Ai primi di novembre (mese dedicato alla commemorazione dei defunti) in tutte le chiese è consuetudine celebrare il cosiddetto Ottavario dei defunti. Si tratta di una pia pratica che consiste nel suffragare, per otto giorni consecutivi, le anime del Purgatorio con preghiere, con la confessione, con la comunione e opere di carità. Durante l’Ottavario si ristabilisce il legame con i propri cari e si prova una comunione d’affetto nello spirito, mantenendo un rapporto di vicinanza che aiuta i vivi ad accettare la loro scomparsa ed i morti ad usufruire della preghiera.
L’origine della pia pratica è da attribuire a San Nicola da Tolentino, frate agostiniano vissuto nel XIII secolo. Si racconta che una notte fra Nicola si trovava in un convento agostiniano presso Pesaro e mentre dormiva, in sogno sentì una voce che lo chiamava, lamentandosi: “Frate Nicola, uomo di Dio, guardami, sono frate Pellegrino da Osimo che da vivo hai conosciuto. Sono tormentato in questa fiamma. Dio, accettando la mia contrizione, non mi ha condannato alla pena eterna ma per sua misericordia alla pena del Purgatorio. Ti prego dunque umilmente di celebrare la Messa dei defunti per liberarmi da queste fiamme”. Nicola gli rispose: “Fratello, io sono incaricato di celebrare la Messa conventuale, soprattutto domani che è domenica, il cui rito liturgico si deve rispettare, non posso celebrare la Messa dei defunti”. E frate Pellegrino di rimando: “Vieni, venerando Padre, vieni e considera se ti sembra conveniente respingere senza pietà l’appello di tanta misera gente”. E gli mostrò la pianura verso Pesaro piena di gente. Poi soggiunse: “Abbi pietà, Padre, di una moltitudine tanto misera che aspetta il tuo aiuto tanto utile. Infatti, se vorrai celebrare per noi, la maggior parte di noi sarà liberata da questi atroci tormenti”. Risvegliatosi, Nicola cominciò a pregare, e poi chiese il permesso al Priore di celebrare per tutta la settimana la Messa per le anime del Purgatorio. Trascorsa quella settimana, frate Pellegrino gli apparve di nuovo, ringraziandolo per averlo sottratto dal Purgatorio e riferendogli che gran parte delle persone che aveva visto in sogno nella piana di Pesaro già godevano della gloria di Dio.
In passato, l’Arciconfraternita della Morte dal Sacco Nero, che ha sede nella chiesa del Purgatorio, esternava in suffragio dei defunti una singolare consuetudine: nel pomeriggio del 1° novembre (festa di tutti i Santi) andava in giro per le strade della città un confratello munito di vestiario dell’Arciconfraternita, seguito da un ragazzino che scuoteva in continuazione un campanello per richiamare l’attenzione della gente. Il confratello chiedeva le oblazioni per l’anima dei morti. L’eco di quel campanello destava un certo senso di angoscia e tristezza nell’animo dei molfettesi, perché annunciava il sopraggiungere di un giorno diverso dagli altri, ossia quello della commemorazione dei defunti. Tale consuetudine fu soppressa nel 1968 durante il priorato di Saverio Minervini. Inoltre, i meno giovani ricorderanno l’opprimente catafalco o tumulo che dalla metà del XVI secolo fino alla recente riforma conciliare dominava nelle nostre chiese durante l’Ottavario dal 2 al 9 novembre. Si trattava di un posticcio monumento funebre che, in legno, imitava la struttura architettonica sepolcrale dell’epoca rinascimentale e la sua monumentalità era in genere in rapporto alla tariffa e all’importanza della persona. Dopo la Messa, il celebrante e i ministri incensavano e aspergevano il catafalco cantando il salmo 129: “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce…”.
Cosmo Tridente
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