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Maria, donna molfettese

Verso la Festa Patronale 2025

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Nella centralità del XXV Dies Natalis di don Tonino Bello, appuntamento che ha visto la città di Molfetta accogliere nella sua terra e nella sua Chiesa Papa Francesco (20 aprile 2018), non può passare in secondo piano l’approfondimento di un profilo importante e determinante che ha condizionato e caratterizzato molto l’episcopato di Mons. Antonio Bello: la spiritualità e la devozione mariana. Questo aspetto fondamentale, radicato nell’esperienza umana e pastorale del vescovo, trova la sua origine e la sua ispirazione, in modo particolare, nella celebrazione di un altro evento che dal 23 settembre 1987 al 9 febbraio 1988 si svolse a Molfetta: la Peregrinatio Mariae. Il simulacro della Madonna dei Martiri, a tappe, sostava per una intera settimana nelle parrocchie della città. L’iniziativa ideata e promossa da don Tonino Bello fu una risposta immediata ad un’altra grande iniziativa, quella dell’allora Pontefice Giovanni Paolo II. Il papa polacco, oggi santo, il 1° gennaio 1987 decise di indire un Anno Mariano. Il vescovo di Molfetta, senza perdere altro tempo, dopo appena sei giorni dall’annuncio del papa, decise di istituire un comitato diocesano allo scopo di organizzare le iniziative che avrebbero, in linea con le indicazioni di Karol Wojtyla, animato in diocesi l’Anno Mariano.
Sono trascorsi già trent’anni, e ciò che oggi ereditiamo da quella esperienza di fede e di culto mariano è una copiosa, meravigliosa e straordinaria produzione letteraria che ha permesso a don Tonino Bello di esserne apprezzato come autore. Quindi, senza alcun timore di smentita, possiamo indicare la Regina dei Martiri quale fonte ispiratrice del Servo di Dio. Nella sua prima esperienza sacerdotale, così come nei primissimi anni di episcopato, è difficile trovare scritti o discorsi di don Tonino Bello dedicati alla Madonna, a parte in qualche circostanza legata alle festività inserite nel calendario liturgico. Emerge unicamente un brevissimo componimento, “Rosa Mistica”, una preghiera del Servo di Dio scritta quando aveva 27 anni e svolgeva il compito di educatore nel Seminario vescovile di Ugento di cui era anche vicerettore: «Vergine Santa, ti prego instantemente di vegliare sulla mia vocazione in fiore, perché porti i suoi frutti. Madonna della Strada, non lasciare che mi allontani da Gesù, come il giovane del Vangelo. Vergine Maria, purissima fanciulla di Nazareth, Madre del Sacerdote Eterno, ai giovani che Egli invita a seguirLo, svela lo splendore di questa Strada, sulla quale essi saranno il Cristo, che passa tra gli uomini, facendo del bene». Soltanto durante e dopo laPeregrinatio Mariae il vescovo inizia a scrivere i testi mirati in tema, che affida puntualmente alle pagine del settimanale religioso Luce e Vita. Infatti, siamo nella quaresima 1988, subito dopo qualche settimana dalla chiusura della Peregrinatio, e don Tonino apre il ciclo delle sue riflessioni quaresimali dedicandole alla Vergine e inaugurando così un nuovo stile di scrittura che, come affermerà Mons. Domenico Amato, «permetterà a don Tonino non certo di elaborare una mariologia, non era il suo intento, ma permetterà a lui di coniugare insieme la lunga tradizione mariana elaborata dalla pietà popolare e rappresa attorno ai titoli mariani che lui riprende dal passato e coniandone di nuovi». Anche la struttura narrativa presenta delle novità, perché i testi si dividono in due parti. Sempre Mons. Amato annoterà che «la prima parte costituisce la riflessione sul tema, mentre la seconda assume una forma di preghiera rivolta direttamente alla Vergine Maria». Ecco allora i nuovi titoli della Vergine con cui don Tonino esordisce: il 21 febbraio 1988 Maria, donna senza retorica; poi il 28 febbraio Maria, donna feriale; il 6 marzo Maria, donna vera; il 13 marzo Maria, donna obbediente; ancora il 20 marzo Maria, donna che conosce la danza; il 27 marzo Maria, donna del vino nuovo; infine, il 3 aprile 1988, Maria, donna del terzo giorno.
