Il 14 novembre scorso, la Capitaneria di Porto di Molfetta ha emesso ben tre ordinanze (nn.82, 83 e 85) riguardanti la segnalazione di 34 presunti ordigni bellici, il loro salpamento e brillamento. Tutte le operazioni cominceranno questa settimana e continueranno fino al prossimo gennaio. Ormai questo tipo di notizia non crea più interesse e clamore in città. Perfino la politica nostrana sembra assuefatta alla presenza di ordigni bellici nel bacino portuale di Molfetta a tal punto da disinteressarsene.
Si sono accorti dopo quasi dieci anni che il progetto del nuovo porto commerciale prevede una vasca di colmata al lungomare Colonna e ne chiedono lo stralcio, senza aver mai approfondito la problematica della bonifica degli ordigni bellici.
Si sono fatte più campagne elettorali illudendo i cittadini che era terminata la bonifica del porto di Molfetta e di Torre Gavetone, e invece siamo ancora qui a parlare di bombe. Sono state processate e assolte molte persone ritenute ignare della presenza di bombe, prima di appaltare i lavori del nuovo porto di Molfetta, e invece siamo ancora a parlare di bombe che, assieme ad altri reati prescritti, hanno rallentato e bloccato i lavori del nuovo porto commerciale. Proprio a novembre del 2005 la ditta ATI-Lucatelli (a cui era stato affidato l’appalto per la ricognizione e bonifica del fondale marino da ordigni bellici nell’ambito delle aree interessate alla costruzione del nuovo porto), comincia a trasmette alla Capitaneria di Porto e al Comune di Molfetta una serie di note in cui si segnalava la presenza di numerosi ordigni bellici.
La situazione riscontrata dalla Lucatelli era talmente preoccupante che in data 2.1.2006, la stessa ditta fa richiesta di sospensione del servizio essendo impossibilitata a proseguire. Si parlava di una nuova zona particolarmente intasata, detta “zona rossa”, in cui si era scoperto una concentrazione subacquea di ordigni esplosivi residuati bellici di notevole entità. Pertanto la Lucatelli si dichiarava impossibilitata a proseguire se non dopo l’intervento della Marina Militare – SDAI.
Tenendo conto di quanto è avvenuto in questi vent’anni, delle tante certificazioni di avvenuta bonifica del bacino portuale, tutte puntualmente smentite dai fatti, anche questa volta bisogna attendere l’esito di questa nuova campagna di bonifica per capire il futuro, ormai incerto, del nuovo porto commerciale.
Nel frattempo sarebbe auspicabile, da parte delle tante sigle che da mesi si occupano della vasca di colmata al lungomare, un approfondimento del dossier Nuovo Porto, di quello che si è fatto, quello che rimane da fare e del cronoprogramma della bonifica. Perché la bonifica degli ordigni bellici è sempre stata, e sarà ancora per molto tempo, il problema centrale. Parlare di bonifica vuol dire anche parlare di ambiente, salute dei cittadini e inquinamento marino. In questa campagna elettorale non abbiamo mai sentito parlare di questi argomenti, eppure la Regione Puglia ha avuto e avrà ancora un ruolo centrale nella narrazione del Nuovo Porto di Molfetta.



























