Dopo l’evento grave (eticamente) e pericoloso (fisicamente) che ha coinvolto Matteo d’Ingeo, tutta la nostra comunità cittadina farebbe bene a recitare ad alta voce il confiteor. Non è un’esagerazione, è quella formula liturgica che si recita a memoria in chiesa, mentre si batte il petto con le mani e la mente esula altrove, evitando le piccole e grandissime colpe che si moltiplicano e si rinnovano nelle sinuosità dello spirito. Questa volta però la mente (se c’è) è chiamata a connettersi seriamente, per davvero e concretamente con l’azione. Perché questa volta non dobbiamo collettivamente confessare né un peccato in pensieri, né uno in parole, e tantomeno in opere. Oggi abbiamo tutti quanti un peccato da farci perdonare, ed è quello in omissioni. Perché gran parte delle istituzioni locali...
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