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Quando Molfetta varcò San Pietro: il libro del decennale

Giovedì 24 settembre, al Purgatorio, la Messa del vescovo Basile e la presentazione del volume sul pellegrinaggio dell'Arciconfraternita della Morte

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Il 22 maggio 2016, nel Giubileo straordinario della Misericordia, la statua della PietĂ  di Giulio Cozzoli entrò in Basilica di San Pietro a spalla, portata dai confratelli dell’Arciconfraternita della Morte dal Sacco Nero. Dieci anni dopo quella domenica diventa un libro: “La PietĂ  a Roma. Quando Molfetta varcò San Pietro. Memoria di un pellegrinaggio (2016-2026)”, volume corale curato dal Comitato per il pellegrinaggio della PietĂ  a Roma, con il progetto editoriale di oko media, sarĂ  presentato giovedì 24 settembre nella Chiesa del Purgatorio.
La serata si apre alle 19 con la Messa solenne presieduta dal vescovo della diocesi, monsignor Domenico Basile, e concelebrata da don Pinuccio Magarelli, padre spirituale e assistente ecclesiastico del sodalizio. Segue la presentazione del volume, moderata dalla giornalista Marilena Farinola. Introduce Pino de Candia, presidente del Comitato, che illustrerĂ  la genesi dell’opera. Interverranno poi don Magarelli, Girolamo Caputi, priore dell’Arciconfraternita, e Damiana Modugno, presidente dell’Associazione femminile delle figlie di Maria SS. Addolorata. Le conclusioni sono affidate al vescovo Basile.
Il libro non si presenta come un album fotografico nĂ© come un resoconto celebrativo. Ha una struttura corale, raccoglie testimonianze di padri spirituali, priori e confratelli, con immagini in bianco e nero e racconti di prima mano. Al centro c’è la processione che attraversò Ponte Sant’Angelo e Via della Conciliazione, accompagnata dalle marce funebri molfettesi. Tra i dettagli restituiti dai testi ci sono il pianto trattenuto sotto i cappucci neri e il sudore dei portatori.
Poi l’ingresso in Basilica. Per far passare la PietĂ  fu aperto il portone centrale, un privilegio raramente concesso. Sotto la volta di San Pietro, la statua in cartapesta di Cozzoli si trovò idealmente di fronte alla PietĂ  di Michelangelo.
«In quel giorno di sole accecante – ricorda de Candia – il cuore pulsante della religiosità molfettese si è innestato nel respiro della Chiesa universale». Il presidente del Comitato descrive il camice dei confratelli come una «seconda pelle» tramandata di generazione in generazione. Alla serata attribuisce un significato preciso: una «liturgia vivente» che unisce la pietà popolare del Sud alla Chiesa universale.
Nel volume trova spazio anche la lettera di monsignor Rino Fisichella, che legge quel giorno come un gesto evangelico: la fede che si fa corpo, la devozione che si fa cammino, l’amore che si fa peso.
La pubblicazione si inserisce nel programma delle celebrazioni per il decennale, che hanno giĂ  compreso una mostra fotografica, una solenne Eucaristia e la posa di una lastra commemorativa. I promotori la presentano come un esercizio di memoria che guarda avanti, non di nostalgia: a dire che il cammino non è concluso, anche perchĂ© la devozione che ne sta all’origine viene fatta risalire a 413 anni fa, trasmessa di padre in figlio.
Restano la statua, i camici neri e quel passo lento e dondolante che i confratelli conoscono a memoria. Il libro prova a fissare ciò che di solito si consegna alla voce: come si porta un peso, e perché.

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