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L’Assunta di Molfetta, tra fede e tradizione

Storia di un dogma, di una statua e di un popolo che non ha mai smesso di vegliare

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Alle 9,44 del 1° novembre 1950, nella basilica di San Pietro, alla presenza di 37 cardinali e 650 tra arcivescovi e vescovi convenuti per l’Anno Santo, Pio XII, dopo aver letto l’introduzione della bolla “Munificentissimus Deus”, dichiarò e definì dogma di fede rivelato da Dio che l’Immacolata Madre di Dio, sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. Fu l’epilogo di un lunghissimo periodo di riflessione teologica, dato che i Vangeli non fanno alcun cenno al destino finale di Maria. Già dal IV secolo si iniziò ad affermare l’incorruttibilità del corpo verginale e l’immortalità della Madonna, mentre al V secolo risalgono le prime tradizioni sul Transito della Vergine. Nel secolo successivo, nella Chiesa d’Oriente, fu l’imperatore Maurizio a fissare al 15 agosto la festa della Dormizione (o Transito). Nella Chiesa Latina fu determinante l’influsso del pensiero di Sant’Agostino, sostenitore dell’Assunzione; durante il pontificato di Sergio I (667-701) venne istituita la festa della Dormizione della Vergine, che diffusasi in Francia e Inghilterra prese il nome di “Assumptio S. Mariae”. Il movimento teologico favorevole all’Assunzione ebbe un notevole incremento nel XVI secolo, in contrapposizione al Protestantesimo, che riconosceva validità solo a quanto attestato dalle Sacre Scritture. Nel mondo cattolico la proclamazione del dogma fu accolta con grande esultanza.
A Molfetta, dal 28 al 30 ottobre 1950, nella chiesa di San Gennaro si tenne un triduo predicato da un padre missionario. Il 15 novembre la statua dell’Assunta lì custodita fu portata in processione con rientro in Cattedrale, dove nei giorni successivi si celebrò un triduo solenne. La mattina del 19 il vescovo Achille Salvucci celebrò il solenne Pontificale, impartendo infine la benedizione papale con indulgenza plenaria; nel pomeriggio, tra il tripudio dei fedeli, ebbe luogo la processione di rientro, a cui parteciparono il Capitolo, i seminaristi, i gruppi di Azione Cattolica, le associazioni mariane, il sindaco Vincenzo Zagami e la Giunta comunale.
Il culto dell’Assunta a Molfetta ha una storia complessa legata agli edifici di culto cittadini. Fu dedicata dapprima all’antica Cattedrale, ossia il Duomo romanico (XII-XIII secolo). Dopo l’espulsione dei Gesuiti dal Regno di Napoli, decretata nel 1767, il vescovo Celestino Orlandi chiese al Governo reale di ottenere la loro chiesa e il collegio annesso per trasferirvi la Cattedrale e il Seminario, ma morì improvvisamente nel 1774. Il suo successore, mons. Gennaro Antonucci, reiterò la richiesta e fu esaudito con reale dispaccio del 1775. Il trasferimento vero e proprio avvenne però solo il 10 luglio 1985; prima di procedervi, il vescovo riorganizzò le parrocchie in base alle mutate esigenze di culto della popolazione “extra moenia”, nel frattempo raddoppiata. La nuova cattedrale, intitolata all’Assunta, divenne così la prima parrocchia cittadina, mentre il vecchio Duomo, dedicato da allora a San Corrado, divenne seconda parrocchia al posto della chiesa di Santo Stefano; fu eretta anche una terza parrocchia, quella di San Gennaro, con giurisdizione sul rione Peragine o Annunziata.
Nella nuova cattedrale furono trasferite le reliquie di San Corrado e la grande pala d’altare “Assunta e Santi”, dipinta nel 1747 da Corrado Giaquinto, oggi ammirabile nel cappellone dell’Assunta. Dietro l’altare maggiore fu collocata, ad abbellimento dell’abside, la maestosa “Assunta e Angeli” in stucco, realizzata nel 1779 dai fratelli Carlandrea, Domenico e Giuseppe Tabacchi, originari di Rancio Valcuvia (Varese). Nella cappella di Sant’Anna si trova infine una “Dormitio Virginis” attribuita a Marco Cardisco (c. 1486 – c. 1542).
