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Le piscine comunali “fanno acqua” da tutte le parti

Una storia senza fine che comincia alla fine degli anni ’80

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Sulla strada vicinale Longone della Spina, oggi via Saverio Nisio, aleggia ancora l’effetto negativo di qualche spirito malefico. Una storia senza fine quella della “Piscina Comunale” che comincia alla fine degli anni ’80. Il 2.6.1988 giunge al Comune di Molfetta una lettera dell’ITALCO S.p.A., a firma del suo amministratore unico, con cui si comunicava al sindaco che il C.E.R. (Comitato per l’Edilizia Residenziale) aveva ammesso il P.O.F. (Piano Operativo di Fattibilità) per l’Edilizia Sperimentale della società ITALCO che prevedeva la realizzazione in Molfetta di 50 alloggi ai sensi dell’art. 4 della legge n. 94 del 25.3.1982.
Ai sensi di quella legge furono erogati fondi per edilizia sperimentale agevolata pari a £. 1.450.000.000. La lettera continuava così: “Nella fattispecie il P.O.F. in oggetto è stato ubicato nel comprensorio di Levante, lotto “9/B”, sul suolo di mq. 5000 in Contrada della Spina, di proprietà del socio maggioritario rag. Calò Corrado. Poiché, durante la fase istruttoria, codesto Comune ha nel frattempo individuato tale sito quale “area sportiva da destinare alle progettate piscine natatorie”, chiediamo che il suolo offerto per la realizzazione del Piano Operativo di Fattibilità, e non più disponibile, sia permutato con altro suolo di proprietà comunale, in zona idonea e di pari estensione”.
Esattamente dopo poco più di un mese l’ITALCO invia, al sindaco De Cosmo, una nuova richiesta di assegnazione di un suolo edificatorio per il piano C.E.R.. In questa comunicazione non si parla più di permuta di suoli, ma si chiede un nuovo suolo per edificare. Semplicemente perché, nel frattempo, il proprietario Calò Corrado aveva venduto al Comune il suolo in Contrada della Spina, dove poi è stata costruita la Piscina Comunale incassando £. 420.000.000. A Molfetta gli affari si concludono sempre bene quando c’è la complicità dei politici.
Questo è l’antefatto di una narrazione che ha visto da una parte un imprenditore che in un solo colpo ha incassato quasi 2 miliardi di lire, e dall’altra una “Cittadella dello Sport” che si è realizzata a metà per lasciare spazio alla speculazione edilizia che in Contrada Longone della Spina continua a svilupparsi ancora oggi. Non dimentichiamo però la storia dei 50 alloggi di edilizia sperimentale, in via A. Fontana, che cominciarono a sgretolarsi dopo qualche anno dalla loro costruzione, poi demoliti e ricostruiti con un finanziamento truffa da parte dello Stato di 4,5 milioni di euro.
Questo lo sciagurato e maledetto scenario di fondo su cui si staglia la storia della piscina comunale, o meglio, delle piscine comunali. E già! Nello sviluppo della storia le piscine sarebbero state due, una coperta e l’altra scoperta. La prima, quella coperta fu inaugurata nel 2002. Poi seguirono anni con varie vicissitudini, tra cui un procedimento giudiziario, sulla gestione del C.O.N.I., conclusosi con l’archiviazione.

