Nel vangelo di oggi, dentro la parabola degli operai della vigna, c’è una frase, anzi, una risposta, che non può passare inosservata. Il padrone esce all’alba, ingaggia i primi lavoratori, poi esce ancora alle nove, a mezzogiorno, alle tre, e infine alle cinque del pomeriggio, quando ormai la giornata è quasi finita. Trova un gruppo di uomini fermi in piazza e chiede loro perché se ne stiano lì, inoperosi. La risposta è disarmante nella sua semplicità: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”.
Potrebbe sembrare una scusa, ma non lo è. È, invece, l’immagine di una condizione, quella di chi non è stato scelto da nessun padrone, di chi non ha un patto già firmato con qualcuno che decida per lui cosa fare, quanto valere, da che parte stare.
Nel racconto, ovviamente, è una condizione di svantaggio, ma che il padrone della vigna sanerà con un atto di sovrana generosità. Tuttavia, quella stessa frase può diventare non più una mancanza, ma una dichiarazione.
C’è chi, in questa città, può dire esattamente la stessa cosa, e intenderla come un vanto. Nessuno ci ha presi a giornata. Infatti, nessun partito, nessuna amministrazione, nessun comitato, nessun gruppo di potere ha mai ingaggiato questo giornale all’alba di una stagione elettorale, promettendogli un denaro a sera in cambio di un lavoro concordato in anticipo. L’altra Molfetta non lavora per nessun padrone della vigna. E proprio perché qualcuno all’alba non l’ha presa a giornata, oggi può scrivere le sue pagine senza dover rendere conto a chi quel patto, forse, lo intendeva già siglato.
È una premessa che sembrerebbe scontata, se negli ultimi giorni in particolare, ma già da diverso tempo, qualcuno non avesse sentito il bisogno o la malafede di metterla in discussione nel modo più insidioso possibile, insinuando una “dipendenza”. Perché la verità è che si può anche discutere un articolo, si può persino considerarlo sbagliato, e questo fa parte del gioco più sano che esista, quello del confronto tra idee diverse. Ma trasformare ogni articolo scomodo nel pretesto per mettere in dubbio l’indipendenza di chi lo scrive non è “vigilanza civica”, è vigilanza cinica. È un’operazione diversa e più pericolosa, perché non punta a smontare un argomento, punta faziosamente e maldestramente a rendere sconveniente il solo fatto di averlo sollevato. È la stessa differenza che passa tra chi contesta un lavoro nella vigna e chi, invece di discutere la paga, si mette a indagare su chi ha dato il permesso di entrarci.
Ecco, allora, perché quella frase pronunciata dagli ultimi arrivati, nel racconto di Matteo, nessuno ci ha presi a giornata, qui suona diversamente. Il padrone della parabola paga tutti allo stesso modo, i primi e gli ultimi, un denaro a testa, indipendentemente da quando sono entrati nella vigna e da chi li abbia mandati. È un’immagine di uguaglianza che scandalizza chi ha lavorato tutto il giorno, e quando questi mormorano, convinti che il merito si misuri in ore di fatica, il padrone non si giustifica, chiede semplicemente: “Non posso fare delle mie cose quello che voglio?”.
In verità, in verità vi dico, L’altra Molfetta che nessuno ha preso a giornata, non deve il proprio lavoro a nessun padrone perché, come nel vangelo di oggi, il padrone sono io e posso fare delle mie cose quello che voglio, dentro un solo confine che conta davvero: la coscienza.

























