Con il calendario che scivola verso la Pasqua e con il clima cittadino sempre più carico di attese, questa sera a Molfetta andrà in scena l’ultima cena. L’invito lanciato dal Partito Democratico – a tutte le forze politiche e ai movimenti civici che solo pochi mesi fa avevano contribuito all’elezione di Antonio Decaro – ha il sapore del “rito” estremo. Tutti attorno allo stesso tavolo, tutti chiamati a mostrarsi responsabili, tutti costretti, almeno per una sera, a fingere che il tempo impiegato finora risulti come un grande impegno per dare alla città il “meglio” possibile. Ma fino a oggi nessuna chiarezza su coalizioni, nessuna linearità sui candidati, nessuna responsabilità davanti ai cittadini. E quando lo stallo è ormai conclamato e persino il PD lo certifica nero su bianco, si prova a rimettere insieme i cocci con una convocazione urgente, quasi salvifica, come se bastasse una riunione serale per trasformare l’ambiguità in visione politica.
La verità è che la città non riesce ancora a capire attorno a quale idea di futuro dovrebbe raccogliersi. E quando una comunità non vede un orizzonte, la politica è semplicemente gestione del vuoto e del voto. Per questo l’incontro di stasera assomiglia a un banchetto dell’incertezza nonostante la convocazione nel nome del “coraggio” e dello “spirito costruttivo”, parole nobili che però, a forza di essere usate fuori tempo massimo, rischiano di suonare come formule di circostanza. Perché il coraggio, in politica, non è sedersi a un tavolo quando non si può più evitare. Il coraggio è parlare chiaro prima, scegliere prima, esporsi prima. E anche se nelle liturgie della politica il tradimento non ha mai il volto drammatico, la domanda è inevitabile: chi sarà il Giuda di questo tavolo politico? Stasera si consumerà un passaggio che qualcuno proverà a raccontare come fondativo, ma un tavolo politico non diventa determinante per il numero degli invitati, né per il tono solenne dell’appello. Diventa utile solo se produce chiarezza, nomi, scelte, responsabilità. Tutto il resto è niente, e in questo momento la città non ha bisogno di un’altra rappresentazione sacra della politica. Ha bisogno urgentemente di persone capaci di governarla.



























