Perché L’altra Molfetta passa al digitale

Cara Lettrice, caro Lettore, se ci stai leggendo è perché lo fai servendoti di uno smartphone, di un tablet o di un personal computer. Per dirla in breve, dopo trentanove anni non hai più tra le mani la copia cartacea della nostra rivista. È vero, non hai potuto scegliere questa possibilità, questa alternativa, ma, ti assicuriamo, oggi è l’unica scelta che abbiamo per continuare a scrivere sulle pagine (virtuali) di questa testata e, soprattutto, l’unica e anche l’ultima motivazione per non chiudere definitivamente pagina sulla storia de L’altra Molfetta. Perché?
Perché la trasformazione epocale che stiamo attraversando ha avuto una robusta accelerazione attraverso l’evoluzione tecnologica, e questo soprattutto durante e dopo la fase pandemica. L’innovazione, nel nostro caso, non dev’essere intesa come sperimentazione o come moda, ma come consapevolezza e capacità di adeguarci a questo cambiamento che vede la rivoluzione digitale appena agli inizi del suo processo. Ma non possiamo parlare soltanto di semplice volontà di allineamento all’era digitale, c’è un altro aspetto ancora più determinante che ci ha indotto a preferire questa scelta, ed è di natura economica. Perché?
Perché fino a qualche decennio fa i quotidiani e le riviste erano i canali preferiti dalle imprese commerciali (e anche industriali) per promuovere i propri prodotti o servizi, con la consapevolezza di raggiungere facilmente e in forma massiccia i potenziali clienti, permettendo così agli editori redditività e, di conseguenza, anche sopravvivenza. Oggi questo non accade più, perché la diffusione a macchia d’olio dell’informazione online – quindi maggiore concentrazione dei lettori sui canali telematici – ha spostato gli investimenti pubblicitari dal mercato del cartaceo a quello di internet, dove con costi anche inferiori gli inserzionisti raggiungono più target nel mercato di riferimento. Ed è ciò che è accaduto anche per L’altra Molfetta. In questi ultimi anni è venuto meno, seppure gradualmente, il supporto della pubblicità (ovviamente migrata in rete), privandoci così delle risorse necessarie per fronteggiare i costi di gestione divenuti nel frattempo più consistenti. Abbiamo perfino provato a chiedere sostegno e sussidio alle aziende più rappresentative presenti sul nostro territorio, ma senza successo perché, probabilmente, preferiscono le sponsorizzazioni “innocue” a quelle più decisamente culturali. A questo aspetto dobbiamo aggiungere anche i danni causati dai ritardi postali. Perché?
Perché è impensabile fare recapitare agli abbonati, in città e soprattutto fuori città, la copia della rivista – che è già di per sé un mensile – con un altrettanto mese di ritardo, causando così (giustamente) una serie di mancati rinnovi da parte dei lettori. Così come non è più tollerabile la scarsa attenzione o distrazione degli edicolanti sempre più impegnati nella vendita di tabacchi e “gratta e vinci”, ma che poi ritirano la copia omaggio senza però esporre in vetrina la locandina promozionale.
Potremmo continuare ancora con l’elenco dei “perché”, ma preferiamo non accrescere l’amarezza che comunque ha caratterizzato la nostra decisione. Non a caso abbiamo scelto questo titolo per il nostro editoriale, in quanto ci richiama al “Perché” del primo editoriale scritto dal compianto Antonio De Gioia nel lontanissimo luglio 1985, quando spiegava ai lettori le ragioni della nascita de L’altra Molfetta. Oggi, invece, vogliamo parlare di “rinascita”, perché in fondo di questo si tratta. Nei prossimi mesi, verosimilmente in autunno, attueremo diverse iniziative che nel frattempo sono state pianificate, per stabilizzarci attorno a un nuovo e ambizioso progetto editoriale in grado di coniugare tradizione e futuro.
Oggi, però, avvertiamo più di ogni altra cosa il desiderio di ringraziare gli attuali abbonati che hanno accolto con entusiasmo questa novità e che hanno saputo comprendere i nostri “perché”. Così come, in tutta sincerità, avvertiamo il bisogno di manifestare il nostro dispiacere ai lettori più anziani, perché siamo consapevoli di non poter più offrire loro gli strumenti idonei per continuare a leggerci.
Un doveroso e sincero ringraziamento, inoltre, vogliamo indirizzarlo agli amministratori e ai proprietari delle aziende che hanno deciso di continuare a investire con la pubblicità: sono imprenditori, ben conoscono le opportunità che ricaveranno con la nuova edizione digitale.
E per concludere, vogliamo esprimere il nostro “grazie” ai fondatori di questa testata, a chi adesso non c’è più. Solo in questo caso non ci serve spiegare perché.

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