Sento circolare, da piรน parti, voci su una possibile candidatura dellโavvocato Pietro Mastropasqua, giร candidato del centrodestra alle ultime elezioni comunali, a sindaco di una coalizione che comprenda anche il Partito Democratico. Secondo le stesse indiscrezioni, tale ipotesi sarebbe avallata da un iscritto al circolo PD di Molfetta che sostiene di rappresentare una vasta area del partito.
Ritengo doveroso chiarire pubblicamente la mia totale contrarietร a questa prospettiva. Lo stesso iscritto, nel corso degli anni, ha contribuito a screditare il Partito Democratico ed รจ stato tra i principali artefici della scelta che, nel 2017, portรฒ il PD a sostenere la candidatura di Tommaso Minervini a sindaco. Allora si sostenne che una coalizione di centrosinistra fosse perdente, che non ci fossero le condizioni politiche, che fosse necessario โallargareโ, โmediareโ, โadattarsiโ.
In nome di quella logica, il PD rinunciรฒ alla propria identitร , convincendosi che si trattasse di un sacrificio tattico. Non lo fu. Fu un errore politico grave, pagato dalla cittร e dal Partito.
Dopo appena tre anni, il PD fu costretto a uscire da quella maggioranza, prendendo atto che le opacitร amministrative, le scelte sbagliate e i metodi di governo erano diventati insostenibili. Quella esperienza non ha prodotto solo un fallimento amministrativo: ha generato sfiducia, disaffezione e lโallontanamento di una parte significativa dellโelettorato dal PD.
Quella vicenda avrebbe dovuto insegnarci qualcosa. Invece oggi vedo riaffacciarsi la stessa logica: la paura di perdere, il tentativo di tenere insieme lโinconciliabile, la rinuncia preventiva a una chiara identitร progressista. Qui non siamo di fronte a una normale dialettica interna, ma a due idee inconciliabili di Partito Democratico.
Da una parte cโรจ chi pensa che il PD debba essere, senza ambiguitร , una forza progressista, schierata con la parte migliore della cittร , capace di costruire alleanze limpide con la sinistra e con il civismo democratico. Dallโaltra cโรจ chi resta nel PD per calcolo personale, adattando linguaggi, alleanze e posizioni alle convenienze del momento.
Fingere che questa differenza non esista non produce unitร , ma paralisi. E lโunitร senza chiarezza non rafforza il Partito: lo consuma.
Gaetano Salvemini, parlando di Mauro De Nicolo (omen nomen), sindaco di Molfetta nel 1908, lo definรฌ โuomo funesto piรน che la pesteโ. Non era un insulto, ma una categoria politica: indicava chi, con il proprio agire, logora dallโinterno ogni progetto collettivo. Io non sono disposto a far finta che certi comportamenti non lascino macerie.
Se vogliamo davvero costruire una coalizione progressista credibile per il 2026, dobbiamo dire con chiarezza che non tutto รจ compatibile con tutto. E che non si puรฒ chiedere fiducia alla cittร se prima non facciamo chiarezza dentro il Partito Democratico.
Pietro Capurso
(iscritto al Partito Democratico dalla fondazione)



























