In questo tempo sospeso, sullo stesso orizzonte si affacciano due figure nuove chiamate, in modi diversi, aprendersi cura di questa terra: una per il suo cammino spirituale, l’altra per il suo cammino civile. Oggi, la Diocesi accoglierà il suo nuovo vescovo, don Mimmo Basile, figlio di Andria e a breve anche figlio di Molfetta,terre segnate per sempre dalla presenza di don Tonino Bello. Chi conosce quella storia sa che don Tonino non era solo un vescovo: era un uomo che si metteva in fila con i poveri, che voleva una Chiesa non solo coi piedi per terra, ma in mezzo alla gente. È da quella scuola che viene il nuovo pastore. Nel giorno della sua ordinazione ha pronunciato tre parole semplici e pesanti: «La speranza non delude» e un «Eccomi».
In una città in cui troppa gente ha smesso di sperare, quelle parole non sono soltanto un annuncio religioso: sono un possibile programma civico, un criterio per chiunque si candidi a rappresentare il volto temporale di questa comunità.
Perché la speranza, qui, non è retorica: è la responsabilità di ricordare a tutti che costruire è ancora possibile. Così, in un tratto di tempo breve, Molfetta si ritrova a incrociare due ingressi: quello di chi sarà chiamato a custodire lafede, la coscienza, la misericordia e quello di chi sarà chiamato a custodire le strade, le case, il lavoro, i diritti.
È un momento straordinario, che non ha bisogno di clamore.
Si consuma quasi in silenzio: nelle chiese, nelle case, nei consigli parrocchiali, nei bar, nelle piazze. Lì dove la città misura, una volta ancora, la distanza tra le parole che pronuncia e la speranza che è disposta arimettere in circolo.
A don Mimmo Basile, Molfetta può permettersi di sussurrare un benvenuto che è anche una preghiera: che il suo ministero tenga viva quella linea sottile che unisce cielo e terra, poveri e istituzioni, Vangelo e vita quotidiana.
E a chi sarà chiamato a guidare il volto civile di questa comunità, la stessa città sembra rivolgere, senza rumore, la medesima richiesta: che la parola “Comunità” non venga usata come un vestito di stagione, ma onorata come ciò che è da settemila anni: un patto di cura reciproca, un lavoro quotidiano, una speranza che — se ci crediamo davvero — non delude.
Buon cammino a Mons. Domenico Basile e un abbraccio al suo precedessore Mons. Cornacchia.



























