Editoriale

Mistero della fede

In poche parole: una conversione sulla via di Damasco o una strategia elettorale?

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Molfetta si ritrova immersa in un silenzio politico che ha il sapore denso dell’attesa calcolata. Nessuna traccia di una candidatura ufficiale, di un nome che si faccia protagonista di un progetto, di una visione che trascenda l’ordinario. Questo silenzio non è, però, assenza di attività, ma il sintomo più lampante di un vezzo antico: quello delle lunghe trattative, dei bilancini di precisione e delle spartizioni che si consumano dove la logica del bene comune cede troppo spesso il passo alla vecchia gestione del potere.
In questo scenario di attesa colpisce il mutismo del Partito Democratico. Lo scandalo dei concorsi ad ARCA Puglia avrebbe dovuto sollevare un polverone di riflessioni, una scossa d’orgoglio o, quantomeno, un cenno di reazione da parte della segreteria. Invece, il silenzio persiste, ostinato e imbarazzante. Forse sperando che l’oblio faccia il suo corso, mentre i cittadini attendono risposte che non arrivano.
Ma è nel cuore delle tradizioni più care alla nostra comunità che si consuma il paradosso più curioso. Mentre la politica ufficiale tace, la vita confraternale si accende di nuovi, illustri protagonisti. Giunti alla soglia dei cinquant’anni, nel pieno della maturità civile, perché si avverte l’improvvisa urgenza di indossare il camice e l’effigie di una confraternita? Siamo di fronte a una folgorante conversione sulla via di Damasco o ci troviamo di fronte a una raffinata, seppur prevedibile, strategia elettorale? Il sospetto è che il sacro diventi lo scudo (o il palcoscenico) per il profano. Se la devozione è sincera, il tempo ne darà testimonianza nelle opere. Ma se l’iscrizione al registro fosse solo l’ultimo tassello di un posizionamento elettorale, allora dovremmo chiederci quanto ancora questa città possa sopportare che i suoi simboli più profondi vengano usati come moneta di scambio. Molfetta merita chiarezza: nelle piazze, nei partiti e, soprattutto, davanti all’altare della Verità.
È doveroso, tuttavia, tracciare un solco netto tra le intenzioni dei singoli e il ruolo dell’istituzione. La riflessione qui mossa non investe minimamente l’Arciconfraternita, la cui missione spirituale e caritatevole resta un pilastro nobile della nostra storia. È, infatti, nel DNA stesso del sodalizio spalancare le proprie porte e accogliere con benevolenza chiunque manifesti la volontà di intraprendere un cammino di fede. L’accoglienza dei nuovi confratelli è un atto di apertura che onora la tradizione; è semmai la tempistica della scelta dei singoli protagonisti, calata nel contesto attuale, a sollevare quegli interrogativi che la città non può fare a meno di porsi.

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