Pulizie di primavera

La politica pugliese sta fortemente scossa. Per questo è difficile capire dove stiamo andando e se bisogna “azzerare, azzerare, azzerare”, come chiede la Schlein. Ricordo, però, di aver letto in un famoso romanzo che “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Il rischio è di assistere a cambiamenti apparenti, disonestà e trasformismo.
Emiliano, ad esempio, aspira ad un terzo mandato. Egli, però, aveva assicurato che dopo il primo sarebbe andato a casa. Evidentemente poggia questa missione a vita sulla necessità di migliorare la magnificenza dei suoi cambiamenti. Vi ricordate certamente di Lopalco. Emiliano, leader di sinistra, prima lo nomina assessore regionale e lo indica come salvatore della salute pubblica. Poi lo sostituisce con Palese, potente capofila di destra, e giustifica la scelta con questa brutta ironia: “Ho chiesto a Rocco Palese di darmi una mano in un momento un po’ complicato, anche perché abbiamo scoperto che trasformare un accademico bravissimo e simpatico, come Pier Luigi [Lopalco], in un politico non è facile. La fatica della politica è più difficile da gestire per una persona normale di quanto ci si aspetti”!

Già, la politica è più questione di anormalità. Davvero?! In cosa consiste questa anormalità?
Racconto un fatto. Beniamino Finocchiaro, quando ai tempi del “Percorso” (1993-94) fu proposta la mia candidatura al Senato (alla quale rinunciai a vantaggio di un altro che stava piangendo per essere favorito), disse che per diventare buoni politici bisognava essere non solo onesti ma anche intelligenti. Ovviamente, parlando di onestà, intendeva far riferimento a un codice etico, a comportamenti giusti, moralmente leciti, trasparenti, solidali. Chiamava intelligenza la competenza a saper gestire la complessità degli interessi e dei compromessi per realizzare il bene comune. Aveva ben chiara in mente la distinzione tra governo e malgoverno. Un altro sindaco, pure assessore regionale, a chi gli garantiva la partecipazione appassionata e la competenza per migliorare la città chiedeva: “Tu che vuoi in cambio?”. Lo faceva per metterlo alla prova e assicurarsi delle sue intenzioni. Insomma, per entrambi quei due sindaci il politico è una persona normale che riesce a conciliare in massimo grado onestà e intelligenza.
Se ora torniamo alle vicende che coinvolgono la giunta di Emiliano fino a Pisicchio, l’onestà svanisce e resta solo l’anormalità, cioè il malgoverno. Così apprendiamo che da anni stanno seduti alle poltrone personaggi che hanno coltivato il trasformismo e giustificato il loro potere trascurando il codice etico. Essi non sono palloni gonfiati, ma mongolfiere pesanti che credono di essere Icaro. Vogliono salire e restare sempre più su, ma poi si bruciano e cadono al suolo con tutte le macerie. E nel cesto precipitato la magistratura trova mascheramenti, truffe, voti di scambio, arroganze, opportunismo…

Veniamo a Molfetta. Che cosa dicono i rapporti tra Emiliano e il suo instabile aiutante Saverio Tammacco, uomo di poche parole e di efficaci principi di realtà, vero leader della gestione amministrativa di una città ingannata da torri luminose con il loro alfabeto riservato a poche menti raffinate, da piazzette con luci e acque psichedeliche, e, soprattutto, da nuovi palazzoni che di sera sono illuminati come loculi cimiteriali? E chi scorda la carriera di Pietro Augusto de Nicolo, leader pd, con il suo contributo alla fine della giunta Natalicchio, premiato da Emiliano con la nomina di amministratore unico dell’ARCA? Cosa dicono le giunte successive a Natalicchio se non il ringalluzzimento di soggetti abili a cambiare casacca, a partire dal sindaco, forse al suo prossimo quarto mandato, sicuramente non ladro, ma esperto a citare Gaetano Salvemini, ad applaudire a Gianfranco Fini, a far rispettare più il codice penale che quello etico, a condizione che gli sia garantita la gloria? Certo è anormale il proliferare delle liste civiche, divenute sistemi di elezione di persone capaci di condizionare, passando da uno schieramento all’altro, la gestione amministrativa, in particolare l’affidamento di appalti, incarichi e licenze.

Siamo, però, in primavera. Dobbiamo fare il cambio di stagione. La pretesa di azzerare il guardaroba fa ridere. Meglio essere prudenti, perché si può pulire lo sporco accumulato con una diluizione appropriata di candeggina. A Molfetta esistono gli anticorpi contro la disonestà e l’anormalità. Per esempio, non va sottovalutata la forza rigenerativa di Rinascere con il grande consenso ottenuto nelle ultime elezioni regionali, anche se troppo gonfiato dal numero volatile dei like nelle chat e poco ancorato alle periferie. Sta di fatto che quel movimento non ha subìto l’alone negativo seguito alle disavventure di Emiliano, al quale si era molto legato forse per la frettolosa aspirazione a qualche incarico. Per questo più efficace sembra l’azione dell’opposizione di centrosinistra maggiormente radicata nel territorio, a partire da Area Pubblica, Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista, quest’ultima particolarmente attenta proprio a comunicare con la cittadinanza riguardo ai problemi di legalità e benessere collettivo. A tale azione di disinquinamento etico non può dirsi estranea parte dell’opposizione di centrodestra con la nuova generazione di giovani, che cercano di farsi strada tra le memorie di Antonio Azzollini, l’unico che ha pagato, forse fin troppo, per aver inseguito un’idea “sontuosa” di città, comunque diversa da quella realizzata in modo “anormale” dagli attuali speculatori, palazzinari ed altro, e dai loro prestanomi in consiglio comunale.

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