Claudio, innanzitutto ti faccio i miei complimenti e ti porgo quelli dei miei collaboratori. Fa piacere a tutti quanti noi molfettesi questo tuo importante successo, ovviamente meritato, ma la cosa più bella è che è stato ottenuto nella tua città, nella nostra Molfetta. Quanti anni hai? Quando è iniziata la tua carriera sportiva nel Pugilato?
Innanzitutto grazie dei complimenti. Portarlo a Molfetta è stata una scelta mia e del manager perché, appunto, abbiamo scritto la storia a Molfetta e in Puglia, perché io sono il primo pugile a Molfetta e in Puglia dei Pesi Cruiser ad aver vinto il Titolo Italiano.
Che significa Cruiser?
Cruiser è la categoria di peso che in italiano è Massimi Leggeri e ha un limite di 90,719 chilogrammi come peso. È stato fortemente voluto da me, soprattutto portarlo a Molfetta, e sono contentissimo perché abbiamo scritto, appunto, la storia.
Questo è il Titolo più importante della tua carriera?
Sì. Io sono già detentore di due Titoli Internazionali, l’IBO del Mediterraneo e l’IBF latino. Quindi avevo già due Titoli internazionali che, teoricamente, sono più importanti del Titolo Italiano, però il Titolo Italiano è quello che ti consacra, appunto, in Italia e anche all’estero.
Quindi è lunghissimo il percorso che si fa?
L’iter è molto lungo, bisogna avere dei requisiti importanti per disputare soltanto il Titolo Italiano. Ora il regolamento prevede che bisogna avere dieci match con una serie di vittorie che supera il 60 per cento.
A che livelli adesso sei arrivato?
Io sono imbattuto da professionista, ho tredici match tutti vinti, otto prima del limite, il KO. Compreso l’ultimo, al secondo round per KO. Diciamo che dal 2021 ho incanalato tutte vittorie che sono finite entro il terzo round.
Hai ancora margini di miglioramento sicuramente da punto di vista agonistico?
Assolutamente sì.
Quanti anni hai?
Io ho trentuno anni.
Quindi sei giovanissimo. La carriera di un pugile più o meno quanto dura?
Non ha un limite. La carriera di un pugile è determinata dallo stato di salute, quindi dallo stato dei colpi che uno riceve. Io nel primo periodo della mia carriera ho disputato match abbastanza impegnativi. Infatti, ho fatto l’esordio con un pugile fortissimo, Semen Levin, nel 2017, lituano, era veramente forte. Ho fatto l’esordio con lui vincendo. Immaginate un po’. Poi ho acquisito più consapevolezza dei miei mezzi e, tra virgolette, il mio maestro disse queste testuali parole: “Tu una volta che troverai la distanza giusta per colpire, finiranno tutti prima del limite”. Infatti aveva ragione. È Nicola Loiacono, un poliziotto di Bari. Lui mi segue dal mio esordio da professionista.
Quindi anche tuttora?
Sì, assolutamente sì.
Chi sono i tuoi più stretti collaboratori?
Il mio team è composto dal maestro Nicola Loiacono, il tecnico Antonio Armeno che è in pratica quello che mi fa le “passate”, si dice così, quindi i colpitori, eccetera, cioè fa la parte meccanica.
Anche loro ex pugili?
Non sono ex pugili, però hanno masticato Pugilato. Poi c’è il mio manager Davide Piccioni che è di Roma e poi il Presidente della società dove mi sto allenando attualmente che è Francesco Spezzacatena.
La società quale sarebbe, la Red Bull? O Red Bull è lo sponsor?
No, “Red Bull” è il mio soprannome.
Pardon…
Con il fatto che io abbia i capelli rossi e sia un toro per il mio stile di combattimento, il mio manager mi ha dato questo appellativo. Magari fosse la “Red Bull”. Però mai dire mai, perché abbiamo in previsione di combattere negli Stati Uniti o in Inghilterra e quindi, chissà, sarebbe auspicabile come sponsor “Red Bull”…
Quanti anni avevi quando hai incominciato l’attività sportiva?
