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L’Azione Cattolica Diocesana scrive al sindaco Minervini: “La politica si fa servizio umile”

La lettera al primo cittadino e alla nuova giunta: ascolto, trasparenza e prossimità come bussole del mandato

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L’Azione Cattolica della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi ha indirizzato una lettera al sindaco Manuel Minervini, ai componenti della giunta e ai consiglieri comunali, in occasione dell’avvio del nuovo mandato amministrativo. Il documento, datato 27 giugno 2026, è insieme un augurio e un appello: che l’azione di governo sia orientata al bene comune e metta sempre al centro la persona.
«Amministrare non è semplicemente governare, ma prendersi cura di una comunità fatta di volti, di storie, di speranze e di fragilità», si legge nella lettera. Un servizio – scrivono i responsabili diocesani – che esige competenza, lungimiranza, trasparenza e il coraggio di compiere scelte difficili.
L’associazione ricorda di aver già rivolto, nei giorni precedenti le elezioni, un analogo messaggio ai candidati e agli elettori, invitando tutti a vivere la competizione elettorale come «un’opportunità di crescita democratica e di corresponsabilità». Oggi, con lo stesso spirito, torna a fare sentire la propria voce istituzionale.
Nel testo si cita Giorgio La Pira – il sindaco-beato di Firenze, figura di riferimento del cattolicesimo democratico – per ricordare che la città non è un insieme di servizi e infrastrutture, ma «una comunità viva, una famiglia di famiglie» che custodisce una vocazione propria e chiede di essere accompagnata verso il suo pieno sviluppo umano e sociale.
Quattro gli orizzonti indicati come essenziali: il silenzio che nutre l’ascolto, una comunicazione autentica e trasparente, la convivialità come apertura alle differenze, la prossimità verso i più fragili. Atteggiamenti che, secondo l’AC, «alimentano la fiducia, rafforzano la corresponsabilità e rendono la politica una vera costruzione del bene comune».
Non poteva mancare, nel solco della tradizione spirituale molfettese, il riferimento a don Tonino Bello: «La politica esprime la sua grandezza quando si fa servizio umile, quando sa mettersi accanto alle persone, ascoltarne i bisogni e trasformare il potere in responsabilità».
La lettera si chiude con l’offerta di «leale collaborazione, laddove ritenuta di necessità», nella consapevolezza che nessuno possiede risposte semplici alle sfide del tempo presente.

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