Riveliamo subito quale potrebbe essere una parola chiave, tra le altre, che la Parola di questo giorno ci offrirebbe: nostalgia.
La pericope lucana ci presenta le icone di due persone anziane, quelle che generalmente più si lasciano cullare dai ricordi passati, dagli eventi vissuti, dalle nostalgie degli anni giovanili. Eppure le nostalgie di Simeone e Anna non hanno nulla a che vedere con il passato perché ciò che loro conservano nel cuore non è la memoria di un tempo trascorso ma quella di un tempo futuro. Quelle dei due santi vegliardi sono nostalgie declinate al futuro e non ingabbiate nel passato.
L’evangelista Luca specifica che entrambi erano in attesa di qualcosa e che non vedevano l’ora di accogliere una qualche novità nella loro pur avanzata età .
Simeone e Anna non sono persone rassegnate ma alimentate da uno sguardo futuro. La rassegnazione, anche nella vita di fede e spirituale, spesso impedisce sguardi profondi e non alimenta la speranza di nuove fioriture primaverili. La loro vecchiaia non è un ostacolo ma diventa un punto di forza perché tutto il bagaglio umano e spirituale di una vita li educa e li abilita a sguardi nuovi, cercare sempre la novità che solo il futuro sa regalare.
I due santi e anziani vegliardi sono sentinelle che scrutano l’orizzonte del futuro dove si possono scorgere i colori dell’eternità , i colori di Dio.
Bisogna imparare a coltivare nostalgie future, cioè a desiderare sempre ciò che di più bello possa all’improvviso accaderci; ciò che di più buono possiamo accogliere tra le nostre braccia; ciò che di più appetibile possiamo gustare; ciò che di più desiderabile possiamo vivere.
L’avanzare dell’età , le situazioni di dolore che possono colpirci, i drammi che spesso ci sovrastano, le paure che possiamo avere in noi – ci dicono Simeone e Anna – non devono spegnere le nostalgie future, e anzi alimentare maggiormente il gusto di una speranza che presto si realizzerà nella nostra vita aperta alla brezza dello Spirito.



