Gestione “MOLFETTA NUOTO S.S.D.” e la seconda piscina mai costruita

Nel mese di agosto del 2010, in un comunicato pubblicato dall’Ufficio Stampa del Comune di Molfetta si riporta la notizia che nell’impianto natatorio comunale sarebbe stata realizzata un’altra piscina con una vasca semi-olimpionica (25×12.5 metri), collocata nell’area esterna della struttura. L’allestimento degli spazi esterni era, infatti, una delle condizioni tecniche inserite nel bando comunale e l’attribuzione dei punteggi era avvenuta sulla base della migliore offerta economica e della migliore offerta tecnica. La conferma giungeva dal plastico dell’intero impianto natatorio comunale di via S. Nisio, con la rappresentazione delle due piscine, esposto al secondo piano della sede comunale di Lama Scotella. Il raggruppamento A.T.I. (Molfetta Nuoto Società Sportiva Dilettantistica s.r.l., Clima Service srl e Coopdiving società cooperativa), vincitore dell’appalto di concessione, aveva ottenuto il massimo punteggio proprio per la sua proposta di costruire l’altra piscina nello spazio esterno.
Fu rilasciato anche il permesso a costruire n° 1913/2011 (pubblicato all’Albo Pretorio il 07/12/2011 al n° 2558), rilasciato dall’Ing. Enzo Balducci, con il parere favorevole del Dirigente Rocco Altomare; l’opera doveva essere eseguita dalla ditta CLIMASERVICE srl, facente parte dell’ATI concessionaria.
La piscina scoperta non è mai stata realizzata e negli anni di gestione della società “A.T.I. MOLFETTA NUOTO S.S.D.” nell’area esterna è stato allestito, e gestito, solo il “Village Molfetta Nuoto”, una sorta di stabilimento balneare con intrattenimento serale.
Quando è giunta la risoluzione del contratto con la Det. Dirigenziale n. 339 del 7.12.2015, per gravi inadempienze contrattuali, alla società “A.T.I. MOLFETTA NUOTO S.S.D.” non è mai stata contestata, tra le altre cose, la grave inadempienza di non aver mai iniziato i lavori per la costruzione della piscina scoperta. E non c’era traccia di tale contestazione neanche nell’Ordinanza di sgombero e chiusura della piscina del 15.04.2016, n. 21257 a firma del sindaco Paola Natalicchio.

Nel 2016 richiesta una Commissione d’indagine interna al Consiglio Comunale

Vista la situazione poco chiara, dopo pochi giorni dall’Ordinanza di sgombero, esattamente il 19 aprile 2016, con l’esposto protocollato al n. 21853, il “Movimento Liberatorio” chiedeva l’istituzione di una commissione d’indagine interna al Consiglio Comunale che chiarisse e individuasse le responsabilità in capo a Dirigenti e/o funzionari comunali che non avevano vigilato sulla corretta gestione della piscina comunale e sul rispetto del capitolato d’appalto. Inoltre si chiedeva di individuare chi, in tutti quegli anni, aveva permesso alla Società A.T.I. MOLFETTA NUOTO S.S.D. srl di utilizzare lo spazio esterno con una vera e propria attività imprenditoriale, invece di costruire la piscina scoperta come da capitolato d’appalto; se la stessa attività imprenditoriale, nella fattispecie uno stabilimento balneare, avesse tutte le concessioni e permessi previsti dalle leggi regionali e nazionali. E quali fossero stati i motivi ostativi ad aver spinto la Società A.T.I. MOLFETTA NUOTO S.S.D. a non costruire più la piscina scoperta.
Naturalmente a quell’esposto la Giunta Natalicchio non ha mai risposto. Anche il Commissario Passerotti e, successivamente, Tommaso Minervini hanno ignorato l’esposto nonostante ci siano stati nuovi bandi, ricorsi al TAR e sospensioni in autotutela di altre procedure di gara.

Nuovo bando e nuovo gestore

Con un nuovo bando di gara e l’individuazione del nuovo gestore della piscina comunale si giunge alla presentazione pubblica della proposta progettuale della “Sport Management” di Verona, nell’estate del 2019. Nella presentazione delle opere di ristrutturazione, adeguamento normativo e migliorie funzionali, si parla ancora una volta della riqualificazione dell’area esterna, ma non si parla più di un’altra piscina con una vasca semi-olimpionica (25×12.5 metri), tanto cara al Sindaco-Senatore Antonio Azzollini. L’area esterna sarebbe stata riqualificata attraverso la realizzazione di una pavimentazione in legno amovibile, che doveva abbracciare una “vasca ludica scoperta” anch’essa amovibile; e l’area circostante arredata con sedute, divanetti, ombrelloni, piccoli gazebi, poltrone, vasi e piante, in particolare palme, e quant’altro occorrente per rendere l’area più confortevole. Inoltre era previsto un chiosco-bar, servizi igienici e docce a disposizione degli ospiti, spogliatoi e una biglietteria.
Purtroppo tutti i buoni propositi della società “Sport Management” furono bocciati dal parere della Soprintendenza di Bari rilasciato il 30.08.2019, successivamente alla presentazione pubblica del progetto del nuovo concessionario alla presenza del sindaco Tommaso Minervini. La Soprintendenza oltre ad un auspicato potenziamento, piuttosto che di una ulteriore riduzione delle già esigue aree destinate a verde, scrive: “La sistemazione degli spazi esterni della struttura natatoria non dovrà comportare un ulteriore aumento delle superfici pavimentate rispetto a quelle già esistenti ma, al contrario, riqualificarne, con nuove piantumazioni, lo spazio destinato a verde, anche al fine di garantire la riconnessione ecologica tra il suddetto spazio naturale residuale e quelli limitrofi attualmente esistenti. Per quanto esposto, questo Ufficio esprime il proprio diniego alla realizzazione della piattaforma in legno con sistema fondale a plinti prefabbricati in calcestruzzo e orditura metallica e della annessa piscina ludica, così come proposta nel progetto”.
A queste nuove prescrizioni non ci fu il tempo di poter ottemperare perché il Comune di Molfetta, con Determinazione Dirigenziale n. 864 del 28/07/2021 – Settore Patrimonio, revoca il contratto di concessione alla società Sport Management spa per gravi inadempienze contrattuali nell’attuazione del programma degli interventi di ristrutturazione, d’investimenti e migliorie dell’impianto natatorio.

