Metafore di vita

Io Sono. Io sono il pane disceso dal cielo. Io sono la luce. Io sono la porta delle pecore. Io sono il buon pastore. Io sono la via, la verità, la vita. Io sono la vite.
Sono definizioni che Gesù da di sé stesso. Non è un modo per arrogarsi un diritto o la presunzione di farsi credere Figlio di Dio. Quello di Gesù è il desiderio di generare relazioni nuove. L’immagine della porta rende bene l’idea di un attraversamento. Per passare da una parte all’altra, è necessario attraversare la soglia di una porta. L’immagine del pastore rende perfettamente l’idea di chi conduce e di chi si lascia guidare da lui. L’immagine della via rende bene l’idea di chi segue una strada tracciata. L’immagine della vite rende più che bene l’idea di chi è legato, intrecciato, innestato. L’immagine della luce rende perfettamente l’idea di una vita che spunta come il girasole orientato alla fonte della luce. L’immagine del pane rende bene l’idea di chi necessita sfamarsi per vivere. Non si può vivere senza mangiare il pane. 
Sono metafore che riportano l’idea della relazione profonda. Quella che oggi ci presenta il brano del Vangelo di Giovanni, della vite e dei tralci, vuole evidenziare proprio una relazione profonda. Anzi profondissima. Vite e tralci hanno la stessa linfa vitale e questo significa la profondità di un rapporto
Nell’Antico Testamento spesso ci si rifà alla metafora della vigna per descrivere il popolo legato a Dio, quell’Israele che il Signore ha piantato con cura e dedizione, ha accompagnato nella storia, ha educato, ha perdonato. Quando, allora, si parla della vigna si vuole mettere maggiormente in risalto il lavoro di cura di Dio, la sua attenzione, la sua predilezione. È sempre Dio il protagonista. Quel Dio spesso tradito, rifiutato, allontanato, offeso. 
Gesù non si definisce il vignaiolo o il viticoltore – attributo che lascia al Padre – ma vite, evidenziando il mistero dell’intreccio tra Dio e l’umanità. Dio è tutt’uno col popolo. La storia del Padre s’intreccia con quella dei figli. Dio non è soltanto colui che coltiva la vigna, ma è anche colui che, prendendosi cura, si fa vite per trasmettere linfa vitale ai tralci. I suoi piedi sono ben radicati nel terreno della vigna, le sue mani sanno prendersi cura dei tralci e dei grappoli, i suoi occhi scrutano i germogli.
Non c’è intreccio relazionale che non generi frutti di amore. Per questo Giovanni nella prima lettura ci esorta a restare uniti a Dio nell’ascolto della sua parola, perché solo così si possono portare frutti di amore. Per questo Gesù, nella pericope evangelica, ci dice che se non portiamo frutti significa che non abbiamo stabilito un vero rapporto di fiducia e di amicizia con lui. Per questo, continua, il tralcio secca e deve essere necessariamente tagliato. 

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