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Molfetta, il dialetto non invecchia: terza edizione per il Dizionario di Vincenzo Bini

Vincenzo Bini aggiorna la sua opera con revisioni su accentazione, plurali e forme femminili

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Il Dizionario Etimologico del Dialetto Molfettese del Dott. Vincenzo Bini giunge alla sua terza edizione, riveduta e aggiornata. Un traguardo significativo per un’opera che, come racconta lo stesso autore nella nota introduttiva a questa nuova uscita, «è nato quattro anni fa con la pretesa di riempire un vuoto nella dialettologia molfettese» e che, edizione dopo edizione, «ha continuato a crescere nel tempo, arricchendosi di revisioni, correzioni di errori, suggerimenti di altri appassionati di dialetto, introduzione di nuovi termini».
Tra le novità principali di questa terza edizione, Bini segnala anzitutto la revisione dell’accentazione: tutti i lemmi dialettali riportano ora l’accento sulla vocale tonica, mentre si è scelto di non accentare in alcun modo la “e” congiunzione, per favorire una lettura più scorrevole. Altro elemento di rilievo è la presenza più capillare dei plurali delle voci dialettali, comprese le varianti, e una cura analoga riservata alle forme femminili di sostantivi e aggettivi.
L’autore si sofferma in particolare su un fenomeno linguistico che attraversa il dialetto molfettese: il passaggio dal genere maschile al femminile nel plurale per i cosiddetti vocaboli “variabili”, che vedono cioè il plurale concludersi in -re anziché conformarsi al singolare. Gli esempi non mancano: u carvùtte (buco) diventa re carvòttere (buchi); u calzòene (calzone, focaccia) diventa re calzònere (calzoni); u méràite (marito) diventa re mérètre (mariti). Un fenomeno che Bini ricollega, sul piano storico-linguistico, al residuo dell’uscita in -ora dei plurali neutri della terza declinazione latina, percepito nel tempo come forma femminile.
Nonostante la ricchezza di queste correzioni, l’autore tiene a ribadire un principio già presente fin dalla prima edizione: l’opera non ha alcuna pretesa di essere “definitiva”. Si tratta, nelle sue stesse parole, di «un corpo vivente che subisce continue spinte evolutive», una base di partenza aperta al confronto e al contributo di chi, come lui, continua a coltivare la passione per il dialetto cittadino.
Il dizionario, che prende le mosse dal Nuovo lessico molfettese-italiano di Rosaria Scardigno (1903, poi ampliato nel 1963), integrandolo con lo studio etimologico che mancava all’opera originaria, si conferma dunque un riferimento in costante crescita per chi voglia esplorare le radici linguistiche, e con esse pedagogiche, etiche e identitarie della parlata molfettese.

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