Le opere di Alessandro Tagariello in mostra alla Galleria “54”

È in corso presso la Galleria di arte contemporanea “54”, la mostra di opere dell’artista giovinazzese Alessandro Tagariello. Il titolo della mostra è nella definizione che Tagariello dà al concetto di immagine: «L’immagine – sostiene l’artista – è l’estensione che prende l’intensità quando muore». L’intensità risiede nel lampo offerto alla vista tra immagini in movimento; poiché esso è istantaneo, l’immagine sfugge alla vista e sembrerebbe vicina ad una zona morta.
Dunque le opere consistono in «una serie di momenti compositivi puntellati da forze affettive di una ricerca in-sensata, randomica, nell’archivio di biblioteche online (principalmente la New York Public Library)».
L’autore ha individuato immagini digitali che ha sottoposto a operazioni sartoriali di ritaglio e composizione ottenendo elementi grafico-coloristici funzionali ad esprimere la direzione di un moto interno all’opera.
Tagariello si è formato all’Accademia delle Belle Arti di Urbino. Fa il docente di Arte presso istituti scolastici di Molfetta; è amato dai suoi alunni ed ex alunni che, avendo saputo dell’evento, sono accorsi a visitare la mostra del loro professore.
A introdurre l’evento è stata la gallerista Susanna Vitulano che ha dato il benvenuto all’artista, al critico d’arte prof. Gaetano Centrone e ai visitatori.
«La pittura di Alessandro Tagariello – secondo le parole espresse da Gaetano Centrone – si situa sul sentiero che sta tra figurazione ed astrazione: anche quando ci sembra riconoscere un oggetto o una figura o un soggetto del mondo reale, si è davanti ad un pretesto, una forma per il componimento artistico.
È una modalità espressiva che da metà del secolo scorso ha acquisito interesse poiché il quadro smette di essere la finestra sul mondo, smette di essere una rappresentazione e prova a fare un ragionamento sulla pittura».
Il primo lavoro della serie esposta alla galleria “54” nasce dal lancio casuale di chicchi di riso su supporto di polistirene estruso (usato nella coibentazione in campo edilizio). È un materiale “ingannevole”: sembra pesante ma, in realtà, è molto leggero e permette all’artista di intervenire con sagomature o addirittura con reazioni chimiche tra i materiali eterogenei adoperati.
La sperimentazione di Tagariello, infatti, riguarda anche l’uso dei materiali: gomma lacca, materiali sottoposti a corrosione, matite particolari, nero pece, vernice coprente inglese con gradienti di nero fino a quello capace di assorbire completamente la luce.
Ciò che accomuna tutte le opere è la presenza di file di segni che rappresentano i colori dell’animo dell’autore, «una magnifica ossessione che mi perseguita da parecchio – ha spiegato Tagariello – una specie di formichiere che attraversa le opere direzionalmente dando moto a quello che mi auguro il visitatore colga».

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