusa gli altri di essere più peccatori di lui (cfr Lc 18, 13).
Imparare a guardare prima di tutto se stessi, ammettendo chi siamo. Questo è il primo passo per imparare a guardare meglio e con più luce il prossimo. Solo gli occhi trasparenti, saranno in grado di guardare gli altri con la luce e nella luce della misericordia e della fraternità; solo gli occhi illuminati dalla trasparenza e dall’onestà, saranno in grado di guardare gli altri come fratelli.
Tra le pagine del Vangelo di Matteo troviamo anche questo richiamo di Gesù: Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te (Mt 18,9). Se il mio occhio non è capace di guardare l’altro come fratello, allora dovrò cavarlo per togliere ciò che impedisce una visione più trasparente.
Gli occhi sono fatti per vedere la luce dentro e intorno a noi. Impariamo a non oscurare la vista con il giudizio sfrenato verso il prossimo; impariamo a non ottenebrare la vista con la polvere della condanna; impariamo a non rabbuiare la vista con il fango delle sentenze affrettate; impariamo a non annebbiare la vista con i detriti delle censure; impariamo a non adombrare la vista con la sporcizia delle critiche facili.

Gli occhi sono fatti per contemplare l’estensione del cielo.
Gli occhi sono fatti per scrutare la profondità del mare.
Gli occhi sono fatti per guardare la bellezza della natura.
Gli occhi sono fatti per ammirare la luminosità del sole e il chiarore della luna.
Gli occhi sono fatti per fissare il luccichio delle stelle in una notte d’estate.
Gli occhi sono fatti per vagheggiare la semplicità delle primule primaverili.
Gli occhi sono fatti per scorgere la limpidezza dei fiumi in montagna.
Gli occhi sono fatti per chiuderli e sognare cosa semplici.
Gli occhi sono fatti per vedere gli altri come fratelli e sorelle.
Gli occhi sono fatti per trasmettere lo splendore della luce della pace.
Gli occhi sono fatti per infondere la forza della speranza.
Gli occhi sono fatti per versare lacrime di amore.

Nella vita e nella fede è semplicemente questione di sguardi purificati.

 

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