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Molfetta in due vedute degli anni ’50

Nel numero di Agosto 2026

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Nella prima metà degli anni ’50 fu edita dall’indimenticata Cartolibreria ins. Berardino Squeo, che aveva sede in un ampio e luminoso locale angolare al civico 53 di corso Umberto, una serie di cartoline di Molfetta dall’insolito formato di cm 21 x 9. Due vedute in particolare, qui riprodotte, mostrano aspetti caratteristici della città scomparsi ormai da tempo. La prima immagine è una «panoramica dall’aereo» del borgo antico e dei luoghi vicini. In basso, verso sinistra, il monumento a Vittorio Emanuele II e il giardino pubblico retrostante sono privi della recinzione, rimossa durante l’ultimo conflitto e ripristinata in epoca successiva. Esisteva ancora la vecchia chiesa di S. Teresa, di cui si vedono la sommità e i due piccoli campanili laterali che sormontavano la facciata neoclassica. Consacrata l’11 luglio 1857 dal vescovo Nicola Guida, nel 1960 fu elevata a 11ª parrocchia di Molfetta da mons. Achille Salvucci. Ma, a causa di problemi statici, il 28 gennaio 1962 il sindaco avv. Domenico Boccardi ne dispose la chiusura. Poiché la spesa per i lavori di consolidamento si prospettava elevata e non potendo peraltro tali opere essere garantite nel tempo, si decise di demolirla e di ricostruirla “in loco”, ma in posizione retrostante. Il progetto fu affidato agli ingegneri molfettesi Nicola Mezzina e Antonio Roselli. Il 19 maggio 1963 mons. Salvucci benedisse la prima pietra; la solenne consacrazione ebbe luogo il pomeriggio di sabato 6 giugno 1964. Più a destra compare, nella veduta, la sommità del palazzo della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio), la cui facciata principale prospettava su via Respa. Nel gennaio 1926 il geometra Edmondo Benassi, di origini molfettesi, presentò alla civica Amministrazione il progetto di un teatro, con annesso albergo, da costruire sul suolo attiguo alla facciata di levante del fabbricato, prospiciente piazza Vittorio Emanuele II, già eretto e destinato al Banco di Napoli e alle Poste.
Ottenute le necessarie autorizzazioni, i lavori stavano per essere appaltati, ma il Governo stabilì di riservare quell’area al palazzo della G.I.L. Il progetto fu elaborato nel 1938 dall’ing. Sergio Giancaspro, che diresse anche i lavori. Ma nel settembre 1939 la costruzione venne sospesa, poiché il Comando Generale della G.I.L. ritenne di dover adeguare il fabbricato alle nuove norme emanate dal Governo. Dopo un sopralluogo effettuato nel novembre 1940, fu approvato un nuovo schema di distribuzione dei piani, ottenuto solo con lo spostamento di alcune tramezzature. L’edificio avrebbe dovuto comprendere sessanta vani, ripartiti su sei livelli: seminterrato, pianterreno e quattro piani sovrapposti. Ma rimase incompiuto. Il 18 ottobre 1975, con delibera del Consiglio comunale, il suolo ex G.I.L. venne alienato. Abbattuto il palazzo, fu costruito un fabbricato in cui si sono avvicendate tre sedi bancarie. Il 1913, per iniziativa privata, nell’atrio del demolito convento di S. Teresa sorse, su progetto dell’ingegnere molfettese Antonio Spagnoletti, il “Politeama Sociale”, costruito in legno, a cui si accedeva dall’odierna via Ugo Bassi. Fu palcoscenico di primarie compagnie liriche. Nel marzo 1919 una cantante che si apprestava ad entrare in scena rovesciò per disattenzione una spiritiera; divampò un incendio che distrusse il teatro in meno di un’ora.

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