L’Eucarestia ci spinge sempre oltre

Oggi celebriamo una sorta di prolungamento di quell’evento unico e straordinario del Giovedì Santo quando Gesù ha istituito l’Eucarestia. Dalle porte chiuse del cenacolo, dove si celebra l’atto eucaristico, alla strada della città per prolungare quel mistero di grazia. L’Eucarestia non imprigiona ma spalanca le porte verso nuovi estuari che tracciano strade inedite, quelle dei nostri paesi, delle nostre città, della nostra Italia, del mondo intero. L’Eucarestia abilita al cammino e mai frena la voglia di intraprenderlo per spingersi oltre. L’Eucarestia genera sempre originali visioni che spingono i nostri sguardi al di la dei nostri cenacoli, delle nostre mura perimetrali, degli ingombranti ritualismi, degli asfissianti tradizionalismi. L’Eucarestia è quel banchetto che supera i confini dei nostri campanilismi per imparare a contemplare orizzonti nuovi e diversi. 
I discepoli pongono una domanda a Gesù: dove vuoi che andiamo a preparare un banchetto perché possiamo stare un po’ insieme celebrare la vitalità dell’Eucarestia? E il Maestro rimanda alla strada: Andate in città
Non è una chiesa, intesa strutturalmente, il luogo ideale per celebrare l’Eucarestia per vivere la nostra relazione con il Signore, per nutrirci del suo Corpo e del suo Sangue, ma è la strada, sinonimo di mondo, di ciò che sta fuori, di ciò che sta oltre il portone delle nostre chiese. L’Eucarestia ci spinge sempre un po’ più oltre. Lo dimostra il fatto che proprio in questo particolare giorno noi viviamo la processione del Corpus Domini. Cosa è la processione se non vivere una fede concreta, una fede che si trasmette nel mondo, una fede che vuole raggiungere chiunque cammini per le nostre strade? Non si fa una processione per mostrare tutti i parati lussuosi dei nostri musei, quanto per concretizzare la nostra fede incarnandola nelle situazioni più svariate della nostra quotidianità. 
La solennità del Corpus Domini oggi ci offre la possibilità di porci una domanda e di rispondere con estrema oggettività: ha senso l’Eucarestia? Quanto l’Eucarestia incide nella vita dei credenti e del mondo? Ha ancora senso celebrare l’Eucarestia? Quanto mi cambia?
Sono sempre più i cristiani che si allontano dall’Eucarestia o che si accostano con incredibile superficialità. Viviamo il tempo degli opposti anche in termini di fede senza riuscire a generare un equilibrio: o non ci accostiamo proprio, oppure ci accostiamo tanto per
L’Eucarestia è la fontana da cui abbeverarsi per un rinnovamento personale e comunitario. È dall’Eucarestia che dobbiamo imparare a vivere una relazione autentica e fedele con il Signore e tra noi. Non c’è Eucarestia che non si celebri in chiesa senza poi protrarsi per le strade della nostra quotidianità. Non si può vivere una Eucarestia che generi intimismo senza provocare incontri. Chi si nutre del Corpo e del Sangue del Signore deve necessariamente sentire in sé l’ardore di trasmettere la forza dell’Eucarestia stessa. L’Eucarestia è il modello di una vita comunitaria solidale, partecipativa e corresponsabile. L’Eucarestia contempla sempre in sé una visione sinodale perché chi la celebra, vive uno stile sinodale, ovvero uno stile di partecipazione, ascolto reciproco, attenzione verso l’altro, comunione. Celebrare l’Eucarestia, nutrirsi del Corpo e Sangue del Signore, adorare l’Ostia Santissima, non è mai chiudersi nel proprio intimismo, ma è educarsi alla prossimità e alla comunità. Non c’è Eucarestia che non provochi uscite, incontri, condivisioni. 
Parafrasando il Beato Carlo Acutis, ormai prossimo alla canonizzazione, l’Eucarestia è la mia autostrada verso il cielo, vorrei permettermi di aggiungere che è anche la via che conduce ad incontrare il mio prossimo. Con l’Eucarestia incontriamo il Signore ma incontriamo gli altri, non semplicemente vivendo tra casa e chiesa, ma facendo la spola tra la chiesa e la strada, tra la preghiera e l’incontro, tra la contemplazione e l’azione. 

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