Io ho iniziato nel lontano 2006. In pratica ero un ragazzino in sovrappeso, diciamo obeso, perché pesavo 130 chili a soli quattordici anni. E dopo aver subìto atti di bullismo, mi è capitato di guardare un film, “Cinderella Man”, che parla della storia di James Braddock. Guardando quel film è scaturita in me una voglia di riscatto. Io praticavo lo Ju Jitsu tradizionale e lì c’era un mio amico, un finanziere, che praticava anche il Pugilato. Io gli chiesi, incuriosito, di portarmi in palestra di Pugilato. Chiesi il permesso a mia madre, che ovviamente non fu molto d’accordo, però la convinsi, mi portò in questa palestra di Pugilato.
Tua madre ha un carattere da pugile?
Sì, ha un carattere duro, infatti è la mia forza in questo periodo. In sostanza, approcciandomi in questa palestra di Pugilato decisi veramente di impegnarmi e in soli tre mesi sono riuscito a perdere trenta chili.
Cioè il processo di dimagrimento è concomitante a quello dell’inizio dell’attività sportiva?
Assolutamente sì, perché il mio ex maestro mi diceva che per portarmi a combattere dovevo arrivare almeno a cento chili. Quindi io m’impegnai e in tre mesi riuscii a perdere trenta chili. Nel luglio 2007…
Quindi anche con un regime alimentare diverso?
Assolutamente sì. La Boxe è sacrificio in qualsiasi sfaccettatura. Sia a livello alimentare, sia a livello di stile di vita, sia a livello di allenamento. La tua vita cambia perché non è uno Sport come il Calcio dove tu ti diverti, dove poi ti puoi prendere la serata libera. Non esiste ciò, nella Boxe se vuoi diventare un pugile che ha ambizioni, devi sacrificarti. Io per anni non ho avuto amici, mi sono svegliato alle quattro meno un quarto la mattina per allenarmi, per andare a correre, poi andavo a scuola, ritornavo, facevo subito i compiti.
Il percorso di studi, invece, com’è proseguito?
Io sono laureato in Giurisprudenza, mi sono iscritto anche a un’altra Facoltà attualmente. Ho avuto sempre un rendimento abbastanza buono, ottimo diciamo, perché la Boxe mi ha anche aiutato nello studio. Bisogna essere determinati, in qualsiasi cosa si faccia.
Ci sono sempre obiettivi da raggiungere.
Certo. La cultura è importantissima.
Claudio, hai riferimenti come atleti che sono magari ancora in attività o che hanno appeso i guanti al chiodo? Hai qualche figura cui t’ispiri?
Certo. I miei idoli sono Mike Tyson, va bene, è scontato. Poi Sonny Liston, pugile che perse contro Muhammad Alì, uno stile molto simile al mio, e attualmente mi piace Canelo Alvarez, pugile tecnico, potente, poi ha i capelli rossi come me.
Poco fa, prima di incontrarti, ho visto il video della gara e mi sono soffermato al grandissimo gesto di sportività, di eleganza starei per dire, quando hai messo ko l’avversario e ti sei avvicinato, ti sei anche inginocchiato. Sono gesti bellissimi. Qual era il tuo stato d’animo, perché tu in quel momento sapevi di aver vinto la gara, vero?
Sì.
Ecco, che cosa si prova in quel momento, quali sono i sentimenti che attraversano l’atleta quando sa di aver vinto ma di vedere l’avversario steso a terra?
Allora, il nostro Sport insegna rispetto, lealtà e la cosa più importante la salute. Nel nostro Sport si rischia di morire. E quindi è normale che io non abbia esultato, abbia pensato prima di tutto al fatto che il mio avversario si riprendesse e stesse bene, perché lì sopra diventiamo dei guerrieri, dopodiché si diventa quasi fratelli. La cosa che m’interessava di più era che il mio avversario stesse bene, poi la vittoria viene in secondo piano. Questo insegna la Boxe. Guardate, il rispetto che insegna il Pugilato come Sport, come stile di vita, probabilmente non lo insegna nessuno nello Sport. Io, ad esempio, ho mandato subito un messaggio al mio avversario che è andato a finire in Ospedale per accertamenti, ci siamo sentiti, lui è romano, veramente ci siamo confrontati, lui mi ha invitato a Roma, io l’ho invitato qui, siamo diventati quasi fratelli.
