L’ANPI di Molfetta ricorda le vittime delle Fosse ardeatine con i ragazzi del Liceo classico

1944-2024. Le Fosse ardeatine 80 anni dopo. C’è ancora chi vorrebbe dimenticare i volti di quei 335 civili e militari antifascisti ed ebrei uccisi alle fosse ardeatine come risposta all’azione partigiana di via Rasella.

Quest’anno l’ANPI di Molfetta, per la ricorrenza dell’eccidio delle fosse ardeatine, ha voluto condividere questo evento con i ragazzi del Liceo classico di Molfetta che, in precedenza, per la Giornata dei giusti dell’umanità, avevano ricordato i 100 anni dell’assassinio di Matteotti e gli 80 anni dell’eccidio delle Fosse Ardeatine con una performance teatrale. Nonostante le grosse difficoltà a raggiungere Roma per una interruzione della linea ferroviaria a causa di una frana, la 5ªA era fortemente motivata a intraprendere “questo pellegrinaggio” a Roma, per rendere omaggio ai martiri sepolti nel mausoleo delle Fosse ardeatine e a visitare il ghetto, luogo del rastrellamento degli ebrei del 16 ottobre del 43.

La sezione ANPI di Molfetta ha risposto a questa calorosa richiesta accompagnando la scolaresca a vivere questa esperienza. Sono state organizzare visite guidate in entrambi i siti. Presso il mausoleo delle Fosse ardeatine ogni ragazzo, avendo “adottato” un martire, gli ha offerto un suo pensiero che è stato deposto sulla tomba. La possibilità di poter sentire dal vivo la testimonianza della figlia di una delle vittime ha generato  interesse e profonda commozione  negli studenti,  lasciando una traccia indelebile. Di seguito sono riportati due scritti lasciati sulla tomba di due ragazzi di 19 anni, coetanei come loro:

A Ferdinando Agnini

Hai 19 anni, mi rifiuto di usare l’imperfetto. Hai 19 anni, e nel 1944 avevi capito che l’Italia doveva essere salvata, che qualcuno doveva smuovere le acque per permettere all’Italia di essere libera. Hai 19 anni, e il 23 marzo sei stato arrestato, forse anche torturato, solo perché appartenevi al partito comunista, perché eri dalla parte di chi amava l’Italia talmente tanto da porla dinnanzi anche alla propria vita. Hai 19 anni, e il 24 marzo del 1944 sei stato ammazzato impunemente, forse non avevi nessuno su cui appoggiarti, con cui pregare, incazzarti, piangere, o forse si; sei morto con altre 334 persone, alcune di queste anche senza volto. Hai 19 anni, mesi dopo hanno ritrovato il tuo corpo insieme a quello degli altri, ma di voi nessuno parlava. Hai 19 anni, io ho la tua stessa età. Hai scelto di salire sul treno che porta alla libertà nel 1944, io ho scelto di salirci oggi.

Ilenia

A Marco Di Consiglio

Caro Marco, ti scrivo con la speranza che, da lassù, tu riesca a ricevere questa mia lettera. Voglio tu sappia che il vuoto lasciato da te e da altri 334 italiani non potrà essere mai essere colmato, né voi potrete mai essere dimenticati. Nel mio piccolo voglio augurarmi che tu possa aver trovato la pace dove sei ora, nonostante tu abbia abbandonato bruscamente e ingiustamente questo mondo. Avevi solo 19 anni. Il caso ha voluto che mi imbattessi proprio nella tua foto il giorno del mio 19esimo compleanno: questo, credo, mi ha legato particolarmente a te. Non ti conosco, vivo in un’epoca distante un secolo dalla tua, seppur in un mondo violento quanto il tuo e non riesco a pensare come reagirei se qualcuno mi dicesse, adesso, che non posso più continuare a vivere. Nessuno è del tutto pronto a morire, tanto meno alla nostra età. La tua paura non potrà mai essere paragonata al tuo coraggio!

Grazie davvero, Marco

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