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Mastropasqua e la “corrida digitale”

In poche parole: il confronto può essere acceso ma non deve perdere la dignità

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Il riscaldamento è finito, adesso si gioca sul serio perché la candidatura di Pietro Mastropasqua è ufficiale. Dodici liste lo sostengono, numeri importanti che dicono molto della capacità di aggregazione del candidato e altrettanto della voglia – o necessità – di molti di ritrovare una casa politica dopo mesi di “trattative”.
Fin qui, nulla di sorprendente. Mastropasqua è un nome conosciuto, presenza stabile nella vita pubblica cittadina. Ma c’è un dettaglio, e non proprio secondario, che sta accendendo la discussione: la reazione dei social. I primi commenti, ancora sparsi ma già significativi, non contestano tanto lui quanto la “compagnia”. Ex amministratori, ex assessori, ex consiglieri, ex tutto. Insomma, una mappa politica che molti molfettesi considerano già vista, se non addirittura logora. Si tratta davvero di un nuovo inizio o solo di una riedizione – magari meglio confezionata – della passata stagione? È un dubbio legittimo, e fa parte del gioco democratico. Perché l’elettore non guarda solo il conducente, guarda anche chi sono i passeggeri. Ma al tempo stesso il dibattito sta rischiando di imboccare la solita scorciatoia, un vecchio vizio dei social dove la passione spesso supera la misura. I social sono utili finché ampliano il dibattito, poi diventano tossici quando lo sostituiscono con l’insulto. Criticare è sacrosanto, contestare una coalizione è legittimo, ma degradare il confronto a una sassaiola verbale, no. E questo vale per tutti. Per i sostenitori, per gli oppositori, per i delusi, per gli entusiasti e soprattutto per quei professionisti dell’offesa che scambiano la maleducazione per franchezza.
Molfetta ha bisogno di una campagna elettorale seria, non di una “corrida digitale”. Le questioni da affrontare sono tante. Urbanistica, commercio, mobilità, gestione del porto, servizi sociali, capacità amministrativa: è su questi temi che si misura la credibilità di un candidato, non sul turpiloquio, non nella denigrazione personale.
La partita, dunque, è appena iniziata. Mastropasqua dovrà affrettarsi per spiegare cosa intende fare e come pensa di farlo, ma anche chiarire il senso politico dell’ampia coalizione che lo sostiene. Gli elettori, dal canto loro, avranno il compito di giudicare con attenzione, senza sconti ma anche senza cadere nella tentazione della denigrazione facile. Perché il confronto può essere acceso ma non deve perdere la dignità.

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