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Per ricominciare con speranza

Inizio del ministero episcopale di Mons. Domenico Basile

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Ieri ho assistito alla cerimonia di inizio del ministero episcopale del nuovo Vescovo. Come capita quando si rivedono luoghi, cerimonie e riti già conosciuti nei dettagli, si resta sorpresi dalle eventuali variazioni. Così si può rimanere perplessi dal non ritrovare l’accento di voce solito, oppure una croce pettorale e un pastorale fatti di legno e molto amati. Ma si può pure restare sorpresi felicemente dalle novità come dai restauri efficaci.
Di quella cerimonia, per nulla retorica, vale la pena mettere in risalto alcuni aspetti particolarmente significativi: la persona calda di mons. Basile, i cittadini assenti, il sogno, la cura della città, la formazione delle coscienze, il camminare insieme.
La cattedrale era inevitabilmente gremita, né poteva essere diversamente, per l’obbligata presenza dei rappresentanti delle istituzioni civili, militari e religiose. Molto vari sono stati i colori delle diverse confraternite religiose. Per contrasto, le gocce di pioggia hanno favorito all’esterno della chiesa la scarsa presenza dei molfettesi nelle poche decime di metri di strada che mons. Basile ha dovuto percorrere. Come dire, una città da cercare.
Alla presenza di mons. Cornacchia, visibilmente commosso, il benvenuto al nuovo ordinario diocesano è stato espresso dal commissario prefettizio dott. Gradone, il quale ha rappresentato al presule “l’enorme patrimonio di intelligenza, di energie positive, di voglia di fare e di partecipare che anima il popolo di Molfetta, un popolo che giustamente aspira ad un impegno onesto e serio per il bene comune nel rispetto delle regole e della legalità”. Ne discende come centrale sia “il compito di indirizzare tutte queste energie positive verso un impegno corale che veda insieme, cittadini e istituzioni, concorrere alla crescita del territorio da assolvere con fermezza, con tenacia, con solidarietà. È inutile che una categoria voglia sopraffare l’altra per arrivare al traguardo. O tutti o nessuno. Ci vuole disciplina, onestà e solidarietà”.
Mons. Basile ha risposto con cordialità. “Da oggi comincio il ministero di Vescovo in questa terra, in città ricche di tradizioni e riti cristiani, che esprimono un forte senso di appartenenza e possono essere occasione per annunciare il vangelo e farci crescere in umanità”. Richiama il pericolo dell’individualismo e delle ambizioni soggettive, e, con papa Francesco, l’urgenza dell’amicizia sociale e la fraternità universale. “La nostra Chiesa può offrire, in dialogo con le istituzioni e uomini e donne di buona volontà, un contributo per formare le coscienze, per condividere la ricerca del bene comune a favore e sempre di ogni persona, soprattutto se povera e socialmente svantaggiata. In tale compito di formazione e accompagnamento, siamo chiamati come chiesa locale, profondamente segnata dalla testimonianza del venerabile don Tonino Bello, ad unire i nostri sforzi, nell’invocare la pace, facendo il possibile per esserne coerenti operatori.” Rivolge poi parole di stima e incoraggiamento ai sindaci presenti “chiamati a vivere l’alto compito della carità politica nel servizio al bene comune e ad avere il coraggio dell’immaginazione”. Richiamando ancora papa Francesco, invita a non illudersi che per risolversi i problemi bastino i finanziamenti adeguati. “In realtà occorre anche un progetto di convivenza civile e di cittadinanza. Occorre investire in bellezza laddove c’è più degrado, in educazione laddove regna il disagio sociale, in luoghi di aggregazione sociale laddove si vedono reazioni violente, in formazione alla legalità, laddove domina la corruzione. Saper sognare una città migliore e condividere il sogno con gli altri amministratori del territorio, gli eletti nel consiglio comunale e con tutti i cittadini di buona volontà è un indice di cura sociale”.
Il Vescovo conclude con il suo motto: “la speranza non delude”, non può essere ottimismo di facciata, ma ancora sicura e robusta della vita, “perché Dio nel suo amore vuole che ognuno di noi sia rassomigliante al suo volto e che nessuno sia lasciato indietro… Nel nostro tempo respiriamo per varie ragioni un clima di sfiducia e incertezza in cui si fatica a guardare al futuro con speranza. La possibilità di affrontare tutto ciò non è insita nell’egoismo di chi pensa al proprio interesse, ma nella rinnovata capacità di camminare insieme, di tessere relazioni e alleanze”.
È seguita la celebrazione della messa e il Vescovo nell’omelia ha ripreso la medesima mappa concettuale, ancorata ai testi biblici: essere compagni nella ricerca di senso della vita, della morte come parola penultima, della compassione condivisa e resa generativa, del recupero della profezia, del camminare insieme.
Le ultime parole di ieri sera di Mons. Basile sono state di ringraziamento ai vescovi presenti, alle autorità, al coro, ecc.  Però le ultimissime, quelle che ha pronunciato senza guardare il foglio dattiloscritto, la ha rivolte alle persone sofferenti e ai volontari che le accompagnavano.
È l’inizio felice di un nuovo viaggio, per ricominciare con speranza, con un sentimento di poter colmare davvero dei vuoti, come egli ha detto nell’omelia.

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