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Per il crollo di via M. D’Azeglio lievitano i costi per la pubblica amministrazione

Resta da capire se l’Ente intenda davvero percorrere fino in fondo la strada del recupero delle somme pubbliche

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Il 19 dicembre 2024, durante i lavori di ristrutturazione in due locali di via M. D’Azeglio, il crollo di un solaio ha messo in ginocchio un intero isolato. Le strutture portanti degli immobili sovrastanti e adiacenti sono state compromesse, rendendo necessario un intervento immediato per evitare conseguenze ancora più gravi.
Con un’ordinanza contingibile e urgente, il Dirigente del Settore Lavori Pubblici del Comune di Molfetta ha disposto lo sgombero e l’interdizione di tutte le unità immobiliari del fabbricato interessato. Una misura drastica ma inevitabile, adottata per tutelare la pubblica e privata incolumità. Il bilancio sociale è pesante: circa dieci nuclei familiari sono rimasti senza casa. Tra questi, i residenti con accesso dal civico 86 di via Rosa Picca e gli occupanti delle unità a piano terra con accesso dai civici 82-88 di via R. Picca, 199-207 di via M. D’Azeglio e 73-79 di via Capotorti.
Per loro si è aperta una fase di emergenza abitativa che ha richiesto interventi straordinari. Sul fronte giudiziario, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani ha iscritto sei persone nel registro degli indagati. Tra loro figurano l’esecutore dei lavori di ristrutturazione e il proprietario dell’immobile. Le ipotesi di reato sono crollo colposo e lesioni personali colpose. Saranno le indagini a chiarire se vi siano state negligenze, omissioni o violazioni delle norme tecniche e di sicurezza.
Nel frattempo, il Comune ha attivato la procedura di somma urgenza per mettere in sicurezza l’edificio. Con deliberazioni e determinazioni dirigenziali successive sono stati impegnati circa 300.000 euro, attingendo a somme vincolate dell’avanzo di amministrazione, oltre all’erogazione di contributi straordinari alle famiglie sgomberate. Gli interventi – ormai in fase di completamento – hanno riguardato la cantierizzazione dell’area, il puntellamento delle strutture, l’installazione di travi e putrelle di sostegno e il consolidamento provvisorio delle parti lesionate.
Il 27 aprile scorso, con Determinazione Dirigenziale del Settore Lavori Pubblici n. 553, il Comune di Molfetta ha approvato il quadro economico definitivo dell’intervento, pari a € 415.000,00. Pertanto, una domanda cruciale s’impone: chi pagherà la ricostruzione o il consolidamento definitivo dello stabile?
In questo contesto assume un peso determinante la possibile costituzione di parte civile del Comune nel procedimento penale. Già nel febbraio 2025 il sindaco Minervini aveva annunciato il conferimento di un mandato all’Ufficio Legale per promuovere le azioni necessarie al recupero delle somme sostenute e per costituirsi parte civile nei confronti dei responsabili.
Dal punto di vista giuridico, la costituzione di parte civile consentirebbe all’Ente di chiedere direttamente nel processo penale il risarcimento dei danni patrimoniali subiti, inclusi i 415.000,00 euro impiegati per la messa in sicurezza e le ulteriori somme erogate per fronteggiare l’emergenza. Le risorse utilizzate provengono dal bilancio pubblico, dunque dalla collettività. Se dovessero essere accertate responsabilità penali, il recupero delle somme rappresenterebbe un atto dovuto nei confronti dei responsabili. Diversamente, il rischio è che l’emergenza si trasformi in un costo definitivo per la comunità.
È vero che la costituzione di parte civile può avvenire solo dopo l’esercizio dell’azione penale da parte del Pubblico Ministero. Tuttavia, già nella fase delle indagini preliminari il Comune può formalizzare la propria posizione quale persona offesa, depositare memorie, quantificare il danno subito e valutare un’eventuale azione civile parallela.
Ad oggi, però, non risultano atti amministrativi affissi all’albo pretorio che prefigurino l’effettivo avvio di tali iniziative, né da parte dell’Amministrazione uscente né del Commissario Prefettizio. Ed è proprio questo il nodo politico della vicenda.
Dopo l’emergenza, dopo la messa in sicurezza, dopo le dichiarazioni, resta da capire se l’Ente intenda davvero percorrere fino in fondo la strada del recupero delle somme pubbliche.
Perché qui non si tratta soltanto di un procedimento penale: si tratta di stabilire se il costo di un presunto errore debba ricadere sui responsabili – qualora accertati – oppure, ancora una volta, sulle casse comunali.
In questo quadro, sarebbe opportuno conoscere la posizione dei tre candidati sindaco. Il futuro primo cittadino sarà infatti chiamato, sin dall’inizio del mandato, a confrontarsi con questo dossier, assumendo decisioni che incideranno non solo sul piano giuridico, ma anche su quello della tutela dell’interesse pubblico.

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