Home Attualità Politica Molfetta e la sfida per la giunta, competenze prima delle preferenze
Politica

Molfetta e la sfida per la giunta, competenze prima delle preferenze

Il Consiglio comunale non è una sala d’attesa per aspiranti assessori

1.7k

Con l’elezione del nuovo sindaco Manuel Minervini, uno dei temi che sta già animando il dibattito cittadino è quello della composizione della futura giunta comunale. Il cosiddetto “toto-assessori” è partito con largo anticipo e, come spesso accade, rischia di alimentare aspettative che potrebbero non trovare riscontro nelle scelte finali del primo cittadino.
Eppure, sia durante la campagna elettorale sia nelle dichiarazioni successive all’elezione, il sindaco è stato chiaro: la giunta dovrà essere politica, ma anche fondata sulla competenza. Un principio che merita di essere ribadito con forza proprio in questa fase, quando il confronto sembra concentrarsi più sui numeri delle preferenze che sulle capacità necessarie per amministrare settori complessi della macchina comunale.
A ricordarlo è innanzitutto lo stesso Statuto del Comune di Molfetta. L’articolo 37 stabilisce infatti che il sindaco nomina i componenti della giunta, compreso il vicesindaco, anche al di fuori del Consiglio comunale, scegliendoli tra cittadini in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Lo Statuto, inoltre, salva esplicitamente la facoltà di nomina fiduciaria degli assessori. Si tratta di una previsione chiara, che attribuisce al sindaco la responsabilità e l’autonomia di costruire la squadra di governo ritenuta più idonea per affrontare le sfide amministrative della città.
Questo significa che, pur nel necessario confronto con le forze politiche che compongono la maggioranza, il sindaco non è vincolato a seguire automaticamente graduatorie basate sul numero di preferenze ottenute dai consiglieri eletti. Le preferenze rappresentano certamente un importante indicatore di consenso politico, ma non possono trasformarsi nell’unico criterio per assegnare incarichi amministrativi che richiedono competenze specifiche, esperienza e capacità di gestione.
Del resto, è opportuno ricordare un elemento spesso trascurato nel dibattito pubblico: i cittadini, nelle recenti elezioni amministrative, sono stati chiamati a scegliere il sindaco e i consiglieri comunali. Nessuno ha votato direttamente gli assessori. Chi si è candidato al Consiglio comunale e ha ricevuto la fiducia degli elettori è stato scelto per svolgere il ruolo di consigliere, una funzione centrale e tutt’altro che secondaria nella vita democratica dell’ente.
Il Consiglio comunale non è una sala d’attesa per aspiranti assessori. È il luogo in cui si esercita il controllo politico e amministrativo sull’operato della giunta, si elaborano proposte, si discutono gli indirizzi strategici della città e si rappresentano le istanze dei cittadini. I consiglieri hanno il diritto di promuovere atti, presentare interrogazioni, interpellanze, mozioni e risoluzioni, oltre ad accedere agli atti e alle informazioni necessarie per svolgere il proprio mandato. Compiti che richiedono studio, impegno, presenza e senso di responsabilità.
Per molti neoeletti si apre ora una fase importante di formazione e crescita politica. L’esperienza amministrativa si costruisce nel tempo, attraverso il lavoro nelle commissioni consiliari, il confronto con gli uffici e la conoscenza approfondita dei problemi della città. Ambire a ruoli di maggiore responsabilità è legittimo, ma non dovrebbe mai diventare una pretesa automatica derivante dal numero di voti raccolti.
Anche le altre cariche istituzionali, dalla presidenza del Consiglio comunale alle presidenze delle commissioni, dovrebbero essere assegnate secondo criteri di equilibrio, autorevolezza e competenza, non esclusivamente sulla base del consenso elettorale personale.
Se davvero la città ha chiesto un cambiamento nel modo di amministrare, questo cambiamento deve partire proprio dalla composizione della squadra di governo. Sarebbe un errore riproporre logiche che in passato hanno spesso privilegiato la conta delle preferenze rispetto alla qualità delle competenze. Molfetta ha bisogno di assessori capaci di affrontare dossier complessi, programmare interventi, gestire risorse e tradurre gli indirizzi politici in risultati concreti.
Per questo motivo è giusto che il sindaco eserciti fino in fondo la prerogativa che lo Statuto gli riconosce, scegliendo le figure che ritiene più adatte, anche quando queste non coincidano con i nomi più votati o provengano dall’esterno del Consiglio comunale.
Ai consiglieri eletti spetta invece il compito, altrettanto fondamentale, di mettersi immediatamente al lavoro nell’interesse della comunità. La città ha bisogno di una giunta competente, ma ha bisogno anche di un Consiglio comunale autorevole, preparato e operativo. È da questo equilibrio che passa la credibilità della nuova amministrazione e la possibilità di dare concretezza alla promessa di cambiamento che ha accompagnato la recente tornata elettorale.

articoli correlati

Via Ungaretti, buche e cartelli ma niente lavori

Il manto stradale di Via Ungaretti è ormai da anni in condizioni...

Tre professioniste in lista, presidente uomo: il caso della parità di genere ai revisori

Sulla nomina del presidente dell’Organismo di revisione economico-finanziaria torna la consigliera comunale...

Vasca di colmata, l’amministrazione revoca il bando. Demos: “Ora un progetto a misura di porto”

L’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Manuel Minervini ha avviato, in autotutela, il...

Revisori dei conti, la maggioranza dice no a una donna

Doveva essere una nomina di routine, è diventata l’ennesimo terreno di scontro...

WordPress Ads