Lāoperazione Ā«Ground WaterĀ» nasce da unāindagine della Procura della Repubblica di Trani su un presunto sistema illecito di smaltimento dei reflui industriali nellāarea industriale di Molfetta, gestita dal Consorzio Asi di Bari. Secondo gli investigatori, per anni acque reflue contenenti metalli pesanti e sostanze potenzialmente cancerogene sarebbero state scaricate direttamente nella falda acquifera attraverso pozzi disperdenti non autorizzati, provocando un grave inquinamento ambientale.
Le indagini sono state avviate alla fine del 2023 dal gruppo specializzato della Procura di Trani che si occupa di reati ambientali, coordinato dal procuratore Renato Nitti e dal pubblico ministero Marco Gambardella.
Lāinchiesta ĆØ stata condotta dal Nucleo speciale dāintervento del Corpo delle Capitanerie di porto ā Guardia costiera, con il supporto di circa 150 militari e consulenti tecnici, tra cui ingegneri, geologi e chimici. Per lāesecuzione dei provvedimenti sono state mobilitate circa 100 unitĆ operative in sei regioni italiane.
Al centro dellāinchiesta vi ĆØ il sistema di raccolta e smaltimento delle acque reflue dellāarea industriale di Molfetta, estesa per circa 230 ettari e ricadente sotto la competenza del Consorzio Asi di Bari.
Secondo la Procura diverse aziende avrebbero scaricato abusivamente reflui industriali nella rete fognaria consortile; tali reflui contenevano metalli pesanti e sostanze tossiche. Il Consorzio Asi e la societĆ partecipata Asi Spa avrebbero poi riversato i liquidi nei pozzi disperdenti senza alcun trattamento preventivo e senza autorizzazione.
Gli inquinanti contestati comprendono nichel, piombo, cromo, cadmio, berillio, arsenico, manganese, zinco, alluminio, ferro, tallio e stagno.
Le analisi tecniche, svolte tra settembre 2024 e gennaio 2025, hanno rilevato concentrazioni di sostanze inquinanti superiori fino a diecimila volte rispetto ai limiti di legge. Per sostenere lāimpianto accusatorio, la Procura ha incaricato il geologo Luca Scerrato, che ha parlato apertamente di ādisastro ambientaleā e il chimico Stefano Netti, secondo cui i metalli rinvenuti nei pozzi sarebbero compatibili con le attivitĆ produttive delle aziende insediate nellāarea industriale. Gli accertamenti si sono concentrati soprattutto sui pozzi disperdenti, scavati nella roccia e profondi fino alla falda acquifera.
Lāinchiesta coinvolge complessivamente 72 soggetti tra persone fisiche e giuridiche. Tra i principali indagati figurano: Pierluigi Vulcano, ex presidente del Consorzio Asi di Bari; Paolo PatĆ©, anchāegli ex presidente del Consorzio; Giuseppe Riccardi, giĆ presidente di Asi Spa; Domenico Mariani, ex direttore del Consorzio; Pierluca Macchia e Francesco Stramaglia, giĆ responsabili del settore tecnico. Secondo la Procura, chi aveva funzioni di gestione, controllo e vigilanza avrebbe consentito il protrarsi del sistema illecito oppure avrebbe omesso di intervenire per impedirlo. Sono inoltre contestate responsabilitĆ omissive anche ad enti pubblici, tra cui il Settore Ambiente della CittĆ Metropolitana di Bari e il Comune di Molfetta. I reati ipotizzati sono: disastro ambientale colposo, inquinamento ambientale, scarico illecito di reflui industriali. Agli operatori economici viene contestato di avere contribuito al disastro ambientale attraverso una gestione negligente degli scarichi industriali.
Il gip del Tribunale di Trani, Lucia Anna Altamura, su richiesta del pm Marco Gambardella, ha disposto il sequestro preventivo di 17 aziende, il sequestro di beni per circa 150 milioni di euro, il blocco di 11 pozzi disperdenti, lāaffidamento delle aziende sequestrate ad amministratori giudiziari.
Contestualmente, la Procura ha chiesto misure cautelari personali nei confronti di dirigenti ed ex dirigenti del Consorzio Asi e di Asi Spa. Gli amministratori giudiziari hanno ricevuto il compito di interrompere le condotte inquinanti garantendo, al tempo stesso, la continuitĆ produttiva e i livelli occupazionali.
Secondo gli inquirenti, il danno ambientale potrebbe essere irreversibile. Il procuratore Renato Nitti ha dichiarato che, allo stato attuale, non esistono tecnologie capaci di bonificare completamente la falda contaminata. Lāunica possibilitĆ concreta sarebbe quella di bloccare definitivamente la sorgente dellāinquinamento. Gli esperti hanno inoltre evidenziato che gli inquinanti si sarebbero ormai dispersi nel reticolo sotterraneo della falda, rendendo estremamente difficile ogni intervento di recupero ambientale.
Rimane aperto il tema delle possibili conseguenze sanitarie. Le acque di falda della zona sarebbero infatti utilizzate da privati per scopi irrigui e domestici. La Procura ha avviato ulteriori verifiche per accertare eventuali rischi per la popolazione. Secondo Renato Nitti, al momento non vi sono elementi sufficienti nƩ per rassicurare completamente i cittadini nƩ per lanciare un allarme sanitario definitivo.
CāĆØ di più, lāindagine āGround Waterā potrebbe affondare le proprie radici almeno nel 2016, quando AQP aveva giĆ segnalato scarichi industriali fuori limite e minacciato lāinterruzione del servizio fognario dellāarea Asi di Molfetta per salvaguardare il depuratore cittadino.
Quindi 10 anni prima degli attuali sequestri, gli enti coinvolti, tra cui il Comune di Molfetta, erano stati formalmente avvertiti del rischio ambientale legato agli scarichi industriali nella zona Asi di Molfetta.



