Nuovi finanziamenti e vecchi errori

Dopo un lungo periodo di abbandono il complesso natatorio è pronto a risorgere con nuovi finanziamenti pubblici e prende il via l’iter per l’ennesima nuova gara per l’individuazione di un gestore. Ancora una volta compare nel disciplinare di gara, a pag. 28, un punteggio da assegnare al concorrente rispetto alla realizzazione dei lavori inerenti alla sistemazione di tutta l’area esterna, inclusa la “vasca esterna”, precisando che sarebbero state escluse le offerte che non prevedevano la realizzazione dei lavori in questione.
Nel capitolato di gestione, nell’articolo 1 del Capo I, si precisa che “La durata dell’appalto è prevista in anni 15 (quindici) a partire dalla data di comunicazione di ultimazione dei lavori di miglioramento funzionale (lavori di miglioramento e fruibilità aree esterne a cura e spese del gestore) che dovranno avere durata non superiore a 6 mesi”.
Fino a questo punto sembrava tutto regolare, fino a quando è stata pubblicata la Delibera di Giunta n. 101 del 23 luglio 2025, avente come oggetto: “Determinazioni in merito alla modalità di affidamento in gestione dell’impianto natatorio comunale”. Un tentativo maldestro, da parte della giunta, di cambiare le carte in tavola rendendo opaca tutta la procedura di gara per l’affidamento della gestione della piscina comunale all’unica ditta partecipante, la Società Sportiva Dilettantistica Sport Project S.r.l. e la Green City S.r.l. come associata. Il Comune di Molfetta ha ufficialmente affidato in gestione l’impianto sportivo natatorio al suddetto Raggruppamento Temporaneo d’Imprese. L’aggiudicazione, avvenuta con determinazione dirigenziale n. 705 del 23 maggio 2025, prevedeva che il vincitore si impegnasse a realizzare, a proprie spese, la riqualificazione dello spazio esterno, compresa la “piscina” estiva, per un investimento stimato di circa 450.000 euro.
Quindi, nel disciplinare di gara e nel capitolato di gestione non solo erano previsti tutti i lavori di sistemazione dell’area esterna, ma c’era anche la seguente clausola: “La durata dell’appalto è prevista in anni 15 (quindici) a partire dalla data di comunicazione di ultimazione dei lavori di miglioramento funzionale (lavori di miglioramento e fruibilità aree esterne a cura e spese del gestore) che dovranno avere durata non superiore a 6 mesi”.
Ma c’è di più. Nella stessa Delibera n. 101 è presente un altro passaggio significativo: “i lavori di miglioramento funzionale dell’area esterna, possono procedere in maniera completamente autonoma ed indipendente, rispetto all’avvio del servizio di gestione da parte della società aggiudicatrice della restante area coperta dell’impianto natatorio”… e poi  “al fine di chiarire i termini per l’utilizzo dell’impianto natatorio, per la gestione, viene definito che l’avvio della concessione avrà durata di 15 (quindici) anni, decorrenti dalla data di consegna dell’impianto che avverrà con apposito verbale di constatazione e consegna, da sottoscrivere fra le parti, nel più breve tempo possibile, in quanto l’appalto per la gestione delle condizioni termoigrometriche-igienico-sanitarie e guardiania, affidato momentaneamente alla società che ha realizzato i lavori di rigenerazione dell’impianto natatorio, scadrà il 31/07/2025”.
La delibera si conclude con un’annotazione. La Giunta giustifica la propria scelta amministrativa a tutela dell’interesse pubblico e per garantire alla cittadinanza un servizio pubblico fondamentale, fermo restando l’irrinunciabile rispetto dei principi di legalità, economicità e concorrenzialità.
Un vero e proprio colpo di spugna per cancellare le regole contrattuali che lo stesso Comune aveva creato nei documenti del bando di gara. Evidentemente i magnifici sette assessori che hanno approvato la delibera n. 101, non hanno proprio idea di cosa siano quei principi di “legalità, economicità e concorrenzialità”, enunciati nella delibera.
