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Le partecipate e la memoria corta: bocciato l’emendamento sulla competenza che il centrosinistra chiedeva da opposizione

Il Consiglio comunale del 9 luglio respinge la richiesta di Logrieco e Azzollini (centrodestra) di vincolare le nomine in ASM, Multiservizi e MTM a comprovata esperienza tecnica. Nel 2022 la stessa proposta, identica nella forma, portava la firma del centrosinistra allora all'opposizione

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Il Consiglio comunale del 9 luglio ha bocciato un emendamento presentato dai consiglieri di centrodestra, Adamo Logrieco e Mariangela Azzollini, alla delibera sugli indirizzi per la nomina dei rappresentanti del Comune presso enti e aziende partecipate: ASM, Multiservizi e MTM in testa.
La richiesta, nel merito, non aveva nulla di rivoluzionario. Ossia, che i rappresentanti del Comune negli organi delle partecipate fossero scelti tra persone con esperienza tecnica, giuridica o amministrativa comprovata e documentata, adeguata all’incarico da ricoprire. Un criterio minimo, si potrebbe dire, se non fosse che a Molfetta i minimi si sono sempre rivelati negoziabili a seconda di chi siede sui banchi della maggioranza.
Perché il punto politico, più che nel contenuto della norma, sta nella sua genealogia. Il testo bocciato riprende, infatti, in forma pressoché identica, un emendamento che il centrosinistra aveva presentato nel 2022, quando si trovava all’opposizione dell’amministrazione allora in carica. In quella stagione, vincolare le nomine nelle partecipate a criteri di competenza dimostrata era considerato (dagli stessi che oggi governano) un presidio necessario. Oggi che la stanza dei bottoni è cambiata di inquilini, la stessa cautela non ha trovato posto in aula.
Logrieco e Azzollini parlano apertamente di “doppiopesismo”, e richiamano un precedente che rende il paragone quasi obbligato: la composizione della Giunta, definita secondo equilibri politici tra le liste della coalizione più che secondo criteri di merito. Le nomine nelle partecipate, sostengono i due consiglieri, rischiano ora di seguire lo stesso schema spartitorio, proprio mentre Sindaco e consiglieri di maggioranza, nei loro stessi interventi in aula, hanno riconosciuto la delicatezza della situazione di ASM e Multiservizi, un argomento che, semmai, avrebbe dovuto spingere verso maggiore rigore nella scelta dei vertici, non verso mani più libere.
Restano ora due strade, e il tempo dirà quale prevarrà. La prima è che dietro il voto contrario ci sia una spiegazione politica legittima, che si vedrà nei fatti quando i nomi dei nuovi vertici delle partecipate diventeranno pubblici. La seconda, più prosaica, è quella che i due consiglieri di opposizione mettono già nero su bianco: la coerenza, a differenza degli slogan di campagna elettorale, si misura nei voti espressi in Consiglio. E su questo, il 9 luglio, la verifica è già stata fatta.

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