Settembre è il mese in cui tutti quanti facciamo finta di ricominciare da capo, sapendo benissimo che stiamo soltanto tornando al punto in cui avevamo lasciato tutto in sospeso a giugno o giù di lì. È il mese dell’esame di riparazione a scuola, quello dei ragazzi che rientrano nelle aule dopo un’estate che quest’anno risulta la più calda mai registrata in Italia da quando esistono le rilevazioni, con temperature medie che a fine agosto avevano già superato quelle primatiste del 2003. Ma è anche il mese in cui le società sportive riaprono i cancelli, le parrocchie ricompongono i calendari pastorali, le associazioni tornano a riunirsi, i partiti si organizzano per lanciare un comunicato al giorno. Settembre, per certi versi, è anche la prova generale di tutto ciò che nella prima parte dell’anno non si è avuto il tempo, il coraggio o la voglia di realizzare.
Per Molfetta, quest’anno, l’esame di riparazione ha un valore particolare. Perché la città non riparte semplicemente e soltanto da un’estate torrida, riparte soprattutto da un cambio di stagione politica, si affaccia su uno scenario nazionale in movimento, e si ritrova – come sempre accade nei momenti di passaggio – a fare i conti con la propria memoria prima ancora che con il proprio futuro.
Il 2026 ha consegnato a Molfetta una pagina politica nuova, dopo una campagna elettorale che ha visto confrontarsi tre coalizioni e che si è chiusa con la vittoria di Manuel Minervini, chiamato ora a guidare l’amministrazione per il quinquennio 2026-2031. Da allora il percorso è stato quello consueto e scontato di ogni avvio di consiliatura. Abbiamo, infatti, assistito all’insediamento del Consiglio comunale sotto la presidenza di Leonardo Siragusa, alla composizione della Giunta, e poi al passaggio delle nomine ai vertici delle tre municipalizzate cittadine (ASM, Multiservizi e MTM), con l’indicazione di nuovi amministratori chiamati a raccogliere eredità gestionali tutt’altro che facili.
Sul fronte opposto, l’opposizione si è presentata divisa in due tronconi. Quello riconducibile ad Adamo Logrieco, di cui fa parte la consigliera Mariangela Azzollini (sempre molto attiva sui social), e quello di Pietro Mastropasqua che ha scontato, fin dalle prime settimane, la difficoltà di costruire una linea di controllo credibile dopo una campagna elettorale giocata su toni che la stessa opposizione civica ha poi dovuto in parte disinnescare. È la fase, inoltre, che avevamo già definito la “luna di miele” del sindaco. Un consenso ancora fresco, una maggioranza motivata, e un’opposizione costretta a ricostruirsi un profilo prima ancora che un programma. Settembre, tuttavia, è il momento in cui questa luna di miele finisce, per definizione. Passata l’estate, la città tornerà a chiedere fatti. Fatti sulla vivibilità urbana, sulla gestione dei servizi, sulla capacità della nuova squadra di amministrare senza attenuanti, come troppo spesso è accaduto in passato rifugiandosi nell’autoreferenzialità delle liste civiche “operose” a parole e disastrose nei fatti.
E a proposito di eredità da onorare o da dimenticare, il 2026 ha portato una coincidenza che non può passare inosservata. Questo è stato l’anno in cui la città ha fatto i conti con tre uomini che portano lo stesso cognome. Il 2026, infatti, ha visto la città finalmente voltare pagina dopo la lunga e rovinosa stagione di Tommaso Minervini; ha ricordato il decennale della morte di Guglielmo Minervini, il primo sindaco eletto direttamente dai molfettesi; e ha assistito al trionfo politico di Manuel Minervini, il nuovo sindaco che di fatto ha sostituito il predecessore Tommaso. Tre uomini, un solo cognome. Tre destini radicalmente diversi che si intrecciano in un unico anno solare, come se il tempo della città avesse deciso di fare ordine tutto insieme, in un colpo solo.
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