Nel “Saggio storico della Città di Molfetta” (1878), il concittadino Antonio Salvemini racconta che la Congrega di Maria Assunta in Cielo sorse verso la fine del Settecento presso la chiesa della Santissima Trinità, popolarmente detta di Sant’Anna, dove un gruppo di devoti iniziò a riunirsi ogni sera per recitare il Rosario e compiere opere pie nei giorni festivi. Dopo la soppressione degli Ordini religiosi, decretata nel 1809, le funzioni si celebrarono nella chiesa di San Domenico, dove il 10 giugno 1812 il gruppo si costituì ufficialmente in Confraternita; il 22 marzo 1815 le sue regole ottennero il regio assenso. Il vestiario tradizionale dei confratelli comprende camice e cappuccio bianchi, una mozzetta color crema bordata di rosso bruno e decorata da piccoli fiori rossi, un cingolo rosso bruno e un laccio al collo dello stesso colore, da cui pende una medaglia argentata raffigurante l’Assunta; il priore e i due assistenti indossano mozzette con ricami più elaborati. I confratelli portano a spalla le statue di Gesù nell’Orto e di San Pietro, rispettivamente nelle processioni del Venerdì e del Sabato Santo. Nel 1958 la Curia Vescovile riconobbe ufficialmente anche la Pia Associazione femminile di Maria SS. Assunta in Cielo, approvandone il regolamento.
Il simulacro ligneo dell’Assunta custodito dalla Confraternita nella chiesa di San Gennaro fu scolpito nel 1809 dal napoletano Francesco Antonio Giuseppe Verzella (1776-1853). Alto 1,90 metri, poggia su un’artistica base processionale in legno laminato in oro. Nell’immagine si armonizzano la plasticità della figura, evidenziata anche dalle pieghe della veste, e la leggerezza del movimento ascensionale, suggerito dalle braccia protese verso l’alto e dal manto svolazzante; il capo è coronato da dodici stelle e il viso, leggiadro, è rivolto verso il Cielo.
Negli ultimi decenni la solennità dell’Assunta ha in parte perduto il suo originario significato religioso, finendo per identificarsi comunemente con il canicolare e movimentato Ferragosto. In passato, invece, era consuetudine allestire alla vigilia, nelle piazzette e agli angoli delle strade, in particolare nel borgo antico, altarini adorni di fiori, lampade e tappeti, con sullo sfondo un quadro o una statuetta della Madonna. I fedeli vi trascorrevano una veglia che durava quasi fino all’alba, pregando a turno e recitando cento “Ave Maria” accompagnate da un segno di croce. Analogamente, devoti di ogni età e condizione si riunivano nelle case a piano terra, allora numerose, e sui pianerottoli condominiali per recitare il Rosario; su balconi e finestre si accendevano lumini e piccole lampade a olio per glorificare l’Assunzione. Questa usanza, ancora oggi osservata, risalirebbe al terzo Concilio Ecumenico, tenutosi a Efeso il 7 giugno 431 durante il pontificato di Celestino I, nel quale Maria fu proclamata vera “Madre di Dio” e non solo “Madre di Cristo”, come invece sosteneva Nestorio, patriarca di Costantinopoli. Dopo questa proclamazione, si narra che gli abitanti di Efeso accompagnarono di notte i padri conciliari alle loro dimore con le luci accese.
Terminate le pratiche religiose, la giornata di Ferragosto era dedicata a una breve scampagnata di poche ore, con vivande preparate per l’occasione e, a chiudere, un’anguria rinfrescante; ci si affrettava poi a rientrare in tempo per assistere alla processione dell’Assunta. Dagli anni Ottanta, però, quest’ultima è divenuta più occasionale a causa dell’esodo di Ferragosto, ed è stata spostata alla domenica successiva. La concomitanza con i festeggiamenti in onore della Madonna di Corsignano nella vicina Giovinazzo ha, inoltre, determinato ulteriori rinvii, finché si è deciso, anche per contenere le spese sempre più gravose, di celebrare la festa esterna solo ogni tre anni.

Liberamente tratto da C. Minervini, In onore dell’Assunta, L’altra Molfetta, anno XXXV, n. 8, agosto 2019, pp. 41-42.
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