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Mons. Basile e l’eredità di don Tonino Bello

In poche parole: non basta più ricordare don Tonino, ora bisogna viverlo

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Il riferimento a don Tonino Bello, nell’omelia di ingresso di Mons. Domenico Basile, non ha un valore semplicemente commemorativo o affettivo. Non si tratta, cioè, di un omaggio dovuto a una delle figure più alte e amate della nostra Chiesa locale. Anzi, in quel richiamo risiede un’indicazione precisa di metodo, di stile e di prospettiva ecclesiale. Citando don Tonino, Mons. Basile mostra di voler collocare il proprio ministero dentro una linea pastorale esigente, ancora capace di interrogare in profondità la diocesi e di orientarne il cammino.
Particolarmente significativa è la scelta del passo tratto da Insieme per camminare, nel quale don Tonino mette in guardia dal pericolo degli sterili personalismi. L’immagine dell’orchestra è di straordinaria efficacia. Ciascuno può anche suonare bene il proprio spartito, ma se manca l’armonia dell’insieme, il risultato non è la bellezza del concerto, bensì la confusione dei suoni. In questa immagine è racchiusa una diagnosi che conserva ancora oggi una sorprendente attualità. Anche nella vita ecclesiale, infatti, si può correre il rischio di esibire bravura personale, efficienza, protagonismo, senza però costruire una vera comunione. Si possono moltiplicare iniziative, ruoli, presenze, ma senza generare un autentico cammino comune.
Per questo la frase di don Tonino, ripresa da Mons. Basile, assume un rilievo decisivo: «Ogni volta che si annulla l’avverbio “insieme”, si annulla anche il verbo “camminare”». In queste parole vi è una sintesi limpida di ciò che significa essere Chiesa. Non si cammina davvero quando ciascuno procede da sé, quando i ministeri si chiudono, quando i carismi si isolano, quando il senso dell’appartenenza cede il passo alla logica dei piccoli recinti. Il “camminare insieme” non è una formula retorica, ma la condizione stessa di una Chiesa che voglia essere fedele al Vangelo.
Ancora più importante è il passaggio successivo, in cui don Tonino non si limita alla denuncia, ma indica la via da percorrere «Se vogliamo perciò camminare, dobbiamo metterci “insieme”». Qui si comprende che lo stare insieme non è un sacrificio imposto dalla necessità, ma una forma alta della vita ecclesiale, capace di restituire gusto all’impegno, forza alla testimonianza, coraggio alle scelte.
Mons. Basile, richiamando queste parole, sembra voler dire con chiarezza che il futuro della nostra diocesi non passerà attraverso leadership isolate o iniziative scollegate, ma attraverso una rinnovata esperienza di comunione, corresponsabilità e sinodalità concreta.
È proprio in questo orizzonte che il riferimento a don Tonino Bello acquista tutta la sua importanza. Dopo un decennio, si intravede con maggiore evidenza la necessità di vivere realmente la sua eredità. Per troppo tempo, infatti, il nome di don Tonino è stato giustamente onorato, ricordato, amato. Ma i suoi progetti pastorali non sono stati ampiamente recepiti e, soprattutto, incarnati nel modello concreto della nostra Chiesa locale. La sua visione di una Chiesa più evangelica, più fraterna, più corale, più povera di protagonismi e più ricca di comunione, è rimasta spesso più evocata che tradotta in scelte stabili e condivise.
Per questo il richiamo di Mons. Domenico Basile appare oggi particolarmente significativo e persino provvidenziale. Esso suona come un invito rivolto a tutta la diocesi – presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, fedeli laici – a passare finalmente dalla memoria alla prassi, dalla citazione all’incarnazione, dal richiamo ideale alla concreta assunzione di uno stile ecclesiale. Non basta custodire il ricordo di don Tonino Bello, occorre lasciarsi ancora istruire dalla sua parola, provocare dalla sua visione, convertire dal suo modo di intendere la Chiesa.
In questo senso il passaggio dell’omelia di Mons. Basile non è marginale, ma rappresenta uno dei segnali più importanti del suo avvio di ministero. È come se venisse indicata alla nostra Chiesa locale una direzione chiara, quella di ritrovare la bellezza e la fatica della comunione, di superare i personalismi sterili, di riscoprire la necessità del camminare insieme, di assumere finalmente come compito ciò che troppo a lungo è rimasto soltanto come memoria.
A Mons. Domenico Basile va il mio personale e sincero augurio di un lunghissimo e proficuo magistero episcopale, sui passi di don Tonino Bello. Possa il suo ministero aiutare davvero la nostra Chiesa locale a recepire finalmente, in modo più pieno e concreto, quella visione pastorale che don Tonino aveva consegnato come profezia e come compito, e che ancora attende di essere ampiamente vissuta e incarnata.

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