La legalità è stata calpestata e hanno fatto ciò che non può fare una Giunta Comunale, cambiare le regole di una gara d’appalto già svolta e conclusa. Nessuna economicità, anzi ci sarà un aggravio di spesa per le casse comunali. Nel momento in cui le procedure di gara saranno annullate, così come accadrà, sarà necessario preparare un nuovo bando di gara con i tempi tecnici che si allungheranno e il Comune dovrà accollarsi le spese di gestione e manutenzione temporanea del complesso natatorio. La concorrenzialità non è stata per niente rispettata. Al contrario potrebbero giungere al protocollo comunale dei ricorsi di altre società che intendevano partecipare al bando ma hanno rinunciato perché ritenevano, forse, troppo oneroso accollarsi, prima ancora di cominciare la gestione dell’impianto natatorio, la spesa di 450.000 euro per la sistemazione dello spazio esterno. Quello spazio esterno che oggi sembra essere non più urgente e indispensabile.
Ogni cittadino potrebbe subito percepire, in questa operazione, una certa propensione dell’amministrazione nell’aver favorito la gestione della SSD Sport Project. Mentre andiamo in stampa giunge notizia che il Comune di Molfetta è pronta ad avviare il procedimento amministrativo, in autotutela, finalizzato alla revoca dell’intera procedura di gara e all’annullamento della aggiudicazione efficace alla società SSD Sport Project e di tutti provvedimenti di indizione del bando di gara ed ogni altro atto relativo alla gestione in concessione dell’Impianto Natatorio. Seguiremo lo sviluppo di questa nuova puntata della saga delle piscine comunali e se sarà confermata, da un atto pubblico, l’annullamento della aggiudicazione della concessione, bisognerebbe riflettere su tutta la narrazione che presenta delle gravi recidive.
Abbiamo avuto in passato la società “MOLFETTA NUOTO S.S.D” che doveva costruire la piscina scoperta e non l’ha mai fatto. Ha avuto il punteggio più alto per questa proposta ma mai nessuno delle opposizioni consiliari ha mai denunciato questa grave inadempienza. Poi arriva la “Sport Management” di Verona che vince con un mega progetto di riqualificazione dell’area esterna che viene letteralmente bocciato dal Soprintendenza della Città Metropolitana. Negli ultimi mesi giunge la SSD Sport Project che ripresenta, come gli altri protagonisti di questa storia, il progetto della “vasca ludica scoperta”. A questo punto per capire dov’è l’errore bisognava leggere il computo metrico estimativo del progetto esecutivo per la costruzione della “vasca ludica”. Il documento è datato Ottobre 2022 ed è stato elaborato dall’Ing. Pierino Profeta su incarico del Settore Lavori Pubblici del Comune di Molfetta. Nella relazione si parla espressamente di “scavo a sezione aperta effettuato con mezzi meccanici compresa la rimozione di arbusti e ceppaie, per realizzazione piscina”.
Non è difficile capire cosa sia accaduto. Probabilmente non è stato trasmesso al professionista esterno il parere della Soprintendenza Archeologia e Paesaggio per la Citta Metropolitana di Bari, che aveva già espresso parere negativo, con nota del 30.08.2019, rispetto alla soluzione progettuale presentata dal Comune di Molfetta. Niente scavi e quindi niente piscine, vasche ludiche o bagnarole. Nelle prossime settimane ci saranno certamente ulteriori sviluppi di questa vicenda e il parere della Soprintendenza del 2019 potrebbe diventare fondamentale anche per capire altre situazioni urbanistiche. Ci sarà da accertare, probabilmente con il coinvolgimento della magistratura, se dietro gli errori di predisposizione dei documenti del bando di gara c’è stato dolo o qualcos’altro.

Matteo d’Ingeo, Le piscine comunali “fanno acqua” da tutte le parti, L’altra Molfetta, Anno XLI, n. 9, settembre 2025, pagg. 6-11.
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