Questa è una cosa bellissima che lo Sport insegna e che insegna soprattutto ai ragazzi. Che consiglio vuoi dare ai ragazzi che oggi magari vogliono iniziare un’attività sportiva? Purtroppo, faccio fatica anche a dirlo, il Pugilato, come tanti altri sport, è classificato come sport minore, dove non circola molto denaro perché adesso è il Calcio quello che spadroneggia, perché i ragazzi vogliono fare carriera non tanto per educarsi ai valori dello Sport quanto per emulare l’idolo che ha il bel conto concorrente in banca, che possiede la bella macchina, la bella fidanzata. Che messaggio, invece, tu vorresti lanciare a questi ragazzi che magari devono anche scegliere su quale attività sportiva cominciare il percorso: Claudio cosa direbbe a questi ragazzi?
Allora, la differenza tra la Boxe e le Arti marziali e gli altri Sport è che questi ultimi sono dei giochi, dove ci si diverte, dove c’è il gioco di squadra. La Boxe e anche altre discipline sono delle discipline, appunto. Cioè t’insegnano dei valori che altri Sport, purtroppo, non ti trasmettono. La Boxe cosa t’insegna? La Boxe t’insegna il rispetto, la lealtà, l’educazione, a cavartela da solo, perché tu sei solo sul ring. La Boxe è classificata anche come uno Sport dove si usa di più la testa, quindi è molto cognitivo come Sport. Quindi cosa potrei consigliare? Se avete bisogno di diventare più sicuri di voi stessi, se i genitori hanno bisogno di educare i propri figli a rispettare la gente, le regole, eccetera, consiglio di scegliere la Boxe perché è uno sport che fa cambiare la vita. La Boxe ci cambia sia a livello fisico sia a livello mentale.
Vuoi aggiungere qualche altra cosa che non ti ho chiesto?
Io potrei aggiungere questa cosa qui che è una cosa importantissima: io da piccolo ho ricevuto diverse angherie che mi hanno demoralizzato, anche a scuola, anche dai professori a volte, dove mi hanno fatto sentire inadeguato, non all’altezza della situazione. La mia voglia di riscatto è scaturita da queste situazioni, che mi hanno dato la spinta e la voglia di arrivare a questi risultati.
E ci stai riuscendo…
Io ci sono arrivato, posso fare un esempio. Guardavo le World Series, che sono dei campionati mondiali dilettantistici, semi-professionistici, in TV su Italia 1 nel lontano 2014. Li vedevo come un sogno. Nel 2015 ho partecipato alle World Series in Venezuela. Sono stato in Nazionale. Guardavo in TV i professionisti che vincevano Titoli internazionali, eccetera. Oggi sono un pugile professionista imbattuto, ho vinto tre Titoli in un solo anno, forse un record, nel 2022. Una cosa impensabile. Cosa mi verrebbe da dire? Il consiglio è di non porsi mai dei limiti, perché nella vita niente è impossibile, e io l’ho raccontato con i fatti. A scuola mi dicevano: “Non andare allo Scientifico perché lo Scientifico è difficile, è quasi impossibile”. Io mi sono diplomato con novanta. All’Università io mi sono laureato nella Magistrale in Giurisprudenza. Ora mi sono iscritto a un’altra Facoltà, Scienze Motorie. Quindi, se avete un obiettivo, mettetevi d’impegno e cercate di raggiungerlo perché niente è impossibile.
Sergio Magarelli, “Nella vita niente è impossibile”, L’altra Molfetta, Anno XXXIX, n. 1, gennaio 2023, pagg. 8-11.
© Proprietà letteraria riservata.
Vietata anche la riproduzione parziale senza autorizzazione.



