Sono questi i primi sette scritti mariani che, insieme a tanti altri pubblicati successivamente ma singolarmente in diverse occasioni, faranno poi parte di un lavoro organico pubblicato dalle Edizioni Paoline con il titolo Maria, donna dei nostri giorni giunto oggi alla sua 21ª edizione. Nel 1998 il libro è stato tradotto in lingua francese e polacca, nel 2000 in lingua inglese e nel 2005 in lingua spagnola.
Quando il libro per la prima volta vide la luce, don Tonino ebbe tra le mani la sua prima copia l’8 marzo 1993. Erano quelli gli ultimi giorni della sua vita, provato da una lunga e terribile malattia. Il vescovo alla vista di quel libro pianse, e in un primo momento non volle nemmeno toccarlo. Mons. Salvatore Palese testimonierà che quella pubblicazione don Tonino «l’aveva curata con amore e attendeva di vederla pubblicata». E inoltre: «Arrivarono le bozze in febbraio ed io le corressi insieme con il comune amico Antonio Caloro. Avevamo entrambi le lacrime agli occhi, consapevoli che quel volume sarebbe stato l’ultimo, tanto il suo tempo si andava consumando rapidamente».
Ma l’intera opera letteraria mariana di don Tonino Bello è compresa nel terzo volume dell’opera omnia (Antonio Bello, Scritti Mariani, Lettere ai Catechisti, Visite pastorali, Preghiere, Mezzina, Molfetta 1995), e abbraccia un arco temporale che va dal 9 settembre 1984 al 14 febbraio 1993. Ossia, dal testo Madonna dei Martiri a quello di Maria, donna innamorata. Non vogliamo qui entrare nell’aspetto teologico o formulare alcune tesi sulla mariologia di questi scritti, ma evidenziare soprattutto il rapporto intimo che il vescovo instaura con la “nostra” Maria, la Madonna dei Martiri. E la scelta di collocare la sua scultura lignea, opera di Francesco Verzella, a lato dell’altare dove ha celebrato la S. Messa Papa Francesco è la testimonianza più eloquente del legame profondo che ha unito don Tonino Bello alla Vergine. Ma la devozione del vescovo non si è limitata alla sola personale “esigenza” spirituale, perché ha avvertito in diverse occasioni anche il bisogno di richiamare il popolo molfettese ad uno stile di vita comunitario più sobrio, più coerente, più cristiano. C’è un suo scritto che risale all’11 settembre 1988, “Fate quello che vi dirà”, che più degli altri manifesta questa sua necessità. Il testo in questione, addirittura, è proprio il messaggio conclusivo che don Tonino preparò a conclusione dell’Anno Mariano: «È un bilancio che facciamo con gioia. Ma anche con un velo di tristezza, perché sappiamo che Lei si sarebbe meritato di più. Abbiamo, però, una possibilità incredibile di recuperare questo deficit di amore inespresso, prestando ascolto all’unica cosa veramente grande che Maria, in questo crepuscolo celebrativo, ci lascia come ricordo. Sì, perché, ora che le luci della straordinaria ribalta dell’Anno Mariano si spengono, rimane accesa una scritta: “Fate quello che vi dirà”». Il ricorso del vescovo alla stessa espressione della Vergine durante le Nozze di Cana diventa, nel prosieguo del testo, un chiarissimo invito a un cambio di rotta: «Gli applausi alla Madre non bastano. Hanno il sapore della lusinga strumentale e della speculazione calcolata, se mirano a procurarci una specie di valuta con cui comprare sotto costo i suoli edificabili nel Regno di Dio. La devozione non può mai essere il surrogato della conversione. L’accensione di un cero non può sostituire la pratica del Vangelo. Il disimpegno non può essere rimpiazzato con i trastulli del panegirico. Né gli splendori delle luminarie riescono a dare tanta luce quanta ne può dare la risoluzione di mettersi finalmente, nonostante l’oscurità della strada, alla sequela di Cristo». E poi l’esortazione conclusiva: «”Fate quello che vi dirà”. L’obbedienza a questo invito, che la Madre ci rivolge più con gli occhi che con le labbra, è il serto di gloria più bello con cui possiamo recingere il capo della Madonna dei Martiri». La devozione alla Regina dei Martiri connoterà ancora la spiritualità mariana del vescovo anche dopo la conclusione a Molfetta della Peregrinatio Mariae, e della celebrazione in diocesi dell’Anno Mariano.
