Quando tutti tacciono… LIBERA c’è!

La sala “Giovanni Paolo II” della Parrocchia Cuore Immacolata di Maria (San Filippo Neri) era piena lo scorso martedì 14. In molti hanno accolto l’invito del Presidio Libera “Gianni Carnicella” di Molfetta a partecipare all’incontro pubblico “Alziamo la voce – Quando tutti tacciono… Libera c’è”, con don Angelo Cassano, referente di Libera Puglia.
I presenti erano carichi di attese, speranze, bisogno di impegnarsi. L’intento del Presidio cittadino, come ha precisato introducendo l’incontro il referente di presidio Sergio Amato, era proprio quello di creare interesse e coinvolgimento rispetto al tema della giustizia sociale e della legalità. Alle sue parole, si sono alternate quelle forti di don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione, ricavate da spezzoni di video che sono stati proiettati e che erano stati girati durante la Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie del 21 marzo 2018 a Foggia e del 21 marzo 2024 a Roma. Tra bandiere e striscioni di Libera, le parole che più hanno riecheggiato sono state “continuità, corresponsabilità, condivisione”, “è il Noi che vince”, “educazione, cultura, informazione”.
E sono alcune di quelle che ha richiamato anche don Angelo, invitato dal referente del Presidio di Molfetta a riportare quanto sta avvenendo in Puglia e in particolare nel Barese.
La mafia è molto presente, silente, globalizzata. Tocca a ciascuno alzare la voce e scuotere le coscienze della gente. Il referente di Libera Puglia si è detto molto preoccupato rispetto a quanto sta avvenendo nel territorio. Si è soffermato, in particolare, sul fenomeno dei numerosi locali attenzionati dalla criminalità organizzata a Bari e in provincia (Molfetta compresa) e sulla conferma in appello della condanna di Monica Laera, esponente del clan Strisciuglio, a 1 anno e 4 mesi per aggressione con aggravante mafiosa, lesioni e minacce di  morte, ai danni dell’inviata speciale del Tg1 Maria Grazia Mazzola, che in zona Redentore, quartiere Libertà di Bari, mentre poneva delle domande alla boss sul marito e il figlio, Luciano e Ivan Caldarola, era stata da lei colpita in viso con un pugno e minacciata di morte, riportando danni permanenti. Al fianco della giornalista, insieme alla RAI (con lei parte offesa), nel presidio organizzato per l’udienza in Corte d’Appello a Bari lunedì scorso, c’erano sia Libera che tutte le altre realtà costituitesi parte civile, ossia l’Ordine nazionale e regionale dei giornalisti, il Comune di Bari nella persona del sindaco Antonio Decaro, la FNSI e l’Associazione Stampa Romana. “Questa è una bella notizia” – ha affermato don Angelo – “ma c’è davvero molta preoccupazione, soprattutto per i giovani, per l’aumento dell’uso delle droghe e dello spaccio, per le ragazzine liceali, anche di ambienti benestanti, che si prostituiscono nei b&b per poter acquistare borse e abiti firmati. Citando Giovanni Falcone «Segui i soldi e troverai la mafia», così appunto, per capire dove opera la mafia, bisogna capire in cosa si investe e oggi si investe molto anche nel settore dei b&b e del turismo. Le mafie si stanno arricchendo, con minacce, estorsioni, richiesta di pizzo. Dobbiamo avere più coraggio, farci domande, fare autocritica. É un momento delicato, in cui è necessario mettersi in gioco. La situazione dei giovani è allarmante, preoccupante. Abbiamo bisogno di rileggere quanto sta avvenendo”.
Durante la serata è intervenuto anche anche Pinuccio Fazio, padre del giovane Michele, ucciso dalla mafia barese nel 2001. Ha riportato la sua variegata e significativa esperienza nelle scuole, nelle carceri, nelle associazioni, nelle parrocchie di tutta Italia. Testimone d’eccezione, ha raccontato, emozionato e coinvolto.
È seguito il dibattito con gli interventi del pubblico che hanno concentrato molto l’attenzione su Molfetta, sugli atti vandalici degli ultimi tempi, sui gravi fatti di Capodanno, sui beni confiscati e sulla loro destinazione, e soprattutto sull’esigenza di coinvolgere attivamente i giovani.
È emerso il bisogno di monitorare i fenomeni, di avere risposte alle domande, di coprogettare la destinazione d’uso dei beni confiscati, di costituirsi parte civile, se e quando occorre, anche se per farlo – come evidenziato da referenti e soci dell’Associazione – è indispensabile che tutte le realtà fondatrici di Libera si mettano insieme, condividano alcuni punti su cui lavorare e collaborino attivamente per il bene della comunità.
Non serve lamentarsi. Bisogna agire facendo rete. La forza è nel “noi”, e quel “noi” a Molfetta sta tentando di rendere protagonisti anche i giovani. 

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