La chiesa di San Bernardino rappresenta una delle più significative testimonianze del patrimonio storico, artistico e devozionale della città di Molfetta. Attraverso le sue cappelle, gli altari e le opere pittoriche e scultoree che ne arricchiscono gli spazi, l’edificio conserva la memoria delle principali famiglie cittadine, delle confraternite e della spiritualità francescana che, nel corso dei secoli, hanno contribuito alla definizione della sua identità religiosa e culturale. Le trasformazioni architettoniche, i restauri, le committenze private e gli interventi decorativi documentano l’evoluzione del gusto artistico tra XVI e XVIII secolo, offrendo un articolato panorama della cultura figurativa pugliese, aperta agli influssi napoletani, veneti e fiamminghi. Le opere custodite nella chiesa, realizzate da artisti locali e forestieri, testimoniano inoltre la vivacità del contesto artistico molfettese e la capacità della committenza di recepire e reinterpretare modelli iconografici e stilistici di ampia diffusione. Questo percorso tra cappelle, dipinti, altari e decorazioni consente così di ricostruire non soltanto la storia materiale della chiesa, ma anche il profondo intreccio tra arte, devozione e memoria che ne ha caratterizzato la vita nei secoli.
Altare della Crocifissione
L’altare, originariamente dedicato alla Madonna degli Angeli e già ripristinato dopo il Sacco del 1529, fu oggetto di un primo restauro nel 1600 ad opera dei fratelli Marino e Francesco Muscati e successivamente, nel 1607, di un secondo intervento curato dal solo Francesco, al quale si deve l’attuale altare in pietra, ancora oggi contraddistinto dallo stemma della famiglia. Dal 1844 l’altare custodisce il dipinto raffigurante “Cristo Crocifisso tra i Santi Giovanni e Girolamo”, proveniente dall’antico ospedale civico e appartenente alla Confraternita del Monte di Pietà. L’opera, databile intorno alla metà del Seicento e variamente attribuita dalla storiografia locale, è oggi unanimemente riconosciuta come lavoro del pittore bitontino Carlo Rosa, artista dalla spiccata sensibilità ricettiva che in questa tela manifesta evidenti riferimenti alla pittura di Francesco Francanzano e di Jusepe de Ribera. Il dipinto è stato restaurato nel 1986 da Silvana Traversa presso il Laboratorio di Restauro della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Bari. Prima dell’intervento la superficie pittorica appariva fortemente inaridita e ampiamente sollevata, anche a causa della presenza di un consistente beverone ottocentesco applicato sul retro della tela. Il restauro, condotto con particolare delicatezza, ha consentito la rimozione del beverone e delle stuccature che occludevano strappi e lacune; successivamente, attraverso un’attenta pulitura, è stata restituita consistenza alla pellicola pittorica. Le integrazioni necessarie al recupero della leggibilità dell’opera sono state eseguite a tinta neutra. Dal 1968 la cappella ospita inoltre il fonte battesimale, realizzato riutilizzando due mensole a volute provenienti dall’antico altare dell’Immacolata.
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