Le prime composizioni ispirate ovviamente alla Madonna dei Martiri avevano dato la possibilità a don Tonino Bello, attraverso la diffusione degli scritti per mezzo del settimanale Luce e Vita, di essere apprezzato in diverse diocesi italiane. Iniziano così i suoi primi spostamenti. Il 17 settembre 1988 don Tonino fu invitato dalla diocesi di Altamura a relazionare al Convegno Ecclesiale dal tema “Maria madre e modello della Chiesa e della famiglia Chiesa domestica”, che si svolse presso l’Istituto Salesiano di Santeremo in Colle. Nacque dal suo intervento il testo “Maria, icona della Chiesa”, forse il più teologico di tutti, mediante il quale la mariologa Cettina Militello coglie nello scritto del vescovo «la sua ansia di parresia, d’iniziativa, di creatività, di gioia, di speranza, di prossimità, di servizio che la Chiesa, sull’esempio della madre del Signore, ha da offrire al mondo».
E poi c’è un altro viaggio, a Cittadilla di Assisi, il 27 dicembre 1988. Quindi ci troviamo ancora a ridosso della chiusura dell’Anno Mariano. Si celebra il 43° Convegno giovanile, e don Tonino per l’occasione prepara il testo “Voglia di trasparenza”. Per la prima volta non usa il nome Maria nel titolo, ma si rivolge a lei con forma epistolare: «Cara Maria, non ero sicuro di trovarti a Efaso. Lo sai che da noi gli interpreti delle Scritture discutano ancora se, dopo i giorni della croce e del Cenacolo, tu sia rimasta a Gerusalemme, o te ne sia tornata a Nazareth, o abbia seguito Giovanni nel suo peregrinare apostolico». Il testo viene successivamente pubblicato l’anno dopo con il titolo “Quella notte a Efeso. Lettera a Maria”, edito in coedizione da la meridiana e Luce & Vita insieme. E ancora dopo, nel 1990, sempre in coedizione dagli stessi, viene racchiuso ne libro “Sentinelle del mattino” in compagnia di altre due lettere: “La carezza di Dio. Lettera a Giuseppe” e “Nelle vene della storia. Lettera a Gesù”. Dal 1990 fino al 1993 altri scritti mariani alimenteranno la produzione letteraria di don Tonino Bello: Maria, donna in cammino (recitata da Papa Francesco con i 70 mila giovani al Circolo Massimo l’11 agosto 2018); Maria, donna dell’attesa; Maria, donna del primo sguardo; Maria, donna accogliente; Maria, donna missionaria; Maria, donna bellissima; Maria, donna di servizio; Maria, donna del silenzio; Maria, donna del popolo; Maria, donna di frontiera; Maria, donna del sabato santo; Maria, donna del primo passo; Maria, donna del piano superiore; Maria, donna conviviale; Maria, donna dei nostri giorni; Maria, donna dell’ultima ora; Maria, donna coraggiosa; Maria, donna elegante; Maria, donna gestante; Maria, donna di parte; Maria, donna del pane; Maria, donna del riposo; Maria, donna innamorata.
Prima di lasciare spazio, nelle pagine a seguire, alla parola del Servo di Dio, proponendo alcuni passaggi salienti delle sue primissime preghiere, è importante soffermarci di più sul testo “Maria, donna dei nostri giorni”. È stato scritto il 13 settembre 1992, a conclusione della festa patronale, l’ultima dei dieci anni di episcopato e l’ultima in assoluto della breve esistenza del Servo di Dio. È poi lo scritto che darà il titolo al volume omonimo, oggi diventato un autentico bestseller nel suo genere. Infine, ma elemento ancora più importante, è lo scritto dal quale emerge la “molfettesità” della Vergine e, naturalmente, quella di don Tonino Bello: «Maria, la vogliamo sentire così. Di casa. Mentre parla il nostro dialetto». E poi ancora, «Vogliamo darle uno dei nostri cognomi: Salvemini, Tattoli, Minervini, Gadaleta, Carabellese, Altomare, De Candia, Pansini… e pensarla come alunna di un nostro liceo, o come operaia in un maglificio della nostra città, o dattilografa nello studio del commercialista di fronte, o commessa in una “boutique” di Corso Margherita». E adesso la dichiarazione più audace: «Maria, la vogliamo sentire così. Tutta nostra, ma senza gelosie. Molfettese puro sangue. Che a Natale canta la Santa Allegrezza, e in quaresima il Vexilla Regis; con le stesse cadenze delle nostre donne che sfilano in processione con le lampade accese».
Possiamo concludere così: Maria, donna molfettese.

Sergio Magarelli, Maria, donna molfettese, L’altra Molfetta, Anno XXXIV, n. 9, settembre 2018, pagg. 24-27.
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