Oracolo sulla città del mare.
Come le indagini che si scatenano sul Palazzo,
così egli viene da Trani,
da un interrogatorio orribile.
Una visione tremenda gli fu mostrata:
l’amministratore che confonde,
l’amministratore che distrugge.
Gridate, o Molfettesi,
infastidite, o cittadini!
Fate cessare ogni lamento.
Per questo le mie parole sono nello spasimo,
mi hanno colto sudori come di una partoriente;
sono troppo nauseato per udire,
troppo sbigottito per vedere.
Smarrito è il mio pensiero,
la costernazione mi invade;
la città tanto desiderata
diventa il mio terrore.
Si prepara la tavola lo stesso,
si stendono le delibere,
si continua, in silenzio.
Alzatevi, o assessori,
non ungete le speranze,
poiché così mi ha detto la città:
“Va’, metti una sentinella
che denunci quanto vede.
E se vedrà arroganza,
se vedrà superbia,
uomini che cavalcano affari,
uomini che cavalcano interessi,
allora osservi attentamente,
con grande attenzione”.
La vedetta ha gridato:
“Al posto di osservazione, città,
io sto sempre lungo il mese,
e nel mio osservatorio
annoto, tutti i giorni.
Ecco, qui arriva una schiera di oppositori,
da sinistra a destra.
Essi esclamano e dicono: «Cadi,
cadi la Giunta!
Tutte le statue dei suoi assessori
restano in piedi, intatte»”.
O popolo mio, amministrato e trebbiato come su un’aia,
quanto ho letto dalle carte, a te l’ho annunciato.
Oracolo sulla città del mare.
Gridano dal porto:
“Molfetta, quanto resta della notte?
Molfetta, quanto resta della notte?”.
Molfetta risponde:
“Viene il mattino, poi anche la notte;
se volete domandare, domandate,
ma se volete cambiare
convertitevi e votate!”.
Oracolo sulla città del mare.
Nei cantieri, passate la notte,
carovane di imprese;
andando incontro agli appalti,
portate verità.
Abitanti della terra di Molfetta,
presentatevi a quelli della continuità
senza fame per voi.
Perché essi fuggono di fronte alle responsabilità,
di fronte alla spada tagliente della dignità,
di fronte all’arco teso dell’onore,
di fronte al furore dell’orgoglio.
Poiché mi ha detto la città: “Ancora un anno,
contato alla maniera degli anni di un commissario,
e scomparirà tutta la potenza vanagloriosa del fare.
E il numero delle liste dei prodi di lui
resterà molto esiguo,
perché il direttore de L’altra Molfetta ha parlato”.
Il ricorso alla parafrasi del XXI capitolo del Libro di Isaia, altro non è che un modo enfatizzato ed estremo per mettere in risalto “l’ottusità” etica di questa Amministrazione che, inspiegabilmente, si ostina a non prendere atto che al di là di ogni forma di garantismo deve prevalere la consapevolezza di ritenere chiusa definitivamente la stagione politica minerviniana. Questa rivista, che si dichiara politicamente indipendente, ed è importante ribadirlo anche in questa circostanza, non ha assolutamente alcuna motivazione per condizionare l’opinione pubblica.
Tuttavia, di fronte alla consistenza dei capi d’accusa della Procura sui presunti illeciti amministrativi, senza dimenticare il primo filone d’indagini che risale al mandato 2017-2022, e a prescindere dalla decisione del Gip che tarda ad arrivare, soltanto un passo indietro da parte di tutta la maggioranza politica garantirebbe non solo agli indagati di affrontare più serenamente le vicende giudiziarie, ma di assicurarsi perlomeno un filo di credibilità alle prossime elezioni amministrative. Perché questo silenzio e questo attendismo rafforzano nei cittadini il sospetto che, anche di fronte a situazioni gravi e importanti, prevale la volontà e il desiderio di rimanere incollati alle poltrone.
Pertanto, se da una parte resta immutato l’augurio al Sindaco e a tutti gli indagati di risolvere positivamente le proprie posizioni, dall’altra non si può e non si deve sottovalutare l’inerzia con cui non si giunge a quella che dovrebbe rappresentare la scelta più giusta e opportuna per il bene della città.



























